Il 10 ottobre si celebra l'Obesity Day, promosso dall'Associazione per il Diritto all'Informazione (ADI) con lo slogan 2026 “La salute parla tutte le lingue”. In questa occasione è stata realizzata un'intervista con Roberta Carli, esperta di Scienza dell'Alimentazione della Regione Emilia-Romagna, per approfondire la natura multidimensionale dell' obesità.
La malattia non è più percepita come il risultato esclusivo di scelte personali: il contesto sociale, l'ambiente urbano e le condizioni economiche influenzano fortemente il rischio di accumulo di grasso, soprattutto nei più giovani.
Il ruolo complesso dell'obesità: oltre l'indice di massa corporea
Secondo il progetto europeo SOPHIA finanziato dall'Unione Europea, l'uso esclusivo del indice di massa corporea (BMI) è insufficiente per diagnosticare e trattare correttamente l' obesità. Il nuovo approccio propone l'integrazione di misure antropometriche, marker biochimici e valutazioni comportamentali, mirando a una stratificazione più accurata dei pazienti. Questa metodologia è cruciale, perché la condizione interessa più di un miliardo di persone a livello globale e si associa a oltre 230 complicanze, dalla diabete al cancro.
Dati italiani e interventi regionali: dal PASSI a “Bimbi in forma”
Il Sistema di Sorveglianza PASSI ha mostrato che nel biennio 2022-2023 il 40 % degli adulti italiani convive con un eccesso ponderale, con il 30 % classificato come obeso. L'ISS evidenzia inoltre che sette adolescenti su dieci con obesità mantengono la condizione in età adulta, sottolineando l'urgente necessità di interventi precoci.
In risposta, la Regione Emilia-Romagna ha attivato il programma “Bimbi in forma”. Uno studio dell'Università di Bologna, pubblicato su *Nutrients*, ha analizzato più di 2 500 bambini e adolescenti: quasi un terzo ha registrato un miglioramento significativo del BMI e uno su sei è passato a una classe di peso inferiore. Parallelamente, il progetto CCM, culminato il 19 maggio 2025 a Bologna, ha introdotto i Percorsi Preventivi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PPDTA) coinvolgendo nove regioni italiane per uniformare pratiche di prevenzione, diagnosi e terapia.
Obesità, clima e cancro: interrelazioni emergenti
Un recente articolo su *Frontiers in Science* intitolato “Obesity and climate change: co-crises with common solutions” evidenzia come il consumo di alimenti ultra-processati, ad alta densità energetica, sia un fattore trainante sia per l' obesità sia per l' impatto ambientale. La produzione di tali prodotti richiede elevate quantità di energia e genera emissioni di gas serra, creando un circolo vizioso tra salute e cambiamento climatico.
Il rapporto UNICEF “Feeding Profit: How Food Environments are Failing Children” rivela, per la prima volta, che a livello globale l'obesità tra i bambini e gli adolescenti (5-19 anni) ha superato il sottopeso. Dal 2000 al 2022 il sottopeso è sceso dal 13 % al 9,2 % mentre l'obesità è in costante aumento.
L'American Cancer Society, nel suo Cancer Atlas attribuisce circa il 50 % dei decessi per tumore a fattori modificabili; l'obesità, la dieta scorretta e l'alcolassunzione contribuiscono fino all' 8 % dei casi. Inoltre, uno studio pubblicato su *JAMA Pediatrics* dimostra che i bambini nati in quartieri a basso reddito negli Stati Uniti hanno il 50 % di probabilità in più di sviluppare obesità, collegando l'accesso al cibo di qualità in gravidanza e nei primi anni di vita a risultati dietetici più salutari.
Infine, la campagna della Fondazione Italiana per il Cuore “Per un cuore sano, conta ogni centimetro” ricorda l'importanza della circonferenza vita come indicatore chiave di rischio cardiometabolico, suggerendo la misurazione a livello dell'ombelico per valutare il grasso viscerale.


