Ospedale di comunità a Niguarda, Milano: cura di prossimità per pazienti fragili

Una nuova soluzione a Niguarda per gestire riacutizzazioni croniche e favorire il ritorno a domicilio

All’interno dell’Ospedale Niguarda di Milano è stata attivata una struttura intermedia pensata per chi non necessita di cure intensive ma non può essere assistito immediatamente a domicilio. Questa realtà, descritta come ospedale di comunità, funge da ponte tra il ricovero tradizionale e l’assistenza domiciliare, offrendo un ambiente organizzato per la stabilizzazione clinica e il recupero delle autonomie.

La destinazione della struttura è rivolta a pazienti con bisogni sanitari a bassa e media intensità: persone croniche o fragili, spesso anziani, che presentano riacutizzazioni o condizioni cliniche stabili ma non gestibili a casa. L’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha evidenziato come l’intervento punti a rafforzare la sanità di prossimità, migliorando l’appropriatezza dei ricoveri e accompagnando il percorso terapeutico in modo più aderente alle reali esigenze dei pazienti.

Caratteristiche strutturali e servizi offerti

La nuova unità dispone di 20 posti letto e spazi dedicati al recupero funzionale, tra cui un soggiorno comune e una palestra attrezzata per la riabilitazione. L’ambiente è pensato per favorire il reinserimento nelle attività quotidiane e per consentire interventi riabilitativi mirati. A livello organizzativo, è prevista la presenza del personale medico per almeno 4,5 ore al giorno, dal lunedì al sabato (esclusi i festivi), nella fascia oraria 8.00 – 20.00, mentre nelle ore residue e nei giorni festivi la continuità assistenziale è garantita dal medico di guardia dei reparti di medicina interna.

Strumentazione e spazi per la riabilitazione

Gli ambienti dedicati al recupero funzionale comprendono attrezzature per la fisioterapia e aree comuni che favoriscono la socialità e la motivazione dei pazienti. L’adozione di percorsi riabilitativi personalizzati consente un approccio integrato tra cure mediche e terapie occupazionali, con l’obiettivo di riportare la persona a un livello di autonomia compatibile con il domicilio o strutture di lungo degenza se necessario.

Tipologie di pazienti accolti

La struttura è pensata per soggetti con patologie croniche o condizioni di fragilità che richiedono monitoraggio e assistenza a bassa intensità. Possono essere ospitati pazienti in fase di riacutizzazione, con condizioni cliniche stabilizzate ma non facilmente gestibili a casa, o persone che necessitano di osservazione e di interventi terapeutici non intensivi. L’intento è quello di evitare ricoveri impropri nei reparti per acuti e di favorire la stabilizzazione clinica prima del rientro a domicilio.

Percorsi di dimissione e raccordo con servizi territoriali

Dal punto di vista della continuità assistenziale, il percorso terapeutico contempla la pianificazione della dimissione e il raccordo con servizi domiciliari o strutture di lunga degenza come Rsa o Rsd. Il team multidisciplinare lavora sulla programmazione delle cure successive, incluse eventuali terapie domiciliari, valutazioni sociali e l’attivazione di servizi di supporto per favorire un ritorno sicuro al proprio ambiente di vita.

Impatto previsto sulla rete sanitaria e criticità

La presenza dell’ospedale di comunità contribuisce a decongestionare i reparti per acuti, migliorando l’appropriatezza dei ricoveri e ottimizzando le risorse ospedaliere. Si attende inoltre un beneficio in termini di continuità terapeutica e di qualità della presa in carico, grazie alla vicinanza dei servizi ai luoghi di residenza. Tuttavia, essendo una struttura con 20 posti letto, la capacità è limitata: diventa quindi fondamentale un coordinamento efficace con i servizi territoriali e l’assistenza domiciliare per massimizzare l’impatto positivo sulla popolazione.

Prospettive operative

La sfida principale resta l’integrazione tra ospedale, struttura intermedia e territorio, assicurando continuità informativa e organizzativa. Un corretto flusso di pazienti in entrata e in uscita, supportato da schede cliniche condivise e da un lavoro congiunto tra reparti ospedalieri e servizi di cure domiciliari, può trasformare l’iniziativa in un modello replicabile per altre realtà locali, rafforzando la sanità di prossimità.

In sintesi, la nuova unità a Niguarda rappresenta un tentativo concreto di rispondere a bisogni sanitari intermedi, combinando stabilizzazione clinica, riabilitazione e progettazione della dimissione in un luogo pensato per chi necessita di cure non intensive. Il successo dipenderà dalla capacità di integrazione con il territorio e dalla gestione efficiente dei percorsi assistenziali.

Scritto da Martina Colombo

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