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Negli ultimi anni, si è osservato un preoccupante fenomeno di normalizzazione della violenza tra i giovani. Questo trend, particolarmente evidente nei contesti scolastici e sui social media, solleva interrogativi sulla salute mentale e sull’identità delle nuove generazioni. Un recente episodio avvenuto a La Spezia, in cui un diciottenne ha accoltellato un coetaneo per motivi futili, ha messo in luce questa problematica, evidenziando come la violenza stia diventando una risposta sempre più comune.
La violenza come risposta comune
Secondo lo psichiatra Claudio Mencacci, la violenza è divenuta una reazione frequente tra i ragazzi, che la percepiscono come un segno di forza e identità. Tuttavia, questa risposta non è altro che una maschera che cela una profonda fragilità e una mancanza di identità autentica. I giovani sono spesso incapaci di gestire le relazioni e le emozioni, rendendo la violenza un modo semplice e diretto per affrontare i conflitti.
I social media e le piattaforme online hanno amplificato questa tendenza, contribuendo a creare un ambiente in cui la violenza è frequentemente esibita e glorificata. Mencacci sottolinea che la continua esposizione a contenuti violenti porta i giovani a considerare la violenza come una risposta normale e accettabile. Ciò provoca una disregolazione emotiva, in cui i ragazzi non riescono a percepire la sproporzione delle loro reazioni rispetto ai motivi scatenanti.
Il coltello come simbolo di potere
Un aspetto particolarmente preoccupante è l’uso crescente del coltello come arma. Questa tendenza è diventata un costume tra i giovani, considerato un simbolo di potenza e protezione. La facilità con cui un coltello può essere utilizzato alimenta ulteriormente il suo fascino. Mencacci osserva che in molte situazioni, un semplice sguardo o un commento possono scatenare reazioni violente, come accoltellamenti, che appaiono sproporzionati rispetto all’evento scatenante.
Baby gang e cultura della violenza
La cultura delle baby gang sta contribuendo a questa spirale di violenza. I giovani si sentono attratti dall’idea di appartenere a un gruppo, e la violenza diventa un modo per guadagnare rispetto e riconoscimento. Questa dinamica porta a una diminuzione dei freni inibitori e a una crescente accettazione della violenza come metodo di risoluzione dei conflitti.
Possibili soluzioni e interventi educativi
Affrontare la normalizzazione della violenza tra i giovani richiede un cambiamento culturale profondo. Mencacci suggerisce che una delle soluzioni più efficaci sarebbe l’introduzione di corsi di educazione alle relazioni e all’emotività nelle scuole. Tali corsi potrebbero fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per gestire i conflitti in modo costruttivo e sviluppare l’autoregolazione emotiva.
È fondamentale che le nuove generazioni siano educate al confronto sano e alla gestione delle emozioni. Solo attraverso un’educazione mirata si potrà ripristinare la capacità di affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza, superando così la falsa apparente forza che oggi molti giovani mostrano.



