Al recente congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) è stato presentato un risultato che potrebbe cambiare il panorama terapeutico del melanoma ad alto rischio. Un vaccino oncologico a mRNA personalizzato, definito temporaneamente intismeran autogene, è stato testato in combinazione con l’immunoterapia pembrolizumab (Keytruda) su pazienti sottoposti a resezione chirurgica.
I dati emergenti mostrano una diminuzione del 42% del rischio di recidiva o di morte rispetto al solo utilizzo dell’immunoterapia, confermando il potenziale della tecnologia mRNA, la stessa che ha rivoluzionato la risposta contro il Covid-19, a guidare il sistema immunitario verso le cellule tumorali.
Studio clinico su 1.136 pazienti con melanoma allo stadio IIIC
Lo studio di fase tardiva ha coinvolto esattamente 1.136 soggetti affetti da melanoma al livello IIIC, una fase in cui le probabilità di ritorno della malattia nei linfonodi o in organi distanti sono tradizionalmente molto alte. Con un follow-up medio di circa due anni, i pazienti che hanno ricevuto il vaccino più pembrolizumab hanno mostrato non solo una riduzione significativa delle recidive, ma anche un trend positivo sulla sopravvivenza globale.
Il dott. Michael Postow, responsabile del reparto melanoma al Memorial Sloan Kettering Cancer Center, ha sintetizzato il risultato dichiarando: “Questo vaccino cancella le incertezze del passato. Potenzia infatti la risposta immunitaria dell’organismo in modo mirato ed esclusivamente contro le cellule tumorali specifiche di quel singolo paziente”. La dichiarazione sottolinea l’aspetto altamente selettivo della terapia, che prende di mira solo le mutazioni proprie del tumore rimosso.
Come viene creato il vaccino su misura
Dopo l’intervento chirurgico, una piccola porzione del tessuto tumorale viene sottoposta a sequenziamento genico per identificare i neoantigeni, ovvero le mutazioni uniche che distinguono le cellule cancerose da quelle sane. Queste informazioni guidano la fase di progettazione del vaccino, durante la quale gli scienziati inseriscono sequenze di mRNA che codificano per i neoantigeni più immunogenici.
Somministrazione e schema terapeutico
Il prodotto finale viene iniettato per via intramuscolare ogni tre settimane, fino a un massimo di 9 dosi. Parallelamente, le infusioni endovenose di pembrolizumab vengono somministrate ogni sei settimane per un periodo di circa un anno. Questo regime combinato consente al sistema immunitario di essere costantemente stimolato sia dall’anticorpo checkpoint inhibitor sia dal vaccino mirato, rafforzando la capacità di riconoscere ed eliminare le cellule residua.
Prospettive regolatorie e nuove sperimentazioni
I due giganti farmaceutici dietro il progetto, Merck e Moderna, hanno già avviato le discussioni formali con le autorità di regolamentazione, tra cui la US Food and Drug Administration (FDA), per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio. Nel frattempo la piattaforma mRNA è al centro di ulteriori studi clinici volti a valutare la sua efficacia su altri tumori ad alto impatto, come il carcinoma polmonare e il tumore al pancreas.
Se i risultati futuri confermeranno le performance osservate nel melanoma, il vaccino a mRNA potrebbe aprire la strada a una nuova classe di terapie oncologiche personalizzate, in grado di trasformare una diagnosi di alto rischio in una prospettiva di vita più lunga e di migliore qualità.
