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24 Ottobre 2026

Volga: durvalumab ed enfortumab riducono del 42% le morti nella vescica

Durvalumab e enfortumab vedotin migliorano la sopravvivenza dei pazienti con vescica invasiva, tagliando di quasi la metà il rischio di morte

Volga: durvalumab ed enfortumab riducono del 42% le morti nella vescica

Il carcinoma della vescica muscolo-invasivo (MIBC) rappresenta una delle sfide oncologiche più complesse: i pazienti devono affrontare una cistectomia radicale e, spesso, le terapie disponibili sono limitate, soprattutto per chi non può assumere cisplatino. In questo contesto, lo studio di fase III VOLGA ha valutato l’efficacia di una strategia perioperatoria che combina durvalumab e enfortumab vedotin, somministrati prima e dopo l’intervento chirurgico.

Studio VOLGA: risultati chiave della terapia perioperatoria

Il trial ha coinvolto 695 pazienti provenienti da 182 centri in 25 Paesi. Tutti i partecipanti avevano un MIBC operabile ma non erano idonei alla chemioterapia a base di cisplatino, o l’avevano rifiutata. La combinazione di durvalumab (immunoterapia) e enfortumab vedotin (anticorpo-conjugato) è stata somministrata in fase neoadiuvante, seguita da durvalumab nel periodo post-operatorio. I risultati hanno mostrato una riduzione del 49% del rischio di progressione, recidiva, impossibilità di intervento o decesso rispetto al gruppo di controllo.

Statistiche di sopravvivenza a due anni

Il dato più sorprendente riguarda la sopravvivenza globale (OS): il rischio di morte è stato diminuito del 42% (HR 0,58). A due anni, il 78% dei pazienti trattati con durvalumab-enfortumab era ancora vivo, contro il 69% del braccio di confronto. Parallelamente, la sopravvivenza libera da eventi (EFS) ha raggiunto il 64% nella coorte sperimentale, contro il 45% dei controlli.

Impatto clinico sui pazienti non candidati a cisplatino

Emiliano Tamburini, direttore del Dipartimento di Oncologia e Cure Palliative dell’Ospedale Cardinale Panico di Tricase, sottolinea che “in Italia si registrano circa 31 mila nuovi casi di tumore della vescica ogni anno; un quarto di questi è MIBC”. Per questi pazienti, la cistectomia resta una procedura traumatica, con un tasso di recidiva vicino al 50 %. Il nuovo regime per via perioperatoria offre una opzione terapeutica con un profilo di sicurezza gestibile, cambiando potenzialmente lo standard di cura per chi non può ricevere cisplatino.

Prospettive di genere e prevenzione del tumore della vescica

Rossana Berardi, presidente eletta della AIOM, evidenzia che, sebbene gli uomini siano più colpiti, le donne spesso ricevono una diagnosi in fase avanzata. “Il sangue nelle urine non deve essere attribuito a una semplice cistite o a un sanguinamento ginecologico; è un segnale che merita una valutazione medica immediata”, afferma. Inoltre, il fumo è il principale fattore di rischio modificabile: le sostanze tossiche del tabacco raggiungono le urine, esponendo direttamente la mucosa vescicale. Interventi di prevenzione, come programmi di cessazione, sono essenziali per ridurre l’incidenza.

La combinazione di durvalumab e enfortumab vedotin ha dimostrato di migliorare significativamente sia la sopravvivenza globale che quella libera da eventi nei pazienti con MIBC non idonei a cisplatino, aprendo la strada a un nuovo standard terapeutico che integra immunoterapia e terapia mirata, con benefici sia clinici sia di qualità della vita.