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4 Novembre 2026

Bistrot Le Rais, un ristorante che integra giovani con disabilità

Scopri come il Bistrot Le Rais trasforma una villa d’Ottocento in un laboratorio di cucina e inclusione per giovani con disabilità.

Bistrot Le Rais, un ristorante che integra giovani con disabilità

Rendere una zona accessibile significa non solo aprire le porte a turisti e abitanti, ma favorire la partecipazione attiva di tutti i cittadini. Nella Val di Fiemme, questo ideale si traduce in progetti che spaziano dallo sport alla montagna, passando per percorsi formativi e opportunità di lavoro. Tra queste iniziative, spicca il bistrot Le Rais, situato a Villa Flora, che combina la tradizione gastronomica locale con un forte valore sociale.

La Cooperativa Sociale Le Rais gestisce già due convitti per studenti, uno dei quali nella vicina Val di Fassa. Quando è comparsa la possibilità di amministrare una casa vacanze di cinquanta posti letto, l’associazione ha colto l’occasione per sperimentare l’inserimento lavorativo di giovani con disabilità o fragilità, ponendo le basi per quello che sarebbe poi il bistrot.

Da casa per le ferie a bistrot inclusivo: la trasformazione della villa d’Ottocento

La struttura, una elegante dimora del XIX secolo a Ziano di Fiemme, è stata ristrutturata per ospitare il ristorante, una mostra al secondo piano e una sala polifunzionale all’ultimo livello, destinata alla comunità a tariffe agevolate. L’obiettivo è creare un punto di incontro dove cucina inclusiva e attività culturali si alimentino a vicenda, offrendo al contempo nuove occasioni di impiego.

Alessandro Ceol, socio fondatore, sottolinea che la qualità della cucina è il cardine del progetto: “Vogliamo che le persone vengano innanzitutto perché si mangia bene”. Questa promessa è mantenuta grazie a un menu curato, basato su prodotti locali e su una filosofia che privilegia la buona tavola come veicolo di integrazione.

Lavoro per persone con disabilità: formazione, autonomia e metodo “scaffolding”

Al momento, quindici giovani con fragilità o disabilità collaborano quotidianamente al bistrot, affiancati da educatori professionisti. Grazie a incontri periodici con i servizi sociali e gli operatori di valle, viene definito un piano individualizzato per ciascuno, con obiettivi concreti basati sulle proprie potenzialità. Il metodo di “scaffolding” è alla base dell’approccio: gli educatori accompagnano gli stagisti solo finché è necessario, lasciandoli poi agire in piena autonomia.

Il contatto diretto con la clientela, le responsabilità di turno e i ritmi intensi della ristorazione costituiscono un terreno di crescita reale. Nonostante le difficoltà operative, il team di professionisti garantisce che il servizio continui senza interruzioni, trasformando ogni sfida in un’opportunità di apprendimento. I clienti, spesso, escono dal locale con un’idea diversa su cosa una persona con disabilità sia capace di realizzare in ambito lavorativo.

Impatto sulla comunità: coperto sociale, filiera a km 0 e relazioni durature

Il bistrot ha introdotto un coperto sociale di 2,50 €, di cui 1 € è destinato a uno dei tre progetti scelti dalla cooperativa, dai soci o dalla comunità stessa. All’ingresso, ogni ospite può selezionare la propria preferenza su una scheda e depositarla in un box dedicato, partecipando attivamente alla scelta del beneficio da finanziare.

Dal punto di vista gastronomico, la scelta degli ingredienti segue una rigorosa logica chilometro zero: si privilegiano i piccoli produttori locali, si evitano le bevande di multinazionali e si sostiene il terzo settore acquistando prodotti artigianali. Questo impegno richiede una coordinazione costante con numerosi fornitori, ma è fondamentale per costruire una rete solidale con il territorio e per dare coerenza alla mission del bistrot.