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30 Ottobre 2026

MASLD: fino al 70% dei pazienti con diabete colpisce il fegato

Scopri perché fino al 70% dei diabetici nasconde un fegato grasso e quali nuove cure stanno cambiando la scena.

MASLD: fino al 70% dei pazienti con diabete colpisce il fegato

Nel corso del 31° congresso nazionale della Società Italiana di Diabetologia, tenutosi a Rimini, è emerso che il fegato grasso potrebbe interessare fino al 70 % dei pazienti con diabete di tipo 2. L’argomento, poco conosciuto ma di grande rilevanza, è stato al centro di una discussione che ha messo in luce sia la diffusione silenziosa della patologia sia le nuove opportunità diagnostiche e terapeutiche.

Secondo le stime presentate, ben due milioni di italiani potrebbero convivere con una steatosi epatica non diagnosticata. In assenza di sintomi evidenti, la condizione può progredire verso forme più gravi, come la steatoepatite metabolica (MASH), la fibrosi, la cirrosi e, nei casi più avanzati, il carcinoma epatocellulare. Il messaggio chiave trasmesso dagli esperti è che, sebbene glicemia e colesterolo vengano monitorati regolarmente, il fegato può accumulare grasso in modo impercettibile.

Frequenza della MASLD tra i diabetici e conseguenze sul sistema sanitario

Il presidente eletto della SID, Riccardo Bonadonna, ha sottolineato che “il problema MASLD/MASH può interessare fino al 70 % dei pazienti con diabete mellito”. Questa percentuale, se confermata a livello nazionale, implica una pressione crescente sui servizi di diabetologia, che dovranno integrare nuovi protocolli di screening e destinare risorse strumentali per una diagnosi efficace. L’enorme impatto epidemiologico rende necessaria una risposta organizzativa capace di garantire cure adeguate a una popolazione in espansione.

La MASLD (Metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease) comprende un ampio spettro di condizioni caratterizzate dall’accumulo di grasso nel fegato in presenza di fattori di rischio metabolico, quali obesità, ipertensione e alterazioni dei lipidi. Nella forma più lieve, la steatosi isolata non provoca danni cellulari evidenti, ma in una frazione significativa di pazienti si evolve verso la MASH, dove l’infiammazione accompagna la perdita di funzionalità epatica. La progressione verso la fibrosi compromette l’architettura del tessuto e, se non contenuta, può sfociare in cirrosi e tumore.

Diagnosi precoce e terapie innovative: dal FIB-4 al resmetirom

Un approccio diagnostico graduale è stato evidenziato dalla prof.ssa Amalia Gastaldelli. Il primo passo consiste nell’utilizzo del test FIB-4, un indice semplice che combina età, transaminasi e conta piastrinica per stimare il rischio di fibrosi. Il risultato, calcolabile anche nello studio di base, consente di indirizzare il paziente verso approfondimenti più specifici, come l’elastografia epatica (FibroScan), che misura la rigidità del fegato e fornisce un’indicazione non invasiva della presenza di tessuto cicatriziale.

Strumenti di valutazione non invasivi

Quando il valore di FIB-4 supera la soglia di allarme, il medico può richiedere una elastografia, la quale permette di distinguere tra fibrosi moderata (stadio F2) e avanzata (stadi F3-F4). Solo nei casi più dubbi è indicata la biopsia epatica, riservata a una piccola percentuale di pazienti per confermare la diagnosi e definire lo stadio della malattia. Questo percorso diagnostico mirato consente di intervenire quando il danno epatico è ancora reversibile.

Novità farmacologiche per la MASH

Per la prima volta, i pazienti con MASH e fibrosi significativa possono accedere a terapie specifiche. Il resmetirom, approvato dall’EMA nell’agosto 2025 per adulti con MASH non cirrotica di grado F2-F3, agisce sul recettore β degli ormoni tiroidei epatici (THR-β) favorendo il metabolismo dei grassi e riducendo l’infiammazione. Gli studi clinici hanno mostrato una risoluzione della steatoepatite nel 26-30 % dei trattati, contro il 10 % del placebo.

Un’altra opzione emergente è la semaglutide, già nota per il suo impiego nella gestione del diabete e dell’obesità. Nel 2026 ha ricevuto un’indicazione europea per la MASH con fibrosi avanzata, sfruttando i suoi effetti sul controllo glicemico, la perdita di peso e la modulazione metabolica. La prof.ssa Gastaldelli ha ricordato che questi farmaci non sono indicati per tutti i pazienti con fegato grasso, ma solo per quelli con danno epatico documentato e che soddisfano i criteri di approvazione.

Infine, la stile di vita rimane alla base di ogni strategia: una dieta mediterranea ricca di verdure, frutta, fibre e povera di grassi saturi e zuccheri aggiunti, unitamente a un’attività fisica regolare, è fondamentale per ridurre la massa grassa addominale e preservare la massa muscolare. L’obiettivo è trasformare il fegato grasso da “nemico silenzioso” a condizione gestibile attraverso un approccio integrato che includa monitoraggio glicemico, pressione arteriosa, profili lipidici e salute epatica.