Quanto allunga la vita seguire una dieta sana: evidenze dalla ricerca

Uno studio scientifico confronta dieta mediterranea, AHEI, dieta per il diabete, Dash e modelli a base vegetale e stima quanto possono aumentare l'aspettativa di vita

Il rapporto tra dieta e longevità

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Scienza e Tecnologia di Huazhong ha esaminato il legame tra abitudini alimentari e aspettativa di vita. Lo studio utilizza i dati della Biobanca del Regno Unito per valutare l’effetto di scelte nutrizionali diverse sulla durata della vita. L’analisi considera anche le predisposizioni genetiche individuali.

La ricerca confronta chi adotta specifici modelli dietetici con chi mantiene abitudini meno salutari. L’obiettivo è stimare l’impatto delle scelte alimentari sulla longevità in popolazioni reali. Nel paragrafo seguente saranno presentati i risultati principali e le implicazioni per la salute pubblica.

I risultati

Per garantire continuità con il paragrafo precedente, lo studio ha correlato abitudini alimentari e profili genetici con la mortalità.

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 100.000 partecipanti monitorati per più di dieci anni. Gli alimenti e le porzioni sono stati registrati in modo sistematico e i partecipanti sottoposti a controlli periodici.

Nel periodo osservato sono stati registrati 4.314 decessi, cifra che ha permesso di mettere in relazione i pattern dietetici con esiti di mortalità. L’ampiezza del campione e la durata del follow-up hanno aumentato la potenza statistica delle analisi.

Parallelamente è stato valutato il profilo genetico dei soggetti, con particolare attenzione a diciannove varianti associate alla longevità. L’obiettivo era stabilire se i benefici nutrizionali restano significativi anche in presenza di diverso rischio genetico.

I risultati principali e le implicazioni per la salute pubblica saranno illustrati nei paragrafi successivi.

I modelli alimentari esaminati

Lo studio ha assegnato a ogni partecipante un punteggio di aderenza a cinque approcci alimentari ritenuti salutari. I modelli valutati sono: la Dieta mediterranea, una dieta mirata alla riduzione del rischio di diabete, la dieta DASH, una dieta a base vegetale e l’Alternative Healthy Eating Index (AHEI). Questa classificazione consente confronti quantitativi tra abitudini alimentari diverse.

Ciascun modello presenta un diverso equilibrio di alimenti. La dieta mediterranea privilegia grassi insaturi, pesce e verdure. La DASH è incentrata sulla riduzione del sodio e sul consumo di frutta e verdura per contenere la pressione arteriosa. Le diete a base vegetale enfatizzano legumi, cereali integrali e verdure. L’AHEI è un indice alimentare che valorizza frutta, verdura, cereali integrali, noci e legumi, promuovendo grassi sani e limitando carni rosse e zuccheri aggiunti.

Le differenze nella composizione alimentare costituiranno la base delle successive analisi sui rapporti tra abitudini dietetiche e mortalità. I dettagli sui criteri di calcolo dei punteggi e le implicazioni per la salute saranno descritti nei paragrafi seguenti.

Come sono stati valutati i regimi

Lo studio ha quantificato il beneficio atteso confrontando l’aspettativa di vita di un soggetto di 45 anni che segue uno dei cinque modelli alimentari con quella di soggetti con abitudini meno salutari. Per ogni partecipante è stato calcolato un punteggio dietetico di aderenza ai modelli studiati. Il punteggio è stato poi integrato con un profilo genetico individuale, basato su varianti note per influenzare il rischio di malattie croniche.

La stima finale esprime l’incremento potenziale in anni di vita associato all’adozione di un determinato modello alimentare, tenendo conto della predisposizione ereditaria. I criteri di calcolo dei punteggi e le implicazioni per la salute saranno descritti nei paragrafi seguenti, per garantire continuità con i risultati precedentemente illustrati.

Risultati in termini di anni guadagnati

Si prosegue con i risultati quantitativi relativi ai diversi regimi alimentari, per garantire continuità con le analisi precedenti.

Per la dieta finalizzata alla riduzione del rischio di diabete gli uomini hanno mostrato un guadagno stimato di circa 3 anni di vita. Le donne hanno registrato un guadagno stimato di 1,7 anni.

La dieta mediterranea è risultata associata a un aumento stimato di 2,2 anni per gli uomini e di 2,3 anni per le donne. La dieta a base vegetale ha portato a guadagni stimati di 2,1 anni per gli uomini e 1,9 anni per le donne.

Dopo i risultati sulla dieta a base vegetale, emergono differenze rilevanti anche per altri modelli alimentari. L’AHEI (Alternative Healthy Eating Index) ha evidenziato l’effetto più marcato nella ricerca. Secondo le stime, gli uomini potrebbero guadagnare 4,3 anni e le donne 3,2 anni.

La dieta DASH mostra un impatto stimato più contenuto. Le stime indicano 1,9 anni per gli uomini e 1,8 anni per le donne. Questi valori rappresentano medie teoriche calcolate sul campione esaminato e indicano differenze a seconda del modello alimentare seguito.

Interpretazione dei risultati

Questi valori indicano differenze a seconda del modello alimentare seguito e permettono di valutare l’impatto pratico dei risultati.

I ricercatori precisano che, pur riconoscendo il ruolo del patrimonio genetico, l’adesione a un regime alimentare equilibrato produce benefici misurabili sull’aspettativa di vita. Gli autori affermano che i dati «sottolineano i vantaggi di abitudini alimentari sane nel prolungare l’aspettativa di vita, indipendentemente dai geni della longevità». Detta evidenza suggerisce che modifiche nello stile alimentare possono avere un effetto concreto anche per soggetti con rischi genetici sfavorevoli.

Implicazioni pratiche e conclusione

Detta evidenza conferma che, anche per soggetti con rischi genetici sfavorevoli, la dieta può modificare in modo concreto il profilo di rischio. Dal punto di vista pratico, scegliere alimenti ricchi di fibre, frutta, verdura, legumi, pesce e grassi insaturi e limitare carni rosse, cibi ultra-processati e bevande zuccherate può tradursi in anni di vita in più. L’adozione di un modello alimentare coerente e bilanciato rappresenta una leva efficace per migliorare la salute a lungo termine.

La ricerca non individua una singola dieta prescrittiva, ma diversi pattern salutari che producono benefici tangibili. L’attenzione alla qualità degli alimenti e la coerenza nel tempo rimangono componenti chiave per aumentare la probabilità di una vita più lunga e in buona salute. Tra gli sviluppi attesi vi sono studi che approfondiscano la durata dell’effetto e l’interazione con specifiche varianti genetiche.

Scritto da Staff

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