In occasione della Giornata Mondiale contro l’Obesità, la comunità scientifica ha voluto ribadire quanto le concezioni del passato siano ormai superate. Per decenni, il peso eccessivo è stato ridotto a un semplice deficit di volontà, mentre oggi è riconosciuto come una malattia metabolica complessa con radici genetiche, epigenetiche e ambientali.
Al centro di questo nuovo paradigma c’è il Dottor Alessandro Giovanelli, Direttore dell’Istituto Nazionale per la Cura dell’Obesità (INCO) presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano. Il suo intervento, in un contesto di maggiore consapevolezza, ha offerto una panoramica chiara su cosa realmente alimenta l’obesità e su come le terapie si stanno evolvendo.
Il nuovo quadro biologico dell’obesità
«Non è solo questione di forza di volontà», afferma il Dottor Giovanelli, sottolineando che la genetica e le modifiche epigenetiche influenzano il modo in cui il corpo regola fame e sazietà. Il complesso rapporto ormonale tra intestino e cervello, mediato da segnali come l’insulina e il peptide YY, può essere alterato da fattori ereditari e da esposizioni ambientali precoci.
Un altro elemento cruciale è la qualità del cibo. Gli alimenti ultra-processati, ad alta densità calorica, hanno un impatto metabolico diverso rispetto a quelli ricchi di nutrienti. Anche con porzioni ridotte, un’alimentazione povera di valore nutrizionale spinge il corpo a immagazzinare più grasso, perché il metabolismo interpreta quegli alimenti come un “allarme” da neutralizzare.
Terapie emergenti: farmaci GLP-1 e chirurgia bariatrica
I recenti agonisti del GLP-1 hanno rivoluzionato la gestione dell’obesità, ma la loro introduzione non significa la scomparsa della chirurgia. Il dottore spiega che le due modalità si integrano in un percorso multimodale, dove la scelta dipende dalla gravità del caso e dalla risposta individuale.
Farmaci GLP-1: quando la medicina è prima di tutto
I composti GLP-1 dimostrano risultati notevoli nelle forme di sovrappeso e negli stadi leggeri-moderati di obesità. Tuttavia, richiedono una somministrazione continuativa e, spesso, una forte motivazione del paziente per mantenere l’aderenza al trattamento a lungo termine. Giovanelli osserva che, sebbene efficaci, questi farmaci non risolvono definitivamente la disregolazione ormonale che caratterizza gli stadi più avanzati della patologia.
Chirurgia bariatrica: il ruolo dei centri multidisciplinari
Per le forme più gravi, classificate come secondo o terzo grado, la chirurgia bariatrica resta il pilastro più solido. Gli interventi moderni, basati su laparoscopia, robotica e tecniche endoscopiche, modificano definitivamente l’anatomia intestinale, influenzando la cascata ormonale che regola fame, sazietà e metabolismo.
Il successo, però, dipende da una squadra completa: chirurgo, nutrizionista, psicologo, endocrinologo e fisioterapista. Solo così è possibile offrire un percorso personalizzato che affronti tutti gli aspetti della malattia, dal comportamento alimentare alla gestione emotiva.
Come orientarsi nella scelta del centro di eccellenza
Il Dottor Giovanelli mette in guardia contro soluzioni “fai-da-te” e consigli l’utilizzo dei canali ufficiali della SIO – Società Italiana dell’Obesità per individuare strutture ad alto volume e certificati come centri di eccellenza. La presenza di un team multidisciplinare è il vero indicatore di qualità: solo in questo contesto le terapie, sia farmacologiche che chirurgiche, possono essere integrate con successo.
La combinazione di conoscenze genetiche, scelte alimentari consapevoli e trattamenti avanzati, supportati da strutture specializzate, rappresenta la strada più efficace per cambiare le dinamiche di una patologia sempre più diffusa.


