Nel corso di un’azione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona, la Guardia di Finanza ha concluso l’operazione denominata “Ricostruzione”. L’inchiesta ha messo in luce un intreccio di truffe aggravate, corruzione e infiltrazioni mafiose sui lavori di ricostruzione privata avviati dopo il sisma del 2016 nelle Marche.
Arresti di alto profilo: l’avvocato Pistarelli e il costruttore Crucianelli
Tra gli otto detenuti vi sono l’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Giunta regionale Francesco Acquaroli, e il costruttore Enrico Crucianelli, presidente dell’ANCE. Pistarelli è indagato per corruzione: secondo le indagini avrebbe accettato circa 100.000 euro per favorire l’appalto di una ditta termoidraulica gestita da Antonio Cervigni. Crucianelli, invece, è imputato per associazione esterna di stampo mafioso, poiché gli appalti della sua impresa sarebbero stati subappaltati a gruppi della ‘Ndrangheta calabrese e dei clan dei “Casalesi”.
Il meccanismo illecito dietro gli appalti post-sisma
L’indagine ha identificato due filoni principali. Il primo riguarda la truffa aggravata finalizzata a ottenere fondi pubblici destinati alla ricostruzione di abitazioni distrutte dal terremoto; i lavori, spesso affidati a subappaltatori criminali, hanno visto l’impiego di procedure di gara truccate e pagamenti inflazionati. Il secondo filone si concentra sulla corruzione di funzionari pubblici e imprenditori, con pagamenti occulti e favoritismi che hanno permesso a imprese avvalorate da reti mafiose di aggiudicarsi gli appalti regionali, così come quelli banditi da ERDIS Marche e dall’Università di Camerino.
Il ruolo della Regione Marche, ERDIS e dell’Università di Camerino
Le autorità regionali, l’ente di gestione dei rifiuti (ERDIS) e l’ateneo di Camerino sono stati al centro degli appalti oggetto di frode. Pur sottolineando la propria ricerca di trasparenza e legalità, l’Università ha collaborato con le indagini fornendo documenti e dichiarazioni. La Regione, da parte sua, ha dovuto revocare diversi bandi e avviare procedure di verifica per garantire l’uso corretto dei fondi destinati alla ricostruzione.
Entità coinvolte e operazioni della Guardia di Finanza
Il lavoro sul campo ha coinvolto circa 230 militari della Guardia di Finanza, con più di cinquanta perquisizioni effettuate in numerose province: Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati documenti, dispositivi informatici e beni per un valore complessivo superiore a 57 milioni di euro. Il giudice per le indagini preliminari di Ancona ha disposto la custodia cautelare in carcere per otto imputati, l’interrogatorio preventivo per altri cinque e il sequestro dei beni sopra indicati.
In totale, l’inchiesta ha individuato 51 persone indagate, tra cui imprenditori, avvocati, commercialisti e pubblici ufficiali. Il risultato è stato definito un importante colpo contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nei settori edile e dei lavori pubblici, dimostrando la capacità delle forze dell’ordine di intercettare e smantellare reti di corruzione anche in ambiti complessi come la ricostruzione post-catastrofe.
