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Il 11 marzo 2026, data del centoduesimo anniversario della nascita di Franco Basaglia, le facciate della Comunità Basaglia di Salone (ASL Roma 2) sono state rinnovate con un intervento di arte urbana. L’opera, progettata e realizzata da Diavù (alias David Vecchiato), fondatore del MURo di Roma, non è stata pensata come semplice decorazione: è stata inserita direttamente nel percorso terapeutico della struttura, con l’obiettivo di restituire visibilità e valore alla persona oltre la diagnosi.
Il murale nasce da una pratica partecipata: gli ospiti della comunità, insieme al personale che ogni giorno lavora nella struttura, hanno preso parte al processo creativo in diverse fasi. Questa collaborazione ha trasformato il lavoro in un momento di condivisione e di riappropriazione degli spazi, facendo del risultato un simbolo concreto di inclusione e di rinascita collettiva.
Un murale come terapia collettiva
L’intervento artistico è stato recepito come una leva terapeutica: la presenza del murale ha stimolato curiosità e nuove proposte da parte degli utenti, tra cui la richiesta di visite a mostre e iniziative culturali nel centro di Roma. Come spiegato dai responsabili del progetto, l’opera ha facilitato dinamiche relazionali e momenti di socializzazione, integrandosi con gli obiettivi clinici della comunità. In questo senso il murale non è solo un elemento estetico, ma diventa parte integrante del lavoro quotidiano volto all’umanizzazione delle cure.
L’artista e le radici del progetto
Diavù, figura di riferimento nella street art internazionale e promotore del MURo, ha declinato il tema della cura in toni che richiamano esperienze storiche della psichiatria italiana, tra cui il laboratorio artistico che contribuì a creare il noto Marco Cavallo. La scelta di coinvolgere attivamente gli ospiti rispecchia l’approccio partecipativo del progetto, dove l’arte diventa strumento di espressione e di reinserimento sociale.
Memoria storica e nuove intitolazioni
Dietro l’iniziativa c’è anche l’intenzione di rinnovare la memoria della stagione di cambiamento inaugurata da Franco Basaglia e da Franca Ongaro. I vertici del Dipartimento di Salute mentale dell’ASL Roma 2 hanno sottolineato l’importanza di valorizzare entrambi i protagonisti: Basaglia per il ruolo pubblico nella riforma psichiatrica e Franca Ongaro per il contributo intellettuale e sociale, meno noto ma altrettanto rilevante. Per questo motivo la Comunità è stata ufficialmente intitolata a Basaglia e la via che ospita la struttura è destinataria di una nuova denominazione: Via Franca Ongaro, in segno di riconoscimento alla sua eredità.
Il ruolo delle istituzioni
All’inaugurazione hanno partecipato rappresentanti sanitari e istituzionali che hanno ricordato come la riqualificazione degli spazi sia collegata a politiche più ampie di inclusione sociale. L’impegno congiunto del Municipio VI e della ASL ha permesso di coniugare l’atto simbolico con interventi pratici rivolti agli utenti, consolidando il messaggio che la cura deve riaprire relazioni e opportunità.
Inclusione lavorativa e autonomia abitativa
Tra gli obiettivi richiamati dalle autorità c’è la necessità di andare oltre la sola cura clinica: occorre favorire percorsi che portino a inclusione lavorativa e a una reale autonomia abitativa. Secondo gli assessori coinvolti, il recupero della persona passa dal reinserimento nel tessuto sociale e produttivo, condizioni indispensabili per una vita autonoma e dignitosa. Il murale viene quindi letto anche come un segnale a favore di politiche attive del lavoro e di servizi che accompagnino gli utenti verso una piena partecipazione.
La cerimonia del 11 marzo 2026 ha sintetizzato questa visione: un atto di memoria rivolto al passato e al contempo una scommessa sul futuro della comunità. L’opera di Diavù e la nuova toponomastica diventano simboli visibili di un processo collettivo che unisce arte, salute mentale e politiche pubbliche per promuovere inclusione, dignità e diritti.



