Allarme disturbi alimentari: oltre 3 milioni di italiani colpiti e nuovi segnali da conoscere

Oltre 3 milioni di italiani soffrono di disturbi alimentari, con esordi possibili già a 8 anni: un articolo che ricostruisce cause, nuove diagnosi e le lacune dell'assistenza territoriale

La diffusione dei disturbi alimentari in Italia ha assunto dimensioni che impongono attenzione immediata: più di 3 milioni di persone ne sono oggi colpite e circa il 30% dei casi riguarda minori under-14. Questo fenomeno non si limita alle forme classiche come anoressia e bulimia, ma include nuove declinazioni cliniche che richiedono informazione mirata e percorsi terapeutici specialistici.

La sensibilizzazione pubblica trova una data simbolica nel 15 marzo, giornata legata al Fiocchetto Lilla, campagna nata nel 2012 per volontà di Stefano Tavilla e riconosciuta ufficialmente nel 2018 dalla Presidenza del Consiglio. In parallelo, sono stati introdotti strumenti clinici come il Codice Lilla nei pronto soccorso e servizi di supporto telefonico, ma permangono ostacoli nell’accesso alle cure, soprattutto in alcune aree del Paese.

Perché la situazione ha assunto proporzioni così gravi

Le cause della crescita dei Dca sono molteplici e intrecciate: cambiamenti sociali, pressioni sui corpi, isolamento e fattori ambientali che hanno aumentato la vulnerabilità, soprattutto tra i più giovani. Durante la pandemia i casi sono aumentati sensibilmente, con un incremento stimato del 30% tra i giovanissimi. In termini tragici, le diagnosi correlate ai disturbi alimentari rappresentano per gli adolescenti la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali, con 3.563 decessi registrati nel 2026.

Segnali precoci da non sottovalutare

Spesso l’esordio può essere molto precoce, talvolta già a 8 anni. Tra i segnali frequenti si osservano l’isolamento sociale, i repentini cambi di umore, i rituali legati al pasto e la restrizione alimentare. Prendere nota di questi cambiamenti e chiedere una valutazione specialistica evita che la condizione si aggravi: l’intervento tempestivo è uno dei fattori che migliora l’esito terapeutico.

Nuove forme di disturbo e caratteristiche cliniche

Negli ultimi anni la presentazione clinica dei Dca si è arricchita di varianti che richiedono conoscenza specifica. Tra queste spicca l’ARFID, ovvero Avoidant Restrictive Food Intake Disorder, caratterizzata dall’assunzione limitata di cibi per selettività sensoriale o paura delle conseguenze fisiologiche. Altre condizioni emergenti comprendono la diabulimia, l’ortoressia, la bigoressia e il binge eating, ognuna con meccanismi e rischi differenti.

Chi sono i soggetti più colpiti

La frequenza varia con l’età e il sesso: l’ARFID è più comune nell’infanzia e nell’adolescenza e interessa circa il 60% dei casi nei maschi rispetto al 40% nelle femmine. Altre patologie, come la diabulimia, coinvolgono persone con diabete di tipo 1 che manipolano la terapia insulinica per controllare il peso, mentre la ortoressia e la bigoressia sono spesso associate a contesti di fitness e cultura della performance corporea.

Servizi, campagne e divari territoriali

Per contrastare stigma e migliorare la presa in carico, il Ministero della Salute ha promosso campagne nazionali con claim come “Nessuno ti può giudicare. La vita non è un peso” e iniziative di comunicazione che colorano di lilla eventi sportivi e programmi televisivi. Sul fronte dei servizi, esistono risorse come il numero verde 800180969, anonimo e gratuito, attivato dalla Presidenza del Consiglio e dall’Istituto Superiore di Sanità con la direzione del servizio affidata a professionisti specializzati.

Tuttavia, l’offerta di cura rimane disomogenea: sul territorio nazionale i centri per i Dca censiti sono circa 150 (di cui 120 del Servizio sanitario nazionale e 30 del privato accreditato). La distribuzione evidenzia un divario territoriale significativo: 78 centri al Nord, 31 al Centro e 41 al Sud e nelle Isole, con il Meridione meno coperto e quindi più a rischio di ritardi diagnostici e di cura.

Verso una rete più capillare e integrata

La creazione di ambulatori multidisciplinari rappresenta un passo in avanti perché un approccio efficace richiede équipe con competenze mediche, psichiatriche, nutrizionali e psicologiche. Per migliorare i risultati è necessario estendere questi modelli in modo omogeneo su tutto il territorio, potenziare la formazione degli operatori e rafforzare i percorsi di prevenzione nelle scuole e nelle comunità.

Se si riconoscono segnali sospetti, è importante rivolgersi a professionisti: consultare servizi locali, utilizzare il numero verde 800180969 o i centri regionali può essere il primo passo verso la cura. La consapevolezza collettiva, unita a risposte sanitarie adeguate, può ridurre lo stigma e salvare vite.

Scritto da Staff

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