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31 Ottobre 2026

Crisi alla Corte costituzionale: Nawrocki interrompe il viaggio e la polizia blocca l’accesso

Il presidente polacco torna a casa per gestire la crisi giudiziaria che ha provocato l’intervento delle forze dell’ordine intorno alla Corte costituzionale.

Crisi alla Corte costituzionale: Nawrocki interrompe il viaggio e la polizia blocca l’accesso

Il panorama politico polacco è nuovamente al centro dell’attenzione internazionale. Nella serata di venerdì, la Corte costituzionale di Varsavia è stata avvolta da un fitto cordone di agenti in tenuta antisommossa, dopo che il governo del premier centrista Donald Tusk ha annunciato la sospensione del presidente della Corte, Bogdan Święczkowski, e del suo vice, Bartłomiej Sochański. La decisione è scaturita da una determinata giudice, Anna Korwin-Piotrowska, che ha assunto la presidenza provvisoria e ha sostenuto la necessità di “ripristinare lo Stato di diritto”.

Sospensione del presidente della Corte e reazioni istituzionali

La mossa di Tusk si inserisce in una lunga disputa avviata dal precedente governo del partito Diritto e Giustizia (PiS), che aveva nominato molti magistrati della Corte in circostanze giudicate irregolari dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Nel dicembre 2025, la CGUE aveva infatti dichiarato che la Corte costituzionale polacca non era indipendente a causa di quelle nomine. Da allora, Tusk ha cercato di riformare la composizione dell’organo, ma il presidente Karol Nawrocki, fedele al PiS, ha ostacolato la registrazione dei giuramenti per quattro dei sei giudici eletti dal Sejm a marzo 2026. In risposta, il ministro della Giustizia e procuratore generale, Waldemar Żurek, ha richiesto la revoca dell’immunità di Święczkowski e Sochański, invocando presunti reati di abuso di potere.

Il ruolo della giudice Anna Korwin-Piotrowska

Anna Korwin-Piotrowska, giudice di secondo grado, è diventata la figura chiave della vicenda. Dopo aver annunciato la sospensione dei due vertici, ha pubblicato sul profilo ufficiale della Corte un messaggio che definiva la situazione un “colpo di Stato” contro l’indipendenza giudiziaria. Il post sottolineava che né Święczkowski né Sochański avevano violato alcuna legge, e che la decisione di sospenderli era priva di validità costituzionale. La magistrata ha inoltre chiesto un incontro con il presidente Nawrocki per alleviare le tensioni, una proposta che finora non ha ricevuto risposta ufficiale.

Il ritorno improvviso del presidente Nawrocki e la risposta della polizia

Nel frattempo, il presidente Karol Nawrocki, impegnato in un viaggio ufficiale verso Dakar per una visita di Stato in Senegal, ha interrotto il volo proprio mentre la notizia della sospensione si diffondeva. In un breve messaggio su X, il capo di Stato ha dichiarato: “In un momento come questo, il presidente deve essere in Polonia. Interrompo il viaggio e torno subito”. Il suo aereo è stato deviato verso Varsavia, dove è atterrato davanti alla sede della Corte, già circondata da decine di agenti. La polizia ha riferito di aver fermato tre manifestanti che avevano superato la recinzione e lanciato oggetti contro gli agenti, mentre i sostenitori del PiS urlavano “Tusk traditore” e accuso di tentativo di “irruzione forzata”.

Le richieste di revoca dell’immunità

Parallelamente, il ministro Żurek ha inviato al capo della polizia una lettera in cui richiedeva particolare attenzione alla sicurezza della Corte, temendo possibili turbolenze pubbliche. La stessa lettera notificava cinque richieste di revoca dell’immunità: quattro contro il presidente Święczkowski e una contro il vice Sochański. La risposta delle forze dell’ordine è stata quella di garantire la protezione sia dei magistrati all’interno dell’edificio sia dei manifestanti, agendo nel rispetto dell’indipendenza dell’istituzione, come ribadito dal comando centrale della polizia.

Il conflitto ha ulteriormente acceso i dibattiti sulla separazione dei poteri in Polonia. Donald Tusk, sul suo profilo X, ha scritto: “Ripristinare lo Stato di diritto è il nostro dovere. Dopo anni di illegalità del PiS, è un percorso difficile e a volte doloroso, ma non c’è altra via”. Le parole hanno suscitato reazioni contrastanti: da una parte, i sostenitori del PiS hanno definito l’operato di Tusk una “palese illegalità”, dall’altra, gli oppositori al governo hanno salutato la decisione come un passo necessario verso il rispetto della Costituzione europea.

La situazione resta estremamente fluida. La Corte costituzionale, pur dichiarando che il presidente rimane in carica, è ora al centro di una battaglia legale e politica che coinvolge non solo le istituzioni polacche ma anche le autorità europee. Nei prossimi giorni si attendono nuove iniziative legislative da parte del Sejm e possibili ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che già ha accettato di esaminare alcune delle contestazioni sollevate dagli attuali giudici.