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19 Ottobre 2026

Nuova funzione su Verily Me per la gestione della Dry Eye Disease

A New Orleans Verily Health e Bausch + Lomb hanno annunciato il potenziamento di Verily Me per la Dry Eye Disease, con un assistente conversazionale basato su IA e gestione protetta dei dati.

Nuova funzione su Verily Me per la gestione della Dry Eye Disease

Durante l’incontro Eyecelerator@AAO tenutosi a New Orleans è stata annunciata una nuova collaborazione tra Verily Health e Bausch + Lomb per integrare la salute oculare nell’app Verily Me. L’iniziativa, aggiornata il 16 ottobre 2026, è focalizzata inizialmente sulla Dry Eye Disease (DED) e mira a offrire un percorso digitale che raccolga informazioni cliniche e suggerisca indicazioni educative personalizzate.

La proposta combina un assistente conversazionale basato su intelligenza artificiale denominato Vi e la piattaforma di gestione dei dati clinici Verily Pre. L’obiettivo dichiarato è migliorare la qualità del dialogo tra paziente e specialista e ridurre il gap tra sintomi riferiti e accesso al trattamento.

Caratteristiche dell’assistente virtuale Vi e gestione dei dati con Verily Pre

Il nucleo dell’iniziativa è un sistema conversazionale che formula domande in modo progressivo, adattando il percorso informativo alle risposte dell’utente. Vi non è un semplice questionario: indaga la sintomatologia riferita, la storia clinica, le terapie in corso e i fattori di rischio per creare un profilo informativo personalizzato. Alla conclusione della conversazione, l’app propone materiali educativi, consigli generali di autocura o la raccomandazione di rivolgersi a un operatore sanitario oculare.

La gestione e l’analisi dei dati sono affidate a Verily Pre piattaforma sviluppata per trattare informazioni cliniche protette mediante processi governati. La partnership sottolinea la revisione clinica dei contenuti da parte di professionisti della salute oculare e l’attenzione alla sicurezza delle informazioni. Tuttavia, gli sviluppatori riconoscono che l’efficacia clinica dovrà essere dimostrata tramite studi indipendenti.

Dichiarazioni e responsabilità cliniche

Vindell Washington, Chief Physician Executive di Verily Health ha indicato che lo scopo è contribuire a ridurre la distanza tra diagnosi e trattamento, favorendo la consapevolezza e migliorando il dialogo con il medico. Rimane centrale il principio secondo cui l’IA può organizzare informazioni ma non sostituire la valutazione specialistica, soprattutto in patologie complesse come la Dry Eye Disease in cui sintomi e segni possono non coincidere.

Impatto epidemiologico della Dry Eye Disease e implicazioni cliniche

La DED costituisce una delle maggiori problematiche della superficie oculare a livello globale. Nella comunicazione della partnership sono citati numeri che evidenziano l’ampiezza del fenomeno: circa 150 milioni di adulti negli Stati Uniti riportano sintomi occasionali o frequenti compatibili con l’occhio secco, mentre circa 38 milioni convivono con una diagnosi di DED. Questi dati mettono in rilievo la distanza tra presenza di sintomi, riconoscimento diagnostico e accesso a terapie adeguate.

La letteratura sottolinea come la prevalenza della DED vari in funzione di età, sesso, fattori ambientali e criteri diagnostici. Clinicamente, la DED va interpretata come una patologia dell’unità funzionale lacrimale: in gioco vi sono l’instabilità del film lacrimale, alterazioni dell’omeostasi della superficie, processi infiammatori, danno epiteliale e componenti neurosensoriali. Questa complessità rende utile l’uso di strumenti digitali per raccogliere anamnesi strutturate e identificare potenziali fattori predisponenti, come la disfunzione delle ghiandole di Meibomio o l’uso prolungato di dispositivi digitali.

Limiti dell’approccio basato solo sulle risposte del paziente

Un punto cruciale è la possibile discordanza tra sintomi soggettivi e segni clinici oggettivabili. Alcuni pazienti lamentano dolore intenso in assenza di segni epiteliali evidenti, mentre altri presentano alterazioni marcate con sintomi lievi. Tale discordanza può derivare da anomalie della sensibilità corneale o meccanismi di sensibilizzazione. Per questo motivo, un’assistente basato principalmente sulle risposte del paziente può avere difficoltà nel distinguere i fenotipi di DED come forme evaporative, deficit acquoso, processi infiammatori o componenti neuropatiche, distinzioni che guidano scelte terapeutiche molto diverse.

La raccolta strutturata dei sintomi tramite l’app può comunque migliorare la preparazione alla visita specialistica, ridurre omissioni anamnestiche e facilitare l’identificazione precoce dei fattori di rischio. Rimane però imprescindibile l’integrazione con parametri strumentali quali il tempo di rottura del film lacrimale l’osmolarità lacrimale quando indicata, le colorazioni vitali, la valutazione quantitativa della secrezione lacrimale e l’esame delle ghiandole di Meibomio.

Infine, dal punto di vista terapeutico, la DED richiede approcci progressivi e multimodali: interventi ambientali, sostituti lacrimali, trattamento della disfunzione delle ghiandole di Meibomio, terapie antinfiammatorie e in alcuni casi procedure specialistiche. Un’app può sostenere l’aderenza e l’educazione, ma non dovrebbe proporre trattamenti farmacologici personalizzati senza una valutazione clinica diretta.