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Il Fascicolo sanitario elettronico ha compiuto una svolta con la conclusione dell’ultima fase prevista dal Ministero della Salute: dal 1° aprile cittadini e operatori sanitari possono accedere a un set uniforme di documenti in tempo reale. Questo passaggio segnala un grado di maturità digitale finora atteso dal sistema sanitario, ma non cancella le incognite sull’effettiva capacità delle reti territoriali di trasformare l’archivio digitale in uno strumento operativo di cura.
Parallelamente, gli obiettivi fissati dal PNRR per la riorganizzazione della sanità territoriale stanno incontrando ritardi significativi. La manifestazione di queste difficoltà non è soltanto tecnica: tocca aspetti organizzativi, carenza di personale e disparità regionali che rischiano di compromettere l’efficacia del modello di prossimità previsto dal DM 77.
Cosa cambia con il FSE 2.0
La nuova versione del FSE 2.0 introduce standard più estesi rispetto al passato: nei fascicoli devono confluire referti, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione, cartelle cliniche, prescrizioni farmaceutiche, registrazioni delle vaccinazioni e dati degli screening. Le Regioni sono tenute a inserire questi contenuti in modo sistematico e le strutture pubbliche e private devono rispettare tempistiche e requisiti tecnici. In particolare, è previsto l’obbligo di aggiornare i dati entro un periodo massimo di cinque giorni dall’erogazione della prestazione, oltre a criteri stringenti di interoperabilità e protezione dei dati personali.
Obblighi operativi e tutela della privacy
Le novità normative puntano a consolidare la continuità assistenziale, ma richiedono investimenti tecnologici e competenze specifiche. Il rispetto delle regole di privacy e sicurezza è centrale: dati clinici e prescrizioni devono circolare protetti e tracciabili. Inoltre, il rispetto dei tempi di aggiornamento pone sfide logistiche per le strutture con carenze di personale o sistemi informatici datati, accentuando il divario tra territori più e meno dotati.
Il ruolo e le aspettative delle farmacie
Nonostante il progresso tecnologico, resta aperto il tema dell’integrazione delle farmacie di comunità nel nuovo ecosistema digitale. Organismi rappresentativi come Federfarma e Sunifar sostengono che la farmacia debba essere abilitata non solo alla consultazione ma anche all’immissione di informazioni nel FSE. Secondo Gianni Petrosillo, presidente del Sunifar, l’accesso in lettura e scrittura è un prerequisito per trasformare il fascicolo in uno strumento attivo per la gestione delle cronicità e per progetti di aderenza alle terapie e presa in carico.
Servizi di prossimità e nuove funzioni
Le farmacie sono spesso il primo punto di contatto per il cittadino: poter aggiornare il profilo terapeutico, registrare vaccinazioni effettuate o monitorare la terapia cronica migliorerebbe la continuità delle cure. L’inclusione della farmacia nel FSE consentirebbe di sviluppare servizi di telemedicina, programmi di presa in carico e interventi di supporto alla compliance farmacologica, elementi essenziali per una sanità territoriale efficiente.
Ritardi del PNRR e impatto sulla riforma territoriale
Il quadro delineato dai monitoraggi segnala criticità rilevanti: a pochi mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, la trasformazione delle strutture previste dal PNRR è in ritardo. La Fondazione GIMBE ha rilevato che al 31 dicembre 2026 poche Case della Comunità risultavano pienamente operative: su 1.715 previste, ne funzionavano soltanto 66 secondo gli standard richiesti. Questo gap non sembra spiegabile solo con ritardi infrastrutturali, ma riflette problemi organizzativi e una carenza strutturale di personale sanitario segnalata da Nino Cartabellotta.
Divergenze regionali e consenso dei cittadini
Le disuguaglianze territoriali compongono un altro elemento di criticità: alcune Regioni procedono più rapidamente di altre nell’attivazione dei servizi e nell’adesione al FSE. Inoltre, meno della metà dei cittadini ha fornito il consenso alla consultazione dei dati, riducendo il potenziale dello strumento per la continuità assistenziale. Se nessuna Regione garantisce la piena disponibilità di tutti i documenti previsti, la capacità del sistema di operare come rete integrata resta limitata.
La sfida nei prossimi mesi sarà duplice: da un lato estendere l’accessibilità e la completezza del FSE 2.0, dall’altro completare l’attivazione delle strutture previste dal PNRR e promuovere l’inclusione delle farmacie nei percorsi di cura. Solo così il fascicolo potrà evolvere da archivio digitale a leva concreta per la gestione delle cronicità e per una medicina di prossimità veramente integrata.



