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6 Novembre 2026

Cura al centro: il 5 novembre all’INT di Milano tra scienza e umanità

Emozioni, solidarietà e riflessioni sulla salute al primo “Giovedì dell'Istituto” a Milano.

Cura al centro: il 5 novembre all'INT di Milano tra scienza e umanità

Il 5 novembre 2026 l’Aula Magna dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha acceso i riflettori su un nuovo percorso culturale: i “Giovedì dell’Istituto – Dialoghi tra Scienza, Ricerca e Cura”. L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra l’INT e il Cortile dei Gentili, è stata concepita per mettere al centro della discussione la persona nella sua totalità, non la sola patologia.

Un dibattito sul vero significato della cura

All’apertura, il presidente della Fondazione INT Gustavo Galmozzi ha richiamato l’importanza di andare oltre il semplice atto clinico, sottolineando che la cura è una relazione di ascolto e accompagnamento. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, ha ricordato che la malattia è segnale della nostra naturalità, fragilità e solitudine, invitando i medici a non limitarsi alla scienza ma a offrire anche amore. I due professori presenti, Paolo Corradini e Franco Locatelli, hanno aggiunto che prendersi cura significa interessarsi all’essere umano nel suo insieme, non solo al tumore.

Le parole dei professionisti della salute

Corradini ha evidenziato come la formazione universitaria sia ancora carente nel preparare i futuri medici ad accettare il dolore dei pazienti incurabili. Locatelli ha sottolineato che l’interesse per l’umanità del paziente è fondamentale per una pratica medica etica. Entrambi hanno condiviso esempi concreti di come un semplice gesto di ascolto possa trasformare l’esperienza della malattia.

Storie di solidarietà: l’esperienza di Giovanni Allevi

Il momento più toccante è stato il racconto del compositore Giovanni Allevi, diagnosticato con mieloma multiplo nel . Allevi ha narrato un episodio avvenuto pochi giorni prima dell’incontro: mentre attendeva in una sala prenotazioni, è stato riconosciuto da una madre disperata per il figlio di otto anni. Le lacrime della donna hanno colto il musicista, che ha risposto con un semplice «Qui sono bravissimi!», per poi abbracciarla e piangere insieme. “È come chiedere di non essere lasciata sola davanti all’insensatezza del dolore innocente”, ha aggiunto, ribadendo l’importanza della solidarietà nel dolore.

Un grido contro la spesa militare

Durante il suo intervento, Allevi ha lanciato una frase che ha vissuto la sala: «Che follia destinare fondi fantasmagorici agli armamenti, quando qui si combatte la lotta per la vita ogni giorno!». La frase, carica di emotività, ha riassunto il messaggio del dibattito: la salute deve precedere le spese belliche, soprattutto quando la ricerca medica offre speranza a chi, come lui, affronta una malattia ritenuta possibilmente incurabile.

Verso una nuova cultura della cura

L’incontro si è concluso con la consapevolezza che la medicina, pur radicata nella ricerca scientifica, trova il suo senso più profondo nell’attenzione totale all’individuo. Il progetto prevede altri appuntamenti, che saranno aperti a pazienti, professionisti e al pubblico, per continuare a intrecciare scienza, cultura e spiritualità. Come ha ribadito Galmozzi, “la nostra Istituzione ha sempre considerato la cura come una realtà che va oltre l’atto clinico”, e questi “Giovedì” ne saranno la prova concreta.