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Boomer più soddisfatti, millennials faticano a prevenire

Un’indagine rivela che i millennial, pur sapendo quanto sia importante la prevenzione, faticano a tradurla in pratica, mentre i boomer restano più sereni nonostante le cronicità.

Una recente ricerca condotta da Elma Research per la Fondazione Onda ETS ha messo a confronto 1.000 soggetti, tra cui 640 appartenenti alla generazione dei Boomer (65-75 anni) e 360 Millennials (30-45 anni). Il risultato principale è sorprendente: l’80% dei giovani ritiene indispensabile investire sulla salute entro i 40 anni, mentre solo il 55% dei più anziani condivide la stessa opinione.

Millennial: consapevolezza alta, ma barriere concrete

Nonostante la forte percezione dell’importanza della prevenzione nei dodici mesi precedenti i Millennials hanno segnalato una minore regolarità nelle attività di alimentazione equilibrata, esercizio fisico, qualità del sonno e soprattutto nei controlli medici programmati. Il 65% degli intervistati lavora a tempo pieno e indica costimancanza di tempo e stress mentale come ostacoli principali. Inoltre, il canale informativo è cambiato: se il medico resta la figura di riferimento, la sua influenza è diminuita rispetto ai Boomer, mentre il web e i social raggiungono il 34% dei giovani, contro il 17% dei più anziani.

Impatto sulla salute mentale

Secondo Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, la prevalenza di ansia e depressione nelle principali patologie croniche varia dal 20% al 40%, aumentando con dolore e disabilità. Una meta-analisi del 2025 pubblicata su JAMA Network Open, su oltre 347.000 pazienti, ha evidenziato depressione nel 39,3% e ansia nel 40,2% dei soggetti affetti da dolore cronico, con percentuali superiori al 50% nella fibromialgia, soprattutto tra le donne.

Boomer: più cronicità, ma maggiore soddisfazione

I Boomer, pur presentando quasi il doppio delle patologie croniche rispetto ai Millennials, dichiarano una più alta soddisfazione per salute mentale autonomia, capacità di prendere decisioni e serenità verso il futuro. Per loro il benessere è legato alla possibilità di mantenere indipendenza e di continuare a contribuire alla vita familiare: sette su dieci gestiscono ancora la casa e i cari. Questo approccio più pragmatico è stato evidenziato da Massimo Massagrande, CEO di Elma Research, che ha sottolineato come la percezione del qualità della vita cambi radicalmente tra le due generazioni.

Fattori di differenziazione

Nel confronto emergono due priorità: i Millennials puntano su serenità emotiva gestione dello stress e sonno di qualità; i Boomer, invece, valorizzano autonomia continuità delle attività quotidiane e capacità progettuale. Queste differenze suggeriscono la necessità di politiche sanitarie su misura: programmi di welfare aziendale flessibili, costi ridotti e comunicazione attraverso i canali digitali preferiti dai giovani.

Francesca Merzagora, presidente della Fondazione Onda ETS, ha evidenziato che la generazione più consapevole è anche quella che incontra più difficoltà a tradurre la conoscenza in azione. La proposta è di passare da una mera informazione a interventi concreti, riducendo le barriere economiche e temporali e utilizzando un linguaggio digitale senza sacrificare l’autorevolezza scientifica. Un approccio più integrato, che includa anche la salute mentale nelle linee guida di prevenzione, potrebbe migliorare l’adesione alle pratiche salutari e attenuare l’incidenza di ansia e depressione nelle patologie croniche.

Scritto da Roberto Capelli

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