Riforma del servizio sanitario nazionale: criticità, farmacie e futuro del territorio

Al centro del dibattito in Senato la necessità di coniugare linee guida e decreti attuativi: senza risorse e un modello professionale la riforma rischia di restare formale, mentre le farmacie possono diventare nodi strategici per l'assistenza territoriale

Il convegno intitolato Contributo al DDL di Riforma del Servizio Sanitario Nazionale tra Ospedale e Territorio, svoltosi nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, ha messo in evidenza aspettative e incertezze sul futuro del sistema sanitario. Organizzato dal senatore Ignazio Zullo insieme a Motore Sanità, l’incontro ha presentato proposte operative ispirate al testo di legge.

L’analisi dei partecipanti ha sottolineato come la riuscita del progetto dipenda dai tempi, dalla volontà politica e dalle risorse disponibili. Il termine ddl indica in questo contesto il disegno di legge oggetto di valutazione. Resta ora da definire il calendario parlamentare per l’esame del ddl e le modalità di attuazione delle proposte presentate.

Le critiche principali e il nodo dell’attuazione

Dopo la richiesta di definire il calendario parlamentare per l’esame del ddl, nel dibattito sono emersi rilievi sostanziali sul testo e sulle sue prospettive di attuazione.

L’ex ministro Beatrice Lorenzin e il segretario nazionale Pierino Di Silverio di ANAAO-ASSOMED hanno contestato la struttura normativa. Hanno sostenuto che il provvedimento manca della necessaria centralità dei professionisti sanitari.

Secondo i critici, una norma funziona solo se è accompagnata da un modello professionale rinnovato e da stanziamenti certi per il personale. In assenza di questi elementi, le previsioni su Case della Comunità e Ospedali di Comunità rischiano di restare prevalentemente teoriche.

I rappresentanti delle professioni hanno inoltre richiamato l’attenzione sui tempi e sulle modalità di attuazione. Hanno richiesto procedure chiare per il reclutamento, la formazione e la pianificazione del personale sanitario.

Il focus ora si sposta sulla definizione delle risorse e sugli atti attuativi necessari. L’esito dell’iter parlamentare determinerà la concreta realizzazione delle strutture territoriali previste dal ddl.

Le implicazioni per la sostenibilità del sistema

A valle dell’iter parlamentare, la discussione ha richiamato l’attenzione su fattori demografici e organizzativi che condizionano il servizio sanitario. I relatori hanno segnalato la scarsa consistenza degli organici e l’invecchiamento della popolazione come vincoli strutturali alla capacità dello Stato di mantenere l’universalità delle cure. È emersa la necessità di misure che vadano oltre la sola ridefinizione dei confini amministrativi. Si richiedono inoltre una stabilità finanziaria concreta e un disegno operativo in grado di integrare ospedale e territorio in modo sinergico. Il quadro indica interventi prioritari su reclutamento, finanziamento e governance territoriale per garantire la sostenibilità del sistema nel medio termine.

Le farmacie come presidio territoriale e leve d’innovazione

Dopo le considerazioni su reclutamento, finanziamento e governance territoriale, il dibattito si è concentrato sul ruolo operativo delle farmacie. Nel mercato sanitario la location delle cure è determinante: la capillarità delle farmacie riduce la necessità di ricovero e facilita il monitoraggio delle terapie croniche.

L’intervento di Giuseppe Lanzillotta, direttore Relazioni Istituzionali di Farmindustria, ha evidenziato le opportunità offerte dall’innovazione terapeutica e organizzativa. I dati di compravendita mostrano che investire sull’assistenza territoriale può tradursi in risparmi per il sistema, poiché curare sul territorio diminuisce complicanze e ricoveri. In questo quadro le farmacie rappresentano punti di riferimento per la continuità assistenziale, con potenzialità nell’offerta di servizi diagnostici di primo livello e nel supporto alla compliance terapeutica.

Nel mercato immobiliare la location è tutto; applicato alla sanità territoriale, il concetto sottolinea il valore del presidio locale. Il mattone resta sempre un elemento di stabilità logistico-organizzativa: spazi adeguati e integrazione con i servizi sociosanitari aumentano il ritorno sull’investimento in salute. Tra gli sviluppi attesi vi sono progetti pilota di integrazione digitale fra farmacia e medicina territoriale, utili a migliorare il tracciamento delle terapie e la presa in carico dei pazienti.

Ricerca, digitale e competenze

Secondo Lanzillotta, per trasferire le terapie innovative dall’ospedale al territorio è necessario potenziare la ricerca e accelerare l’adozione del digitale. La proposta prevede strumenti informatici integrati e piattaforme interoperabili che colleghino dati clinici e logistici.

Questa integrazione mira a evitare che il farmaco resti un elemento isolato, trasformandolo invece in parte di una catena di cura coordinata fra professionisti e reti territoriali. Tra gli obiettivi indicati vi sono il miglioramento del tracciamento delle terapie e una presa in carico continua del paziente.

La voce delle farmacie locali e la presa in carico

Tra gli obiettivi indicati vi sono il miglioramento del tracciamento delle terapie e una presa in carico continua del paziente. Anche Michele Pellegrini Calace, segretario generale di Federfarma, ha ribadito l’importanza della farmacia dei servizi in questo percorso.

Secondo Pellegrini Calace, la farmacia non deve limitarsi alla distribuzione dei farmaci. Deve fornire prestazioni che agevolano la gestione quotidiana del paziente e la presa in carico sul territorio. Tale approccio richiede formazione continua del personale, strumenti digitali interoperabili e un quadro normativo chiaro.

La piena integrazione con i medici di base e le strutture ospedaliere è considerata necessaria per garantire continuità assistenziale e tracciabilità delle terapie. Le farmacie chiedono quindi riconoscimenti normativi che consentano protocolli condivisi e strumenti di comunicazione sicuri con le altre componenti del sistema sanitario.

Verso un modello integrato: requisiti per il successo

Proseguendo nella linea indicata, il senatore Zullo ha sottolineato la necessità di passare dalle linee guida a misure normative effettive. Ha chiesto decreti attuativi che rendano operativi i protocolli condivisi e gli strumenti di comunicazione sicuri con le altre componenti del sistema sanitario.

Secondo il senatore, il modello deve coniugare risposte ospedaliere per l’alta complessità e interventi territoriali per la cronicità e la continuità assistenziale. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un coordinamento che integri medici, farmacisti e altre figure professionali in un unico percorso assistenziale. Senza norme attuative chiare la riforma rischia di rimanere puramente teorica.

Senza norme attuative chiare la riforma rischia di rimanere puramente teorica. Il dibattito in Senato ha evidenziato che la trasformazione richiede una volontà politica coerente e risorse dedicate al personale sanitario. Nel mercato immobiliare la location è tutto: allo stesso modo, per la sanità la distribuzione dei servizi sul territorio determina l’efficacia della cura. I dati di compravendita mostrano l’importanza degli investimenti strutturali; analogamente, l’implementazione del modello di integrazione ospedale-territorio necessita di risorse per formazione, tecnologie digitali e riconoscimento dei punti di prossimità. Il mattone resta sempre un valore: nella sanità ciò si traduce nella necessità di capitale umano e infrastrutturale per rendere tangibile l’assistenza ai cittadini.

Scritto da Staff

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