Il conflitto tra la coalizione saudita e i ribelli yemeniti ha nuovamente preso una piega drammatica nella capitale dell’Arabia Saudita. Dopo l’attacco di fine settimana scorso, che aveva causato più di una dozzina di vittime, i gruppi affiliati a Teheran hanno lanciato un secondo raid contro lo scalo internazionale di Riyadh. L’operazione è stata attribuita al movimento Houthi noto per l’uso di missili balistici, missili da crociera e droni.
Secondo i dati forniti dall’autorità per l’aviazione civile saudita, il proiettile non identificato è caduto sul terminal 4 dell’aeroporto King Khalid, innescando un incendio che ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. La struttura è stata chiusa al traffico aereo, mentre le forze di sicurezza hanno evacuato il personale e i passeggeri presenti. Il bilancio provvisorio riporta un morto, undici feriti e la distruzione di almeno un aereo.
Dettagli tecnici del raid su Riyadh
Il missile, la cui origine non è stata ancora confermata, ha colpito la zona di rifornimento del terminal, facendo scattare gli allarmi antincendio. Il fuoco è stato contenuto entro due ore, ma i danni strutturali hanno richiesto una valutazione approfondita. Un ulteriore proiettile è stato intercettato a sud-est della capitale grazie al sistema di difesa aerea nazionale, evitando potenziali vittime aggiuntive. Parallelamente, un altro proiettile è caduto nei pressi dell’aeroporto di Dammam, evidenziando una campagna coordinata contro le infrastrutture civili saudite.
Reazioni internazionali e misure di sicurezza
Le autorità britanniche hanno ampliato le raccomandazioni di viaggio, invitando i cittadini a evitare voli non essenziali verso tutti gli aeroporti sauditi, inclusi quelli di Gedda e Dammam. Il ministero degli esteri del Regno Unito ha sottolineato il rischio crescente per i passeggeri civili. Negli Stati Uniti, il presidente ha definito l’attacco “inaccettabile” e ha lasciato aperta la possibilità di un coinvolgimento militare al fianco dell’Arabia Saudita, pur dichiarando di non volere azioni contro Teheran prima delle prossime elezioni di medio mandato.
In Europa, la premier italiana ha espresso vicinanza alle vittime, mentre la presidente della Commissione europea ha avvertito di una “pericolosa escalation”. Il ministro degli esteri tedesco ha qualificato l’evento di “atto terroristico”, e il corrispettivo britannico lo ha definito “deplorevole”. Anche la Russia e il Pakistan hanno sollecitato una risoluzione diplomatica, e il segretario generale dell’ONU ha condannato gli attacchi contro civili e infrastrutture.
Prospettive diplomatiche e rischio di ampliamento
L’Iran, che sostiene i ribelli, ha dichiarato la disponibilità a facilitare un dialogo tra il governo saudita e gli Houthi, evidenziando che la crisi non può essere risolta con la forza. Parallelamente, Teheran ha mantenuto la posizione che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché gli Stati Uniti non accetteranno integralmente il suo piano di sette punti per la pace. Nel frattempo, l’Arabia Saudita sta preparando la Future Investment Initiative un’importante conferenza per gli investitori che si terrà nelle prossime settimane, con misure di sicurezza rafforzate per garantire il regolare svolgimento dell’evento.
Per i cittadini sauditi bloccati all’estero, il governo ha disposto il noleggio di autobus dal Kuwait per riportarli a casa, a causa della sospensione dei voli. La combinazione di attacchi aerei, minacce diplomatiche e risposte militari evidenzia una fase di alta tensione che potrebbe influenzare la stabilità dell’intera regione mediorientale.


