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24 Ottobre 2026

Israele chiude la Cisgiordania dopo Hebron, rientrano le italiane

Un attentato a Hebron ha scatenato una risposta militare senza precedenti e ha determinato il ritorno in Italia di cinque attiviste detenute.

Israele chiude la Cisgiordania dopo Hebron, rientrano le italiane

Venerdì mattina una raffica di colpi ha colpito un checkpoint temporaneo all’uscita di Hebron. Due soldati dell’IDF, un sergente maggiore di 23 anni originario di Ashkelon e un sergente di 20, hanno perso la vita, mentre tre compagni sono rimasti feriti. L’attacco, durato circa venti minuti, è stato eseguito da due uomini armati che sono stati neutralizzati dalle forze di sicurezza. L’operazione, classificata come antiterrorismo, ha lasciato anche due palestinesi morti e sei feriti.

Reazione israeliana: chiusura totale della Cisgiordania e demolizioni

Il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato la chiusura integrale della Cisgiordania, definendola una misura necessaria per impedire ulteriori “attacchi su larga scala”. In pochi minuti le truppe dell’IDF hanno iniziato un’operazione antiterrorismo che, secondo il portavoce, durerà diversi giorni e si concentrerà su perquisizioni mirate, smantellamento di infrastrutture terroristiche e interrogatorio di sospetti. I residenti delle zone interessate dovranno uscire tramite tre punti controllati; chi attirerà l’attenzione delle autorità sarà sottoposto a verifica approfondita.

Demolizione di edifici arabi e espansione dei posti vita

Il ministro di destra Bezalel Smotrich ha decretato l’abbattimento immediato di una serie di edifici considerati “abusivi” nelle immediate vicinanze del luogo dell’attentato. L’ordine, pubblicato su X, prevede che i lavori inizino entro l’ora successiva e proseguano nel pomeriggio. Alcuni residenti palestinesi di Farsh al-Hawa hanno ricevuto ordini di evacuazione prima della distruzione della loro abitazione, in quello che l’Autorità palestinese definisce una “punizione collettiva”.

Altri episodi della stessa giornata: attiviste italiane e tragedia in Giordania

Nel contesto della tensione, l’ambasciata italiana a Tel Aviv e il consolato a Gerusalemme hanno confermato che le cinque attiviste italiane fermate ieri in Cisgiordania saranno rimandate alle autorità israeliane per l’immigrazione, con l’obiettivo di essere espulse. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato che il rientro in Italia è previsto per domani mattina, dopo una visita consolare all’aeroporto Ben Gurion. Le attiviste, impegnate in attività di monitoraggio dei diritti umani, sono state trattenute senza accusa specifica.

Parallelamente, la Giordania è stata scossa da una sparatoria in una chiesa del villaggio di Hamud, nella zona di Karak. Due uomini armati hanno aperto il fuoco durante una cerimonia funebre, provocando la morte di sette persone e ferendone 34. Le forze di sicurezza giordane hanno avviato una vasta caccia all’uomo per identificare i responsabili.

Risonanze politiche internazionali

Le dichiarazioni non sono mancate a livello internazionale. L’ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack, ha avvertito che un eventuale attacco americano all’Iran potrebbe verificarsi già nel weekend, mentre il presidente Donald Trump ha risposto di non avere informazioni su un’azione del genere. Nel frattempo, in Israele, le tensioni religiose interne e le minacce di violenza contro i candidati alle elezioni della 26ª Knesset hanno ulteriormente alimentato l’instabilità.

L’attacco a Hebron ha innescato una risposta militare capillare, la chiusura della Cisgiordania, demolizioni di edifici arabi, il ritorno delle attiviste italiane e un’incursione di violenza nella vicina Giordania. Tutti questi eventi segnano una fase di alta intensità nella regione, in vista del prossimo scrutinio elettorale israeliano.