Il 13 ottobre il Pontefice è giunto al Policlinico Gemelli di Roma per un ricovero d’emergenza, dopo che una tomografia computerizzata dell’addome aveva rilevato un piccolo nodulo nella parte inferiore del polmone destro. L’esame, effettuato presso l’Ospedale Fatebenefratelli è stato definito un incidentaloma ovvero una lesione scoperta per puro caso durante un’indagine non correlata.
La reperibilità del nodulo in una zona periferica del polmone, unita alla sua dimensione ridotta, ha consentito ai medici di valutare un intervento precoce. Il papa, accompagnato dal dott. Luigi Carbone responsabile della sua cura, ha accettato di sottoporsi a una lobectomia videoassistita (VATS) per garantire la completa rimozione della massa tumorale.
Incidentaloma al polmone: dalla TAC all’intervento videoassistito
Il ritrovamento è avvenuto durante una routine di controllo dell’addome: la TAC ha mostrato un’opacità ben circoscritta nel lobo inferiore del polmone destro. Dopo un’attenta valutazione multidisciplinare, la squadra guidata dal professor Stefano Margaritora ha optato per la tecnica VATS, che permette di operare attraverso piccole incisioni, riducendo il trauma toracico e accelerando i tempi di recupero.
Dettagli della lobectomia videoassistita
L’intervento, durato circa tre ore in totale, ha compreso 90 minuti di atto chirurgico vero e proprio. Durante la procedura, il lobo inferiore del polmone destro è stato asportato con precisione, grazie all’ausilio di una telecamera ad alta definizione che ha garantito una visione chiara delle strutture anatomiche. L’esame istologico intraoperatorio ha confermato immediatamente la natura maligna della lesione, identificandola come adenocarcinoma polmonare. L’intervento si è concluso senza complicanze e il Santo Padre è stato trasferito in una stanza al decimo piano per il periodo post-operatorio.
Adenocarcinoma polmonare: caratteristiche e strategie terapeutiche
L’adenocarcinoma è la forma più frequente di tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC), rappresentando circa il 40% dei casi. Nasce dalle cellule ghiandolari produttrici di muco, tipicamente localizzate nei lobi periferici. Nei suoi stadi iniziali il tumore è asintomatico, perciò spesso viene diagnosticato grazie a incidentalomi come quello del Papa. Quando la malattia avanza, i sintomi possono includere tosse persistente, sangue nello sputo, dispnea, dolore toracico, perdita di peso e affaticamento.
Tra i fattori di rischio figurano il fumo di tabacco (principale responsabile), l’esposizione a radon, amianto, inquinanti atmosferici (PM2.5, PM10) e sostanze chimiche quali arsenico, cromo e nichel. La terapia di prima scelta per gli stadi I-II è la chirurgia radicale in particolare la lobectomia, che può essere eseguita con approccio tradizionale o mediante VATS. Per i tumori con mutazioni specifiche (EGFR, ALK, ROS1) sono disponibili terapie molecolari a bersaglio nelle forme più avanzate si ricorre a immunoterapia o chemioterapia spesso in regime adiuvante per ridurre il rischio di recidiva.
Reazioni della Santa Sede e prospettive di convalescenza
Dopo l’intervento, il pontefice si è risvegliato regolarmente, ed è stato ricoverato per circa una settimana per monitorare la funzionalità respiratoria e gli indicatori clinici post-operatori. Le autorità vaticane hanno dichiarato che, grazie alla diagnosi precoce e all’ampiezza dell’intervento, non sono previste terapie adiuvanti immediate (chemioterapia o radioterapia). Il cardinale Pietro Parolin ha espresso gratitudine per la rapidità con cui è stata identificata la neoplasia, sottolineando la “serenità” con cui il Papa ha comunicato la notizia. I fedeli di tutto il mondo sono stati invitati a pregare per una pronta guarigione, mentre la Santa Sede ha confermato che il pontefice rimarrà comunque in pieno esercizio delle sue funzioni.


