Il 23 dicembre 2025, il bimbo di due anni e mezzo, Domenico Caliendo, viene trasferito in terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli dopo il fallimento di un trapianto di cuore. Da quel momento rimane collegato al ECMO, un sistema di supporto temporaneo capace di sostituire, per un tempo limitato, le funzioni cardiache e polmonari. La sua condizione, già estremamente delicata, peggiora progressivamente, rendendo ogni giorno una sfida critica per il team medico.
Una settimana prima della sua morte, precisamente il 13 febbraio 2026, un gruppo di anestesisti dell’unità di terapia intensiva pubblica nella loro chat un messaggio che mette in luce la gravità della situazione: «Il trapianto si poteva fare una ventina di giorni fa, ma adesso non ha più senso». Il commento, apparso pochi giorni prima del decesso avvenuto il 21 febbraio, ha alimentato immediatamente una discussione più ampia sul corretto percorso terapeutico da aver seguito.
Il percorso clinico di Domenico Caliendo dal dicembre 2025 al febbraio 2026
Domenico è stato sottoposto a ECMO per oltre venti giorni, una durata considerata prolungata per una terapia di questo tipo. Il dispositivo, sebbene salvavita, comporta rischi di complicazioni come emorragie, infezioni e danni organici secondari. Durante questo periodo, il bambino ha mostrato segni di deterioramento dei polmoni e del fegato, fino a raggiungere uno stato definito dalla squadra clinica come “polmoni di pietra” e insufficienza epatica. Una risonanza magnetica cerebrale (TAC) ha evidenziato un peggioramento dell’encefalo, rendendo sempre più difficile valutare un nuovo trapianto.
ECMO e il passaggio al Berlin Heart: opzioni a disposizione
Nel contesto di una terapia così prolungata, la famiglia Caliendo e il loro legale, Francesco Petruzzi, hanno sostenuto che fosse stato possibile valutare, entro i venti giorni precedenti, la sostituzione dell’ECMO con il Berlin Heart, un dispositivo di assistenza ventricolare spesso definito “cuore artificiale”. Il Berlin Heart garantisce un funzionamento più fisiologico, riducendo i danni secondari sulla periferia e, secondo i sostenitori, aumentando le probabilità di un futuro trapianto di cuore. Tuttavia, le chat degli anestesisti indicano che, al momento della possibile decisione, le condizioni di Domenico erano già tali da rendere improbabile un altro intervento chirurgico.
Le tensioni interne all’ospedale: ferie revocate, comunicazioni e inchiesta
Il 12 febbraio 2026, il cardiochirurgo Guido Oppido avrebbe dovuto iniziare un periodo di ferie programmato fino all’8 marzo. La direzione del Monaldi, giudicando la presenza di Oppido indispensabile per la continuità assistenziale, ha revocato la sua assenza, costringendolo a restare in servizio proprio mentre le condizioni di Domenico peggioravano. Tale decisione è emersa nelle conversazioni interne, alimentando la percezione di una gestione clinica sotto pressione e potenzialmente priva di spazio per valutazioni alternative.
Le affermazioni controverse emerse dalla chat
Oltre al riferimento al fallimento del trapianto, una frase particolarmente cruda è stata riportata nella chat: «E a lui cosa vuoi che interessino i dati clinici? Lui vuole solo pararsi il culo». Sebbene il contesto esatto non sia stato ricostruito, l’enunciato suggerisce tensioni personali e possibili incomprensioni tra i membri del reparto. Le autorità giudiziarie di Napoli hanno aperto un’indagine per verificare se le scelte operative – inclusa la mancata transizione al Berlin Heart – abbiano influito sul decorso della malattia. Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha chiesto il trasferimento in procura delle testimonianze dei medici coinvolti, sperando di ottenere maggiore trasparenza su quello che lui definisce una gestione inadeguata del caso.
