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31 Ottobre 2026

Enzimi ATGL e HSL e miR-155 segnalano la cachessia precoce nei tumori GI

Il cancro gastrointestinale inizia a consumare il grasso corporeo e a spegnere l’appetito già al momento della diagnosi.

Enzimi ATGL e HSL e miR-155 segnalano la cachessia precoce nei tumori GI

Recenti risultati presentati al IX Congresso Nazionale della SINuC, tenutosi a Parma lo scorso 30 ottobre, hanno messo in luce come il cancro gastrointestinale inizi a compromettere il tessuto adiposo già al momento della diagnosi, prima che compaiano i classici segni di cachessia. Il lavoro è stato condotto dal Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione della Sapienza Università di Roma, con la partecipazione di esperti quali il Prof. Alessio Molfino e il Prof. Maurizio Muscaritoli.

Lo studio ha analizzato campioni di grasso sottocutaneo prelevati durante interventi chirurgici su pazienti affetti da tumori dello stomaco, del pancreas o del colon-retto, confrontandoli con tessuti ottenuti da soggetti operati per patologie benigne. Anche nei pazienti che non presentavano ancora i criteri di cachessia, è emersa una marcata attivazione di due enzimi chiave nella lipolisi: ATGL e HSL.

ATGL e HSL rivelano una lipolisi precoce nei tumori gastrointestinali

Nei tessuti oncologici l’espressione di ATGL (adipose triglyceride lipase) e di HSL (hormone-sensitive lipase) è risultata significativamente più alta rispetto ai controlli. L’incremento era evidente anche nei pazienti senza perdita di peso clinica, ma particolarmente accentuato nei casi di carcinoma gastrico e iperrettile. “I nostri studi indicano che il tumore agisce sul tessuto adiposo e sull’appetito molto presto, spesso prima che il paziente o il medico se ne accorgano”, ha dichiarato il Prof. Alessio Molfino. Questo suggerisce che la valutazione nutrizionale dovrebbe essere inserita nel percorso terapeutico fin dal primo giorno, per individuare tempestivamente chi è a rischio di cachessia.

Implicazioni per la pratica clinica

L’identificazione di ATGL e HSL come “catturatori” precoci apre la strada a potenziali marcatori di rischio. Sebbene i dati provengano da un campione limitato, gli autori ritengono che una valutazione della composizione corporea e dell’attività enzimatica possa diventare parte integrante dei protocolli oncologici, soprattutto per tumori ad alto tasso di deterioramento metabolico.

MiR-155: un microRNA da monitorare nel sangue

Per verificare se le modifiche osservate nel tessuto adiposo fossero rilevabili con un semplice prelievo ematico, i ricercatori hanno misurato i livelli di diversi microRNA in pazienti con tumori dell’apparato digerente e in soggetti sani. Tra tutti, il miR-155 si è distinto per la sua elevata concentrazione nei campioni oncologici, soprattutto in chi manifestava già una riduzione della massa grassa. “Il miR-155 è più alto nei pazienti che hanno sviluppato la cachessia”, ha spiegato il Prof. Alessio Molfino, “e potrebbe diventare un marcatore utile se confermato da studi più ampi”.

Verso un test sanguigno per la cachessia precoce

Un eventuale test basato su miR-155 consentirebbe di identificare i soggetti a rischio prima che la perdita di peso diventi evidente, favorendo interventi nutrizionali mirati e potenzialmente migliorando la tolleranza alle terapie oncologiche.

GDF-15 e la perdita di appetito nei pazienti oncologici

Oltre al consumo del grasso, la perdita di appetito rappresenta un ulteriore ostacolo per la nutrizione dei malati. In uno studio pubblicato su Cancers, è stato misurato il livello di GDF-15 in 59 pazienti affetti da tumori gastrointestinali o polmonari. I risultati hanno mostrato che questa molecola, prodotta in condizioni di stress e infiammazione, era significativamente più alta nei pazienti oncologici rispetto ai controlli, e soprattutto nei soggetti che riferivano una riduzione dell’appetito.

Il Prof. Maurizio Muscaritoli, presidente della SINuC, ha sottolineato: “Accanto al consumo dei tessuti c’è l’altro grande problema dei pazienti oncologici: la perdita di appetito, che ha una base biologica”. GDF-15 è attualmente oggetto di sperimentazione come target terapeutico, aprendo la possibilità di sviluppare farmaci specifici contro la perdita di appetito e, di conseguenza, contro la cachessia.

Le evidenze raccolte a Parma dimostrano che il cancro gastrointestinale avvia processi metabolici che coinvolgono sia la degradazione del grasso sia la soppressione dell’appetito molto prima di una perdita di peso visibile. L’integrazione di valutazioni nutrizionali precoci, test ematici per miR-155 e monitoraggio di GDF-15 potrebbe trasformare la gestione della cachessia, rendendo il percorso terapeutico più personalizzato e potenzialmente più efficace.