Salta al contenuto
18 Ottobre 2026

Israele si scusa per l’aggressione a Heidi Levine, fotoreporter del Washington Post

Heidi Levine, giornalista del Washington Post, è stata aggredita da coloni israeliani in Cisgiordania; gli USA e Israele hanno reagito con dure condanne e promesse d’indagine.

Israele si scusa per l’aggressione a Heidi Levine, fotoreporter del Washington Post

Durante la tradizionale raccolta delle olive nella zona dei villaggi palestinesi, la fotoreporter Heidi Levine del Washington Post è stata vittima di una violenta aggressione perpetrata da coloni israeliani. L’attacco, avvenuto in piena luce del giorno, ha avuto luogo mentre Levine documentava il lavoro agricolo, un’attività spesso ostacolata dalle tensioni sul territorio.

L’intervento dei coloni è stato rapido e brutale: la giornalista è stata colpita con bastoni, spinta a terra e privata dei propri dispositivi di ripresa. Testimoni hanno riferito di aver visto i coloni legare dei chiodi alle armi e di averle strappato la pettorina di stampa. Grazie al casco e alla pettorina, Levine è sopravvissuta, ma la vicenda ha lasciato un segno profondo sulla comunità giornalistica internazionale.

L’attacco a Heidi Levine durante la raccolta delle olive

Il contesto dell’incidente è legato al consueto conflitto tra i coloni israeliani e i palestinesi over la gestione delle terre agricole. Mentre i contadini palestinesi raccoglievano le olive, un gruppo di circa venti coloni si è avvicinato, ha iniziato a scandire insulti e ha poi lanciato un attacco fisico. Levine, che indossava una tuta con la scritta Press è stata trascinata a terra, presa a calci e colpita con bastoni. Alcuni testimoni hanno riferito anche un possibile accoltellamento ai glutei, anche se le ferite non sono state letali.

Dopo l’aggressione, colleghi giornalisti palestinesi hanno subito cercato di allontanare i coloni, lanciando pietre per distrarli e permettere alla giornalista di fuggire. Senza il loro intervento, Levine ha dichiarato di non essere convinta di essere sopravvissuta all’attacco. La sua attrezzatura è stata danneggiata: le due telecamere sono state strappate dalle spalle e le cinghie rotte, oltre al furto di borse e custodie.

Reazione degli Stati Uniti: la posizione di Marco Rubio

Il segretario di Stato Marco Rubio ha espresso, in una visita a Joint Base Andrews, la più ferma condanna per quanto avvenuto. Il diplomatico ha dichiarato di essere “molto turbato” dalle immagini dell’aggressione, chiedendo a Israele di “intervenire con fermezza” contro ogni forma di violenza nella regione. Rubio ha sottolineato che la libertà di stampa è un pilastro della democrazia e che atti del genere minacciano la sicurezza dei giornalisti che operano in zone di conflitto.

Le parole di Rubio hanno anche richiamato l’attenzione sulla necessità di un’applicazione rigorosa del diritto internazionale umanitario. Ha invitato le autorità israeliane a “reprimere” il comportamento dei coloni e a garantire che chiunque sia stato coinvolto nell’attacco sia identificato e perseguito secondo la legge.

Scuse ufficiali e impegni dell Presidente Isaac Herzog

Il giorno successivo alla notizia, il presidente Isaac Herzog ha telefonato direttamente a Heidi Levine per porgere le sue scuse. In una dichiarazione ufficiale ha affermato che il comportamento dei coloni “non rappresenta né i cittadini né i valori dello Stato di Israele”. Herzog ha ribadito che Israele è una democrazia basata sul rispetto dello stato di diritto e che le autorità di sicurezza devono “impiegare ogni mezzo a disposizione” per indagare a fondo, identificare i responsabili e assicurare loro la giustizia.

Il presidente ha inoltre promesso che le forze dell’ordine israeliane condurranno un’indagine approfondita, con l’obiettivo di perseguire i responsabili con la massima severità. Ha invitato la comunità internazionale a non interpretare l’episodio come una politica ufficiale dello Stato, ma come l’azione di individui “spregevoli”.

Dichiarazione del primo ministro Benjamin Netanyahu

Nel frattempo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rilasciato una versione dei fatti che ha suscitato ulteriore polemica. Netanyahu ha sostenuto che alcuni giovani israeliani avrebbero aiutato la giornalista a rialzarsi, affermando che “non c’erano intenzioni ostili”. Levine ha definito tale racconto una “menzogna assoluta” e un “insulto gravissimo”, sottolineando che solo i suoi colleghi hanno tentato di intervenire e che gli attacchi erano diretti esclusivamente verso di lei.

Le testimonianze raccolte suggeriscono che, sebbene alcuni giovani coloni possano aver manifestato un atteggiamento meno violento, la violenza è stata condotta da un gruppo numeroso e armato. La divergenza tra le dichiarazioni di Netanyahu e le testimonianze di Levine evidenzia le tensioni politiche interne legate al problema dei coloni e alla protezione dei giornalisti.