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Il pericolo nascosto della ricerca del grasso zero

Il grasso corporeo è più di un semplice deposito: è un organo vitale, e tagliarlo troppo può danneggiare ossa, ormoni e immunità.

Negli ultimi anni la cultura della dieta, alimentata da influencer e programmi di fitness, ha trasformato il concetto di forma fisica ideale in un modello di corpo ultra-definito quasi privo di grasso. Parallelamente, la diffusione di farmaci dimagranti ha reso più facile perseguire questo ideale, anche se l’obesità rimane una problematica di salute pubblica in Italia. Il paradosso è evidente: da un lato si combatte l’eccesso di peso, dall’altro si corre il rischio di annientare una riserva biologica fondamentale.

Il tessuto adiposo non è un mero contenitore di calorie inutili; è un organo endocrino attivo che svolge ruoli cruciali per la sopravvivenza. Ignorare la sua importanza porta a conseguenze che vanno ben oltre l’aspetto estetico, coinvolgendo sistemi ormonali, metabolici e immunitari.

Il tessuto adiposo: funzioni vitali e segnali ormonali

Il grasso corporeo produce leptina un ormone che segnala al cervello la disponibilità di energia. Quando i livelli di leptina sono adeguati, il cervello mantiene un equilibrio tra fame e sazietà. Una carenza di leptina fa scattare lo stato di allarme del corpo, riducendo funzioni non essenziali come la riproduzione. Inoltre, il tessuto adiposo bianco funge da isolamento termico, mentre quello bruno e beige brucia calorie per generare calore, contribuendo al mantenimento della temperatura corporea.

Il “paradosso dell’obesità” nella sopravvivenza

Studi clinici dimostrano che, in fase acuta di malattie gravi, una riserva di grasso adeguata aumenta le probabilità di sopravvivenza. Persone con un indice di riserva energetica più alto hanno una risposta migliore a infezioni, traumi e persino eventi cardiovascolari, evidenziando il ruolo protettivo del grasso in situazioni di stress fisiologico.

Conseguenze di un grasso corporeo troppo ridotto

Quando la percentuale di grasso scende al di sotto della soglia di sicurezza, il corpo attiva meccanismi di conservazione che minano la salute. La mancanza di riserve adipose porta a un catabolismo muscolare, indebolendo i muscoli e ostacolando la rigenerazione ossea, con conseguente fragilità e maggiore rischio di fratture. Nei maschi si osserva una diminuzione della produzione di testosterone con calo di energia e prestazioni. Nelle donne la carenza di grasso può causare amenorrea, irregolarità mestruali e compromissione della fertilità.

Un’altra gravità è la riduzione delle difese immunitarie: senza energia di riserva, il sistema immunitario non riesce a mantenere una risposta efficace contro virus e batteri, aumentando la suscettibilità alle infezioni.

Qual è la percentuale di grasso consigliata e come valutarla

Non esiste una soglia unica per tutti; i valori ottimali variano per sesso, età ed etnia. In linea generale, gli uomini adulti dovrebbero mantenere tra il 10% e il 20% di grasso corporeo, mentre le donne dovrebbero rimanere tra il 20% e il 29%. Gli atleti di élite, studiati con densitometria ossea (DEXA), hanno dimostrato soglie minime sicure intorno al 10% per gli uomini e al 16% per le donne, smentendo i miti di grassi al 1-2%.

Più importante della percentuale totale è la distribuzione del grasso. Il grasso viscerale quello che si accumula intorno agli organi addominali, rilascia sostanze pro-infiammatorie e aumenta il rischio di diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiache. Per monitorare la composizione corporea, gli esperti sconsigliano l’uso di bilance impedenziometriche domestiche e l’IMC, poco affidabili perché non distinguono tra muscolo e grasso. Un semplice metro da sarta permette di calcolare il rapporto vita-altezza (valore ideale 0,40-0,49) e il rapporto vita-fianchi (massimo 0,90 per gli uomini, 0,85 per le donne), indicatori più attendibili di salute metabolica.

Scritto da Roberto Capelli

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