Il nuovo episodio del podcast “Salute e Sanità” della FNOMCeO è stato pubblicato il 16 ottobre 2026. Condotto insieme al Prof. Loreto Gesualdo, nefrologo di fama e presidente della Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane, il programma indaga la diffusione della malattia renale cronica (MRC) in Italia e le strategie di prevenzione che possono ridurne l’impatto sul Servizio Sanitario Nazionale.
Parallelamente, il dibattito si sposta verso la riforma delle professioni sanitarie in particolare il disegno di legge C.2700, che propone nuove certificazioni, percorsi di formazione continua e una ridefinizione delle responsabilità cliniche. Le osservazioni del Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, e le preoccupazioni espresse da varie categorie professionali vengono messe a fuoco per capire quali cambiamenti siano realmente utili al sistema.
Malattia renale cronica: diffusione, impatti e modalità di prevenzione
Secondo le ultime stime, circa il 10% della popolazione adulta italiana convive con una forma di MRC, spesso asintomatica nelle fasi iniziali. Il Professor Gesualdo sottolinea che l’identificazione precoce attraverso esami di routine (creatinina, microalbuminuria) è fondamentale per intervenire prima che la funzione renale scenda sotto il 30% della capacità originale.
Le cause più comuni includono diabete, ipertensione e abuso di farmaci nefrotossici. Il nefrologo invita a promuovere campagne di educazione sanitaria nei medici di base e a incentivare la gestione integrata con nutrizionisti, farmacisti e psicologi per favorire cambiamenti nello stile di vita, come l’adozione di diete a basso contenuto di sale e la pratica regolare di attività fisica.
Riforma delle professioni sanitarie: il DDL C.2700 e le critiche emergenti
Il disegno di legge C.2700 mette al centro la formazione continua la certificazione delle competenze e la responsabilità professionale. Tuttavia, il Presidente Anelli avverte che la riforma rischia di appiattire le distinzioni tra ruoli, creando “zone grigie” dove le responsabilità cliniche non sono più chiare. In particolare, le carteggiature organizzative che ridistribuiscono i compiti per colmare le carenze di personale possono compromettere la qualità delle cure.
L’esempio più emblematico è la riabilitazione post-traumatica o post-ictus. Un paziente dimesso dopo una frattura del femore, o con esiti neurologici, ha bisogno di una valutazione clinica specialistica del fisiatra, che definisce il Progetto Riabilitativo Individuale. Fisioterapisti, logopedisti e terapisti occupazionali, pur operando con autonomia tecnica, devono agire sotto la supervisione del fisiatra per garantire coerenza terapeutica.
Il ruolo del fisiatra e la coordinazione interprofessionale
Il fisiatra, Se, per motivi di bilancio, si decide di escludere il fisiatra dal team, si creano ritardi decisionali, trattamenti non adeguati e, a lungo termine, un aumento dei costi sanitari dovuto a riammissioni ospedaliere.
Il dibattito evidenzia che la risposta non è semplicemente “assegnare le funzioni a chi è disponibile”, ma rivedere la programmazione del personale in base alle reali esigenze di salute della popolazione, basandosi su evidenze scientifiche e sulla qualità dei risultati attesi.
