Il Consiglio nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) ha tenuto una seduta decisiva, nella quale tutti i 106 presidenti degli Ordini territoriali hanno confermato quanto già stabilito nell’ordine del giorno del 20 febbraio. L’obiettivo principale è ribadire che la valutazione medica deve concentrarsi esclusivamente sullo stato di salute della persona e non può trasformarsi in un atto autorizzativo per il trattenimento nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR).
Alla luce degli ultimi sviluppi dell’indagine condotta dalla Procura di Ravenna, il Consiglio ha affidato al presidente Filippo Anelli il compito di aprire un dialogo con le istituzioni competenti al fine di rivedere la procedura vigente. Anelli ha sottolineato che, qualora si accerti la presenza di certificazioni false i medici responsabili dovranno rispondere anche dal punto di vista disciplinare, senza dimenticare la presunzione di innocenza per chi è ancora sotto inchiesta.
Il ruolo del medico e la separazione delle competenze
Secondo il Consiglio, la responsabilità del medico è limitata alla determinazione delle condizioni di salute e all’individuazione di eventuali incompatibilità con il trattenimento. Le decisioni sul trasferimento o sul mantenimento in un CPR spettano esclusivamente alle autorità preposte, non al professionista sanitario. La certificazione sanitaria non può quindi diventare uno strumento per trasferire al medico compiti di natura amministrativa o giudiziaria.
Richiesta di una procedura chiara
Anelli ha richiesto una normativa che distingua nettamente i compiti del personale medico da quelli delle autorità competenti, garantendo al medico la possibilità di operare con rigore, indipendenza e piena responsabilità. Questa esigenza, ha precisato, non è di natura politica ma riguarda la tutela della salute delle persone coinvolte, il ruolo dei professionisti e il corretto funzionamento delle istituzioni.
Conseguenze per le persone giudicate incompatibili
La Fnomceo ha evidenziato che la revisione della procedura deve includere anche il percorso successivo alla valutazione di incompatibilità. Chi viene dichiarato non idoneo al trattenimento deve essere affidato a servizi appropriati, con un percorso assistenziale tracciabile e la continuità delle cure necessarie. L’impossibilità di trattenere una persona non esclude la necessità di assistenza; al contrario, può renderla ancora più urgente.
In questo contesto, Anelli ha chiesto che il dibattito istituzionale si estenda anche all’indagine parlamentare avviata dalla Commissione Giustizia, al fine di valutare le condizioni dei CPR e garantire che la salute dei soggetti detenuti non sia compromessa da carenze strutturali.


