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Nelle prime settimane dopo il test positivo si apre una serie di visite e accertamenti pensati per seguire la gestazione in sicurezza. Il percorso può variare a seconda dell’età materna, delle condizioni di salute pregresse e di eventuali fattori di rischio, ma esiste un calendario di base che è utile conoscere fin dal primo incontro con lo specialista. Per accedere alle prestazioni presso le strutture pubbliche accreditate è spesso richiesta un’impegnativa con codice M seguita dalla settimana di gravidanza.
Molti esami rientrano nei Livelli essenziali di assistenza e sono erogati dal SSN, mentre altri possono essere a carico della coppia. In ogni fase lo specialista valuta la necessità di approfondimenti aggiuntivi: ad esempio, una donna con diabete, ipertensione o una storia familiare di malattie genetiche potrebbe seguire un percorso più intensivo rispetto a chi è giovane e in buona salute.
Primo trimestre: valutazioni iniziali e screening di base
Entro la decima settimana è prevista la prima visita ginecologica, durante la quale lo specialista definisce il programma di controlli. Tra l’ottava e la dodicesima settimana si esegue la prima ecografia per confermare la gravidanza intrauterina, valutare la vitalità embrionale e stabilire la datazione precisa. Sempre nel primo trimestre, entro la tredicesima settimana, si effettuano gli esami ematochimici di base: emocromo, dosaggio della glicemia, transaminasi, test infettivologici per valutare immunità verso patologie rilevanti e il dosaggio del TSH per controllare la funzione tiroidea.
Screening combinato e test non invasivi
Tra la dodicesima e la quattordicesima settimana è disponibile il test combinato, che integra la misurazione ecografica della translucenza nucale con il bitest (dosaggi plasmatici di beta Hcg e PAPP-A) per stimare il rischio di anomalie cromosomiche. In alternativa, fin dalla decima-undicesima settimana è possibile eseguire il test del DNA fetale (NIPT), un’analisi del materiale fetale nel sangue materno con maggiore precisione nello screening di trisomie; entrambi gli esami sono facoltativi e la scelta viene condivisa con il medico. Il test del DNA fetale, attualmente, è generalmente a pagamento, con costi medi riportati intorno ai 600-800 euro.
Diagnosi invasiva: quando e perché considerarla
Se gli screening indicano un rischio aumentato o in presenza di specifiche condizioni familiari, lo specialista può proporre indagini diagnostiche invasive. La villocentesi viene eseguita idealmente tra l’undicesima e la dodicesima settimana per prelevare villi coriali, mentre l’amniocentesi si esegue tra la quindicesima e la diciottesima settimana per l’analisi del liquido amniotico. Entrambe possono identificare anomalie cromosomiche e malattie genetiche note; la villocentesi comporta un rischio di aborto stimato tra l’1% e il 2%, mentre l’amniocentesi presenta un rischio inferiore all’1%.
Accesso e costi delle procedure invasive
Questi esami sono facoltativi e vengono offerti gratuitamente dal SSN solo se il rischio è elevato in base a risultati di screening o a situazioni familiari documentate. In assenza di indicazioni, chi desidera procedere può farlo in ospedale pubblico pagando il ticket regionale o in centri privati, dove i costi possono superare gli 800-1.000 euro per la villocentesi e attestarsi tra 600 e 800 euro per l’amniocentesi.
Secondo e terzo trimestre: monitoraggi mirati e preparazione al parto
Nel secondo trimestre, intorno alla ventesima-ventunesima settimana, si esegue la ecografia morfologica per osservare la struttura degli organi fetali e misurare le diverse componenti anatomiche; in questa fase è spesso possibile determinare anche il sesso. Tra la ventiquattresima e la ventottesima settimana è prevista la curva da carico di glucosio per la diagnosi del diabete gestazionale, soprattutto in presenza di fattori di rischio come sovrappeso o familiarità. Gli esami ematici e l’analisi delle urine vengono ripetuti a intervalli per controllare anemia, infezioni urinarie e funzionalità renale.
Controlli del terzo trimestre e prevenzione delle infezioni
Tra la trentesima e la trentaduesima settimana è programmata la terza ecografia per valutare la crescita fetale, la quantità di liquido amniotico e la posizione della placenta; i costi sono coperti dal SSN quando esistono patologie materne o fetali che lo giustificano, altrimenti è possibile sostenere un ticket o rivolgersi al privato. Tra la trentaseiesima e la trentasettesima settimana si esegue il tampone vaginale per lo streptococco di gruppo B, fondamentale per identificare la colonizzazione e prevenire infezioni neonatali tramite terapia antibiotica al momento del parto. Infine, il monitoraggio cardiotocografico intorno alla quarantesima settimana permette di controllare la frequenza cardiaca fetale e l’attività uterina durante la fase finale della gestazione.



