Essere in malattia non significa essere confinati a casa: la normativa italiana prevede obblighi precisi sia verso INPS sia verso il datore di lavoro. Quando il medico rilascia il certificato medico telematico il dipendente deve informare tempestivamente l’azienda, fornire l’indirizzo di reperibilità e restare a disposizione per le visite di controllo nelle fasce orarie stabilite. Non rispettare questi adempimenti può comportare la perdita dell’indennità e sanzioni disciplinari.
Obblighi del lavoratore durante il periodo di malattia
Il primo dovere è la comunicazione immediata al datore, preferibilmente prima dell’inizio del turno, tramite i canali aziendali previsti. Successivamente, il medico invia il certificato medico all’INPS entro il giorno successivo all’inizio della malattia; il dipendente deve verificare che i dati siano corretti. Se l’azienda richiede il numero di protocollo (PUC), è necessario fornirlo. Quando il domicilio di reperibilità differisce dalla residenza abituale, occorre indicarlo con precisione nel certificato. Infine, il lavoratore è tenuto a non svolgere attività che possano ritardare la guarigione, inclusi lavori retribuiti e sport intensi.
Gestione della certificazione telematica
Dal 2010 il certificato è interamente digitale: non è più necessario spedire copie cartacee né recarsi presso uffici INPS. Basta notificare al datore l’apertura della malattia e controllare che il medico abbia inserito correttamente i dati nel fascicolo digitale. Eventuali errori devono essere corretti subito, altrimenti si rischia la nullità del periodo di copertura.
Orari di reperibilità e visita fiscale
Le finestre in cui il medico fiscale può effettuare la visita variano tra settore privato e pubblico. Per i dipendenti privati gli intervalli sono 10-12 e 17-19, per tutti i giorni della settimana, compresi sabati, domeniche e festivi. Per i dipendenti pubblici le fasce sono 09-13 e 15-18, con la stessa estensione a tutti i giorni. Durante questi orari il dipendente deve trovarsi all’indirizzo indicato; l’impossibilità di aprire la porta viene considerata assenza ingiustificata.
Fine settimana e festività
L’INPS opera 7 giorni su 7: anche il sabato, la domenica o le festività nazionali non sono esenti dal controllo. Un lavoratore del settore privato può uscire prima delle 10, tra le 12 e le 17 o dopo le 19; i dipendenti pubblici hanno gli slot prima delle 09, tra le 13 e le 15 o dopo le 18. Giungere assenti durante le fasce previste comporta le stesse sanzioni previste per un giorno feriale.
Uscite consentite e attività proibite
Il dipendente non è obbligato a restare chiuso in casa 24 ore su 24; può allontanarsi al di fuori delle fasce di reperibilità purché l’attività non contraddica la diagnosi. Per esempio, una breve passeggiata al supermercato o una visita in farmacia sono lecite, mentre partecipare a una partita di calcetto con un certificato di lombosciatalgia è un illecito grave. Inoltre, è vietato svolgere qualsiasi lavoro retribuito, attività domestiche gravose, sport intensi o viaggi di piacere che possano aggravare lo stato di salute.
Visite mediche o esami durante le fasce
Se una visita specialistica, un prelievo o una terapia coincide con le ore di reperibilità, la legge riconosce il diritto alla cura. In tal caso è necessario informare preventivamente l’INPS (tramite portale con SPID o Contact Center) e il datore di lavoro, allegare una ricevuta che riporti data e orario dell’appuntamento, e ritornare al domicilio non appena terminata la prestazione. L’omissione di questi passaggi può trasformare l’assenza in “non giustificata” anche se la visita è avvenuta.
Conseguenze di assenza ingiustificata e difesa
Se il medico fiscale bussa senza ricevere risposta, rilascia un avviso che invita a una visita ambulatoriale. La prima mancata reperibilità comporta la perdita totale dell’indennità per i primi 10 giorni; la seconda riduce l’indennità al 50 % per il periodo residuo; la terza comporta la sospensione totale fino al termine del periodo di malattia. Parallelamente, il datore può avviare un procedimento disciplinare che, in casi estremi, può sfociarsi in licenziamento per giusta causa. Per evitare queste conseguenze, è possibile presentare giustificazioni riconosciute dalla giurisprudenza, ad esempio ricovero ospedaliero, emergenza sanitaria o forza maggiore, comunicandole tempestivamente all’INPS.


