In Italia oltre 19 milioni di uomini emettono il tipico russare durante il sonno, un dato che corrisponde a quasi un quarto della popolazione maschile tra i 30 e i 40 anni e a più della metà dei sopra i 50. Il suono può raggiungere i 90 decibel, simili a quelli di un camion, creando fastidio non solo al partner ma anche a chi condivide la stanza.
Il fenomeno nasce quando i muscoli della lingua, del palato molle e della gola si rilassano e l’aria, forzata a passare attraverso una via aerea più stretta, fa vibrare i tessuti molli. Questo rumore vibrazionale è il tipico segno del russare, ma le sue cause sono molteplici e spesso interconnesse.
Fattori che alimentano il russamento
La posizione del corpo durante il riposo è uno dei primi elementi da considerare. Dormire supini favorisce lo spostamento all’indietro della lingua, riducendo lo spazio disponibile nella zona retrofaringea. Cambiare postura, ad esempio adottando il sonno su un fianco con cuscini appositi o inserendo una palla da tennis nella tasca del pigiama, può limitare drasticamente il fenomeno.
Sovrappeso e tessuto adiposo cervicale
Chi presenta un indice di massa corporea elevato accumula grasso intorno al collo, comprimendo le vie aeree superiori. Una graduale perdita di peso, affiancata a regolare attività fisica, contribuisce a riaprirle migliorando la ventilazione notturna.
Alcol, fumo e fattori farmacologici
L’alcol, anche consumato quattro-cinque ore prima di coricarsi, riduce il tono muscolare delle vie aeree, aumentando la probabilità di vibrazione. Il fumo irrita le mucose, mentre alcuni sedativi o tranquillanti amplificano il rilassamento dei muscoli respiratori. Ridurre o eliminare queste abitudini è fondamentale per limitare il russare.
Russare o apnea ostruttiva? I segnali da non sottovalutare
Il russare di per sé non implica necessariamente un disturbo respiratorio grave, ma quando il suono diventa forte e irregolare, accompagnato da pause nella respirazione osservate dal partner, si sospetta la apnea ostruttiva del sonno. Altri indizi sono il risveglio con sensazione di soffocamento, mal di testa mattutino e sonnolenza diurna.
Le apnee notturne causano interruzioni respiratorie brevi ma ricorrenti, con possibile diminuzione dell’ossigenazione sanguigna. A lungo termine, questo può tradursi in ipertensione, problemi cardiovascolari e ridotta capacità cognitiva. In presenza di tali sintomi, è consigliabile una valutazione specialistica presso un centro di medicina del sonno.
Strategie di intervento: dallo stile di vita ai dispositivi medici
Le prime linee d’azione riguardano il cambiamento di abitudini. Una doccia calda prima di coricarsi, lavaggi nasali con soluzione fisiologica e ambienti di riposo ben aerati riducono la congestione nasale. Mantenere una corretta idratazione evita che le secrezioni diventino troppo viscose, favorendo un flusso d’aria più agevole.
Dispositivi antirussamento e terapia mandibolare
I cerotti nasali o i dilatatori agiscono aprendo le narici, utili quando il collo è il principale ostacolo. I bite di avanzamento mandibolare, prescritti da un dentista esperto, spostano la mandibola in avanti, impedendo alla lingua di ostruire la via aerea. Sebbene possano provocare fastidi temporanei, le linee guida dell’American Academy of Sleep Medicine ne riconoscono l’efficacia sia per il russare semplice che per alcuni casi di apnee ostruttive.
Soluzioni più avanzate: cuscini ergonomici e CPAP
I cuscini antirussamento mantengono il tronco leggermente sollevato o incentivano la posizione laterale, riducendo la compressione della gola. Nei casi più gravi di apnea, si ricorre al CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), un apparecchio che fornisce un flusso d’aria a pressione positiva, tenendo aperte le vie aeree per tutta la notte.
Il russare è un problema diffuso ma gestibile: dalla semplice correzione posturale alle terapie più sofisticate, esistono soluzioni per tutti i livelli di gravità. Una valutazione accurata, eventualmente supportata da specialisti otorinolaringoiatri o medici del sonno, permette di distinguere un semplice fastidio da una condizione che richiede interventi clinici.
