Il presidente Isaac Herzog ha appena comunicato che il leader del partito Yashar, Gadi Eisenkot, sarà il prossimo candidato ad avviare le trattative per costituire il nuovo governo israeliano. La decisione è stata presa al termine di un intenso ciclo di consultazioni con le varie fazioni rappresentate nella 26ª Knesset e verrà formalizzata domenica 8 novembre alle ore 17 presso la Residenza Presidenziale di Gerusalemme.
Il contesto politico è caratterizzato da una frammentazione parlamentare senza precedenti: nessuna lista ha ottenuto la maggioranza assoluta, e il presidente deve pertanto affidare il mandato a chi riesce a raccogliere il sostegno di almeno 61 deputati. Eisenkot, con il suo blocco del Cambiamento, ha ottenuto indicazioni favorevoli da parte di partiti che complessivamente controllano 67 seggi, superando di gran lunga le 46 indicazioni raccolte dal premier uscente Benjamin Netanyahu.
Risultati delle consultazioni e supporto parlamentare
Le consultazioni, concluse nella serata di sabato, hanno mostrato una netta preferenza per Eisenkot: i partiti che lo supportano includono forze di centro, alcune componenti religiose moderate e persino alcuni membri della destra più tradizionale, mentre il Likud, guidato da Netanyahu, ha ricevuto un numero inferiore di consigli. Il blocchetto di 67 seggi garantisce a Eisenkot una base solida per avviare i negoziati, anche se dovrà ancora convincere gli esponenti più restii a partecipare a una coalizione di ampia portata.
Distribuzione dei seggi tra i candidati
Il risultato della votazione tra i membri della Knesset è stato: 67 seggi a favore di Eisenkot, 46 a favore di Netanyahu e 7 che hanno astenuto o non hanno indicato alcun candidato (rappresentati dal partito Utj). Questa distribuzione evidenzia una divisione marcata tra le forze dell’opposizione, che sembrano pronte a formare una coalizione di governo, e il blocco tradizionale di Netanyahu, che mantiene ancora una consistente presenza ma non sufficiente per guidare autonomamente l’esecutivo.
Scadenze, proroghe e scenari di fallimento
Una volta affidato l’incarico, Eisenkot disporrà di 28 giorni per proporre un esecutivo che ottenga la fiducia della Knesset. La normativa prevede che il presidente possa concedere una proroga di ulteriori 14 giorni, ma solo se giustificato da concrete difficoltà di negoziazione. Qualora Eisenkot non riesca a formare un governo entro il termine previsto, dovrà notificare il fallimento a Herzog, il quale avrà tre giorni per decidere se assegnare l’incarico a un nuovo candidato o dichiarare l’impotenza della maggioranza.
Procedura per il secondo candidato e il ruolo dei 61 deputati
Nel caso in cui il primo tentativo non abbia successo, un secondo candidato riceverà lo stesso periodo di 28 giorni, ma non sarà più possibile concedere ulteriori proroghe. Se anche questo tentativo dovesse fallire, l’intera Knesset potrà essere sciolta e si avvieranno nuove elezioni. Prima di arrivare a questo estremo, 61 deputati possono, congiuntamente, richiedere al presidente di affidare il mandato a un terzo candidato, il quale avrà soltanto 14 giorni per costruire una maggioranza.
Le richieste di Benjamin Netanyahu e la risposta di Eisenkot
Benjamin Netanyahu ha lanciato un appello pubblico per la creazione di un governo di unità nazionale che includa tutti i partiti del campo nazionale e le forze sioniste, sostenendo che solo così si potrà contrastare la minaccia iraniana e garantire la sicurezza di Israele come Stato ebraico. Tuttavia, ha specificato che tale governo dovrebbe comprendere i suoi alleati abituali: Sionismo Religioso, Otzma Yehudit, i partiti ultraortodossi e il Likud stesso.
Eisenkot ha risposto sottolineando che il Likud dovrebbe dimostrare un reale impegno verso l’unità, rompendo pubblicamente i legami con gli estremisti come Ben Gvir e Smotrich, per poter partecipare a una coalizione guidata da lui. Ha definito le recenti dichiarazioni di Netanyahu “propaganda patetica” e ha messo in guardia contro l’uso della parola “unità” da parte di chi, a suo avviso, sta già perdendo il consenso elettorale.
La mossa di Herzog e l’assegnazione dell’incarico a Eisenkot segnano un punto di svolta nella transizione politica di Israele. La capacità del nuovo candidato di superare le divisioni interne, di includere i partiti arabi che condannano Hamas e di trovare un comune accordo con le forze religiose più tradizionali determinerà il futuro della stabilità del Paese nei prossimi mesi.
