Gli antibiotici sono riconosciuti come farmaci salvavita, ma recenti studi suggeriscono che possano interferire con la risposta a immunoterapia nei pazienti affetti da cancro. Una delle più ampie meta-analisi condotte fino ad oggi ha coinvolto quasi 100 mila pazienti, provenienti da 29 Paesi e 116 coorti diverse, per valutare questo possibile legame.
Dati della meta-analisi: esposizione, rischio di morte e progressione
Nel complesso, il 31,2% dei soggetti (circa un paziente su tre) ha ricevuto antibiotici nel periodo di avvio dell’immunoterapia. Confrontati con i pazienti non esposti, gli individui trattati con antibiotici presentavano un rischio di mortalità aumentato del 49% (hazard ratio, HR = 1,49) e un rischio di progressione della malattia o morte superiore del 44% (HR = 1,44) durante il follow-up.
Importanza del tempismo: i 60 giorni precedenti l’immunoterapia
Analizzando più da vicino la finestra temporale, i ricercatori hanno osservato che i pazienti che avevano assunto antibiotici nei 60 giorni antecedenti l’inizio dell’immunoterapia mostravano un incremento del rischio di mortalità pari al 79% e di progressione del 57%. Questo dato suggerisce che l’esposizione immediata potrebbe avere un impatto più marcato rispetto a trattamenti più distanti nel tempo.
Analisi su pazienti in buona condizione
Per escludere che il risultato fosse dovuto semplicemente a una maggiore fragilità clinica, è stata effettuata un’analisi su 7.684 pazienti con performance status ECOG 0-1. Anche in questo sotto-gruppo, l’associazione persisteva, con HR 1,43 sia per la sopravvivenza globale sia per la sopravvivenza libera da progressione, indicando che la fragilità non è l’unica spiegazione.
Ipotesi biologiche: il ruolo del microbiota intestinale
Una delle spiegazioni più plausibili riguarda il microbiota intestinale. Gli antibiotici, modificando drasticamente la composizione batterica dell’intestino, possono ridurre le popolazioni benefiche che supportano la risposta immunitaria e alterare la produzione di metaboliti coinvolti nella regolazione immunitaria. Studi pre-clinici hanno già evidenziato come tali variazioni possano compromettere l’attività dei checkpoint inhibitor, i farmaci alla base dell’immunoterapia.
È importante sottolineare che la meta-analisi non disponeva di dati diretti sul microbiota dei pazienti; dunque, la correlazione rimane ipotetica e richiede conferma mediante studi prospettivi.
Implicazioni cliniche e prospettive di ricerca
Secondo il professor Giampaolo Tortora, ordinario di oncologia presso l’Università Cattolica, “per il momento non è possibile dare alcuna indicazione a rinunciare agli antibiotici, quando necessari”. La raccomandazione principale è promuovere un uso appropriato degli antibiotici, evitando prescrizioni superflue e privilegiando, quando clinicamente possibile, terapie mirate, in linea con i principi di antibiotic stewardship.
I ricercatori del Policlinico Gemelli stanno già preparando uno studio prospectivo che seguirà pazienti oncologici, documentando dettagliatamente le terapie antibiotiche e analizzando le variazioni del microbiota intestinale. L’obiettivo è verificare se il ripristino dell’equilibrio microbico possa migliorare la risposta all’immunoterapia, aprendo una nuova frontiera nella medicina personalizzata.
