La sanità sommersa emerge come il problema più pressante del Servizio Sanitario Nazionale, secondo una denuncia inviata il 30 settembre 2026 dall’Associazione Luca Coscioni. L’organizzazione, guidata da Filomena Gallo e dal prof. Marcello Crivellini del Politecnico di Milano, ha sollevato un allarme sulla gestione delle liste d’attesa, ritenute ormai croniche.
Nell’epistola indirizzata al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e ai vertici di Agenas, l’associazione richiede misure urgenti per far emergere dati nascosti e per porre fine a pratiche illegittime, tra cui il blocco delle agende di prenotazione. Tale richiesta si basa sul Nuovo Bollettino nazionale aggiornato al 30 settembre 2026, che, a detta dei firmatari, nasconde una realtà ben più drammatica rispetto ai minimi miglioramenti annunciati dall’agenzia.
Il divario tra ricette e prenotazioni: dati preoccupanti
I documenti del Bollettino indicano che più di quattro milioni di prenotazioni sono state effettuate oltre i termini di garanzia, mentre circa il 50 % delle prescrizioni mediche emesse non si traduce in una visita in SSN. La Corte dei conti, nella deliberazione n. 54/2026/G, ha già segnalato questo scarto definendolo sintomo di cittadini che rinunciano alle cure o che si spostano verso il settore privato a pagamento.
Sanità sommersa: la metà delle prescrizioni scompare
Secondo l’Associazione, il fenomeno definito sanità sommersa riguarda quasi la metà delle ricette mediche: queste non vengono né inserite né attivate nel sistema di prenotazione del SSN, lasciando i pazienti senza alcuna traccia della loro domanda di assistenza. La mancanza di monitoraggio rende invisibile una quota consistente della popolazione, contraddicendo le affermazioni di miglioramento del servizio.
Uso distorto dei codici di priorità P
Il rapporto evidenzia una disparità marcata nell’applicazione del codice di priorità “P” (Programmabile) fra le Regioni: in alcuni territori il 85 % delle ricette è classificato come priorità P, mentre altrove la percentuale si aggira tra il 5 % e il 10 %. Questa eterogeneità indebolisce la capacità del SSN di gestire equamente le emergenze e le cure programmate.
Mancanza di trasparenza e dati disaggregati
Un altro nodo critico è l’assenza totale di dati disaggregati per singole ASL e ospedali. Senza queste informazioni, il controllo pubblico risulta impossibile e le responsabilità locali rimangono nascoste, ostacolando qualsiasi intervento mirato per correggere le inefficienze.
Blocco illegittimo delle agende e assenza di sanzioni
Nonostante il divieto di legge, il blocco arbitrario delle agende continua a verificarsi in molte strutture. La Corte dei conti ha constatato che, pur essendoci violazioni, non è stata comminata alcuna sanzione ai Direttori Generali responsabili, creando un vuoto di responsabilità che alimenta il fenomeno.
Ignoranza dei percorsi di tutela per i cittadini
Il Bollettino omette di ricordare il diritto dei pazienti a ricevere la prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria o in strutture private convenzionate senza costi aggiuntivi oltre il ticket, quando i tempi massimi di attesa sono superati. Questa lacuna informativa priva i cittadini di strumenti concreti per tutelare la propria salute.
Le richieste concrete dell’Associazione
L’Associazione Luca Coscioni ha avanzato due richieste operative: la nomina di commissari ad hoc in tutte le realtà dove si registrano blocchi illegittimi delle agende e l’adozione di un mandato tassativo ad Agenas per pubblicare, in formato Open Data, gli indicatori sul tasso di abbandono delle ricette e per rendere immediatamente accessibili i dati storici del sistema Tessera Sanitaria. Queste misure mirano a rendere trasparente il divario fra prescrizioni e prenotazioni, consentendo un monitoraggio efficace e una risposta tempestiva alle criticità evidenziate.
