Negli ultimi giorni la Polonia è al centro di una profonda rottura istituzionale. Il premier Donald Tusk ha spinto il Sejm a eleggere nuovi membri della Corte costituzionale, ma il presidente Karol Nawrocki, appartenente al partito di destra nazionale, ha rifiutato di ricevere il loro giuramento, sostenendo che non fossero legittimi.
Questa decisione ha provocato la sospensione per un mese di due giudici di spicco – il presidente della Corte, Karol Nawrocki, e il suo vice, Anna Korwin-Piotrowska – alimentando una spirale di tensioni che ha visto la capitale coinvolta in proteste massicce e un acceso dibattito sull’autonomia del potere giudiziario.
Nomina dei giudici e rifiuto presidenziale
Il Sejm, a seguito di mesi di stallo, ha finalmente approvato la nomina di otto nuovi magistrati, tutti eletti con la maggioranza filo-UE sostenuta da Tusk. Nonostante la cerimonia di giuramento fosse avvenuta in maniera regolare, il presidente Nawrocki ha rimandato il riconoscimento ufficiale, dichiarando che la procedura non rispettava la Costituzione. La sua posizione è stata rinforzata da una sospensione preventiva dei giudici che avevano tentato di entrare in carica, creando un vuoto di competenza all’interno della più alta autorità giudiziaria del Paese.
Proteste nella sede della Corte e intervento delle forze dell’ordine
Sabato notte, una sfida simbolica ha avuto luogo davanti all’edificio della Corte a Varsavia. La polizia in tenuta antisommossa ha tracciato una linea di protezione, impedendo l’accesso ai manifestanti che gridavano “Karol! Karol!”. All’interno, i giudici designati da Tusk erano trattenuti, mentre fuori si sono radunati i leader della destra nazionalista – Grzegorz Bosak, Marcin Mentzen e Jarosław Kaczyński – a lanciare slogan contro il governo. Un video diffuso sui social mostra il presidente Nawrocki, ex pugile, mentre spinge violentemente una giudice, suscitando una forte condanna da parte del ministro della Giustizia.
Reazione di Donald Tusk e discorso alla nazione
Il premier ha risposto in diretta televisiva, definendo gli avvenimenti “episodi scandalosi” e affermando che cedere all’illegalità e alla violenza non è un’opzione. Tusk ha sottolineato che lo Stato di diritto deve essere ristabilito a tutti i costi e ha richiamato il sostegno dell’Unione Europea, ricordando le sanzioni imposte quando il precedente governo PiS aveva manipolato la magistratura. Nel suo appello, ha anche denunciato l’uso di bot russi su internet per alimentare la crisi.
Ripercussioni politiche: mozione di sfiducia e futuro elettorale
L’ex premier Mateusz Morawiecki, alla guida del nuovo partito “Sviluppo Plus”, ha presentato una mozione di sfiducia al governo di Tusk, chiedendo la formazione di un governo tecnico fino alle prossime elezioni. Sebbene la mozione possa fallire, essa mette in luce le crepe all’interno della coalizione di destra e alimenta il dibattito su chi possa prevalere alle elezioni del 2027. Nel frattempo, Tusk ha promesso di garantire l’indipendenza operativa della Corte costituzionale, assicurando risorse e protezione per il corretto svolgimento dei suoi compiti.
