La sofferenza psicologica non ha un volto unico: può manifestarsi con silenzi pesanti, agitazioni incessanti, corpi bloccati o iperattivi. Nonostante le forme mutino a seconda del contesto – una guerra, una fuga o la routine quotidiana – le esigenze fondamentali di dignità, rispetto e ascolto rimangono invariabili. Medici Senza Frontiere (MSF) ha imparato, sul campo, che la cura efficace nasce quando si abbandona la ricerca di una “ricetta universale” per il dolore e si comincia a riconoscere le tracce comuni di umanità che emergono in ogni situazione.
Questa consapevolezza ha prodotto la campagna “Anche questa è cura” volta a mettere a disposizione del pubblico italiano gli strumenti sviluppati nei progetti di emergenza. L’obiettivo è duplice: favorire l’autorecognizione dei segnali di disagio e fornire semplici pratiche per ristabilire il legame con il presente, senza sostituire un percorso terapeutico professionale.
Le diverse manifestazioni della sofferenza osservate da MSF
Dal congelato centro di Vinnycja in Ucraina, alle strade affollate di Palermo, passando per le zone di tensione di Gaza e della Cisgiordania, MSF ha documentato una vasta gamma di reazioni psicologiche. In Ucraina, quasi la metà dei pazienti trattati al Centro di salute mentale presenta disturbo da stress post-traumatico caratterizzato da flashback, ipervigilanza e insonnia persistente. A Gaza, le crisi sono ulteriormente amplificate da continui bombardamenti, generando una costante sensazione di allarme che non si placa nemmeno durante i momenti di apparente tranquillità.
Ucraina: centro di Vinnycja e il PTSD
Il team di MSF a Vinnycja ha registrato un incremento significativo di sintomi legati al PTSD tremori involontari, svenimenti improvvisi e movimenti incontrollati. Gli operatori hanno osservato che, nonostante la gravità delle esperienze, molti pazienti mostrano una sorprendente capacità di adattamento, finché non vengono privati delle risorse psicologiche di base. Il risultato è una spesa crescente di tempo medico per gestire crisi che, in un contesto con servizi di salute mentale insufficienti, possono degenerare rapidamente.
Palermo: migranti sopravvissuti a torture
Nel progetto palermitano, l’assistenza è rivolta a persone migranti che hanno subito torture o violenze. Qui, la sofferenza si presenta spesso come una stanchezza cronica, una mente che non riesce a “spegnersi” e una iperattività mentale costante. La resilienza frase ormai abusata, rischia di trasformarsi in colpa autodeterminata: si impone l’idea che il soggetto debba adattarsi a tutto, anche a situazioni che superano i limiti di ogni organismo. MSF sottolinea che la salute mentale non è solo responsabilità individuale ma una questione collettiva che richiede risorse adeguate.
La campagna “Anche questa è cura”: strumenti pratici e percorsi di supporto
Per tradurre l’esperienza sul campo in aiuti accessibili a tutti, MSF ha prodotto una brochure divulgativa che descrive i segnali di allarme psicologico e le tecniche per ritrovare il contatto con il proprio corpo. Tra le proposte più immediate troviamo: fissare lo sguardo su un oggetto distante, riportare l’attenzione alle sensazioni fisiche, effettuare piccoli movimenti (come stirare le spalle) e concentrarsi sul respiro. Queste pratiche non annullano l’ansia, ma la regolano creando uno spazio di consapevolezza in cui è più facile decidere se e quando chiedere aiuto professionale.
Brochure di riconoscimento dei segnali di disagio
La guida, frutto di anni di lavoro in zone di crisi, è strutturata in modo chiaro: elenca sintomi emotivi, cognitivi e somatici, accompagnati da illustrazioni semplici. L’intento è ridurre le barriere culturali e linguistiche, rendendo l’informazione fruibile anche a chi non ha accesso immediato a servizi di salute mentale. In situazioni di emergenza, questi piccoli “toolbox” possono fare la differenza, offrendo un primo soccorso psicologico fino all’arrivo di un professionista.
MSF Lab per le aziende a Milano
Un ulteriore tassello della campagna è l’MSF Lab un’esperienza collaborativa pensata per il mondo aziendale. Il 7 ottobre, presso il TeatroLaCucina di Milano, i partecipanti saranno immersi in una simulazione di team MSF sul campo, dove dovranno gestire tempo limitato, risorse scarse e comunicazione sotto pressione. L’attività è studiata per far emergere riflessioni su stress, burnout e salute mentale in ambito lavorativo, dimostrando che le dinamiche di crisi umanitarie hanno preziosi insegnamenti per le organizzazioni quotidiane.
La campagna “Anche questa è cura” vuole dare a chiunque, dal profugo al dipendente, gli strumenti per rafforzare questa difesa, ricordando che chiedere aiuto è un atto di coraggio, non di debolezza.


