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La regione Sicilia ha deciso di rinnovare l’approccio alla prevenzione oncologica sfruttando la rete capillare delle farmacie come punto di contatto diretto con i cittadini. Con un’intesa siglata lo scorso febbraio tra il Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (Dasoe) e Federfarma Sicilia, il ruolo del farmacista si amplia: non si limita più alla semplice consegna dei kit, ma diventa promotore attivo della partecipazione agli screening.
Questa strategia nasce dalla consapevolezza che molte iniziative di sanità pubblica faticano a raggiungere la popolazione target a causa di barriere logistiche, diffidenza o scarsa informazione. Rendere il test accessibile in farmacia significa sfruttare un presidio locale, spesso già punto di riferimento per salute e consigli, e trasformarlo in uno snodo operativo per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto.
Perché puntare sulle farmacie
Le farmacie offrono capillarità e prossimità: sono presenti nei quartieri, nei centri urbani e nelle aree rurali, con orari spesso più estesi rispetto agli ambulatori. Questo facilita l’accesso al screening colon-retto rendendo il gesto di sottoporsi al test meno complesso e più immediato. Inoltre, il rapporto di fiducia tra farmacista e cittadino può aumentare l’adesione, poiché la proposta del test arriva attraverso una figura conosciuta e percepita come competente e disponibile.
Accessibilità e fiducia
L’elemento chiave è la combinazione tra accesso facilitato e informazione qualificata. Il farmacista può spiegare in modo chiaro e semplice cosa comporta il test, fornire istruzioni pratiche e rassicurare su eventuali dubbi, aumentando così la probabilità che la persona completi la procedura. In termini pratici, questo approccio riduce le barriere burocratiche e logistiche tipiche delle strutture centralizzate e contribuisce a costruire una cultura della prevenzione secondaria più radicata nella comunità.
Il nuovo accordo e gli obiettivi
Secondo le indicazioni fornite da Gioacchino Nicolosi, presidente di Federfarma Sicilia, i numeri recenti richiedono un intervento deciso: nel 2026 l’adesione allo screening era ferma al 18% della popolazione target, un valore insufficiente per produrre un impatto significativo sulla mortalità. L’accordo con il Dasoe prevede dunque due linee d’azione principali: la distribuzione diffusa dei kit attraverso le farmacie e l’attivazione di un’attività di sensibilizzazione e proposta attiva da parte dei farmacisti.
Ruoli e responsabilità
Nel nuovo schema operativo il farmacista non è semplicemente un canale logistico: diventa un operatore di promozione sanitaria che sollecita l’adesione, fornisce informazioni e facilita l’accesso al test. Per il sistema sanitario regionale questo significa alleggerire la pressione sulle strutture cliniche, dedicando risorse agli interventi diagnostici e terapeutici più complessi e ampliando la base di popolazione monitorata. Il dirigente generale del Dasoe, Giacomo Scalzo, sottolinea come la capillarità delle farmacie rappresenti un elemento strategico per aumentare la rapidità di accesso e la copertura complessiva.
Impatto atteso e sostenibilità
L’adozione diffusa delle farmacie come punto di riferimento per lo screening può portare a benefici misurabili: maggiore adesione ai programmi, individuazione precoce delle lesioni e potenziale riduzione della mortalità legata al cancro del colon-retto. Sul piano organizzativo, l’integrazione delle farmacie nella rete dei servizi sanitari favorisce una distribuzione più efficiente delle risorse, permettendo agli ospedali di concentrare competenze su casi che richiedono maggiore complessità diagnostica o terapeutica.
In sintesi, il modello promosso in Sicilia mira a trasformare una semplice distribuzione di kit in un intervento di salute pubblica proattivo, fondato sulla fiducia locale e sulla facilità di accesso. Se la pratica si consoliderà, potrà diventare un esempio replicabile in altri contesti regionali per rafforzare la prevenzione oncologica attraverso la Farmacia dei Servizi.



