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29 Ottobre 2026

Come salvare il cervello: sintomi e trattamenti dell’ictus

Ogni minuto di ictus costa 2 milioni di neuroni: scopri i segnali da non ignorare e le cure più rapide.

Come salvare il cervello: sintomi e trattamenti dell'ictus

Il ictus rappresenta una delle emergenze più devastanti per il sistema nervoso centrale. Secondo il Dottor Massimo Del Sette, direttore della U.O.C. Neurologia con Centro Ictus dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova, la rapidità dell’intervento è l’unico fattore capace di limitare i danni irreversibili. Ogni minuto che passa senza terapia equivale a una perdita di circa 2 milioni di neuroni, una cifra che rende imperativo riconoscere subito i segni d’allarme e chiamare i soccorsi.

Il valore del tempo: perdita neuronale e sintomi chiave

Il concetto di tempo è cervello è più di un semplice slogan: è un dato quantificato da studi internazionali. Lo studio di Saver (“Time is brain-quantified”) ha stimato che, in media, si perdono 1,9 milioni di neuroni e 14 miliardi di sinapsi ogni minuto di inattività terapeutica. Per facilitare il riconoscimento precoce, si fa uso dell’acronimo FAST, che sintetizza i tre sintomi più frequenti: Face (parese facciale), Arm (debolezza improvvisa di braccio o gamba) e Speech (difficoltà articolare). L’ultimo elemento, Time, è il richiamo ad agire immediatamente chiamando il 112/118.

Aggiunta di BE FAST: equilibrio e vista

Negli ultimi anni, la versione BE FAST ha integrato due ulteriori indicatori: Balance (perdita improvvisa di equilibrio) e Eyes (disturbi acuti della vista, come diplopia o cecità monocale). La comparsa di anche uno solo di questi segni aumenta la probabilità di un vero ictus al 60 %. Quando i sintomi si risolvono spontaneamente, il Dottor Del Sette ricorda che si tratta spesso di un attacco ischemico transitorio (TIA), che, pur essendo temporaneo, segnala un alto rischio di evoluzione verso un ictus definitivo e richiede comunque una valutazione urgente in struttura dedicata.

Terapie d’emergenza e la rete delle Stroke Unit

L’Italia ha assistito a una crescita progressiva delle Stroke Unit, ma la copertura rimane disomogenea tra Nord e Sud. In queste unità, la fase acuta dell’ictus ischemico viene gestita con due procedure chiave. La trombolisi endovenosa consiste nella somministrazione di un farmaco fibrinolitico capace di sciogliere il trombo e, per legge, è disponibile in tutte le Stroke Unit di primo e secondo livello. La trombectomia meccanica è invece una tecnica d’avanguardia: un catetere viene inserito direttamente nell’arteria ostruita per rimuovere il coagulo. Questo intervento è riservato alle unità di secondo livello, dove il volume di pazienti consente di garantire la massima efficacia.

Le linee guida internazionali, tra cui quelle dell’European Stroke Organisation e dell’American Heart Association, raccomandano la combinazione di trombolisi e trombectomia entro le finestre temporali stabilite, poiché l’approccio integrato amplia la percentuale di pazienti che possono ottenere un recupero funzionale significativo.

Prevenzione e trend nei giovani

Il Dottor Del Sette ha sottolineato che, globalmente, 90 % dei casi di ictus è prevenibile intervenendo sui fattori di rischio modificabili. I valori più critici includono ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, obesità, fibrillazione atriale, consumo di tabacco e stile di vita sedentario. Anche in età giovane (40-50 anni) è fondamentale attuare una diagnosi precoce e un trattamento mirato, poiché le abitudini scorrette stanno contribuendo a un preoccupante aumento degli ictus tra i 55 anni e più giovani.

Secondo il grande studio INTERSTROKE, dieci fattori di rischio spiegano il 90 % del rischio attribuibile di ictus. La tendenza osservata a livello mondiale è una diminuzione della incidenza globale ma un incremento nella popolazione sotto i 55 anni, attribuito a obesità infantile, uso di sostanze, fumo e inquinamento ambientale. La prevenzione primaria, basata su alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e controlli clinici periodici, resta la strategia più efficace per ridurre il carico della malattia.