Nel fine settimana del 17 ottobre i quartieri di Milano sono stati teatro di scontri violenti. Tra i volti più discussi è emerso quello di un ragazzo di 11 anni, proveniente dal quartiere Barona, la cui immagine è stata condivisa migliaia di volte sui social. Il ragazzo, avvolto in un passamontagna, è stato ripreso mentre rubava merci da un negozio e tentava di infrangere le vetrine di un supermercato. La rapida diffusione dei video ha sollevato interrogativi sulla sua età, sul suo percorso scolastico e su come la scuola e le autorità stiano gestendo la vicenda.
Identità e percorso scolastico del minore
Il giovane, di origine marocchina, è arrivato in Italia quattro anni fa e vive in una zona di case popolari di Barona. Frequenta regolarmente la seconda media presso un istituto comprensivo che conta circa 1.400 alunni e che offre progetti avanzati, tra cui un programma STEM in English. Nonostante la sua giovane età, il ragazzo presenta fragilità linguistiche: parla ancora con difficoltà l’italiano e ha bisogno di supporto per rimanere concentrato per lunghe ore di lezione. Per questo è stato inserito in un piano didattico personalizzato sin dal primo anno di media, con lezioni di recupero e un percorso di integrazione pensato per aiutare i nuovi arrivati a inserirsi nella comunità scolastica.
Il piano educativo su misura
Il progetto prevede incontri individuali con insegnanti di riferimento, attività di alfabetizzazione e supporto psicologico. La scuola ha dedicato risorse significative non solo a livello accademico ma anche emotivo, creando momenti di ascolto e sostegno per il ragazzo. I docenti hanno sottolineato che, prima dei recenti fatti, il bambino non aveva mai avuto problemi disciplinari, né tantomeno manifestato comportamenti vandalici.
I video virali e la sua partecipazione alle proteste
Le riprese che hanno fatto il giro di internet mostrano il ragazzo in situazione di clearly criminale: indossa abiti rubati e, in un’altra inquadratura, è accanto a un cestino incendiato, tipico di chi vuole dare l’impressione di essere un “casseur”. Il suo volto, in particolare gli occhi, è stato riconosciuto immediatamente dal personale della scuola, che ha descritto l’emozione come “uno dei momenti più brutti della propria carriera”. I video, diffusi tra i compagni, hanno generato un clima di paura e confusione nella classe, spingendo alcuni al punto di vedere i loro account WhatsApp violati.
Reazioni della scuola e delle autorità
Il giorno successivo all’identificazione, l’ambiente scolastico è stato segnato da un forte senso di impotenza: diversi insegnanti hanno confessato di aver pianto, mentre la direzione ha definito la situazione “devastante”. La preside ha spiegato che, per tutelare lo studente, si è deciso di mantenere il programma didattico rinforzato ma di allontanarlo temporaneamente dalla classe ordinaria, evitando così ulteriori traumatismi sia al ragazzo sia ai suoi compagni. Parallelamente, le forze dell’ordine hanno aperto un fascicolo, considerando la possibilità di una segnalazione alla Procura dei Minori e all’assistenza sociale, poiché il minore è ancora sotto la soglia di imputabilità.
La scuola si impegna a continuare l’assistenza emotiva, sottolineando che il giovane è “un ragazzo bellissimo e dolcissimo”, ma che “gioca in un campionato diverso” rispetto ai suoi coetanei. Nel frattempo, i docenti di riferimento hanno in programma interviste per capire le motivazioni del ragazzo, mentre le autorità stanno valutando quali misure legali possano essere adottate, senza però tralasciare l’aspetto di reinserimento sociale e scolastico.
