Caffè e tè contro la demenza? Cosa c’è di vero secondo i medici

(Adnkronos) –
L'assunzione a lungo termine di caffè e tè è associata alla riduzione del rischio di demenza e, in generale, mantiene più a lungo la salute del cervello? A porsi la domanda è una ricerca pubblicata su 'Jama' secondo la quale un consumo moderato di caffeina può ridurre il rischio di demenza e rallentare il declino cognitivo. Lo studio osservazionale condotto da un gruppo di ricercatori di Harvard ha analizzato le abitudini di consumo di caffè e tè nel lungo periodo. I medici anti-fake news del portale 'Dottore, ma è vero che…?', curato dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici), alla domanda 'se caffè e tè proteggono dalla demenza?' rispondono che "dalle notizie circolate sembrerebbe di sì. Ma, come molto spesso accade quando si cercano e si valutano correlazioni tra alimenti e malattie, è necessario analizzare lo studio nei suoi dettagli e con obiettività". Diversi esperti – ricordano i medici anti-bufale – hanno sollevato alcuni punti critici: la tipologia dell'indagine, gli stessi risultati (che mostrano un'associazione e non un rapporto di causa-effetto tra consumo di caffè e demenza) e la natura della patologia considerata, complessa da prevenire perché multifattoriale. Lo studio inoltre è di tipo osservazionale: i ricercatori non hanno assegnato ai partecipanti una dosa di caffè da bere quotidianamente, ma si sono limitati a raccogliere informazioni sulle loro abitudini nel tempo attraverso questionari. La ricerca randomizzata ha coinvolto oltre 130.000 partecipanti di 2 coorti statunitensi formati da donne e uomini che non soffrivano di demenza né di altre patologie gravi. I partecipanti sono stati seguiti per un lungo periodo (follow-up fino a 43 anni) e ogni 2-4 anni, tramite un questionario, hanno riferito al team di ricerca dati sulla propria salute cognitiva e sull'abitudine di bere caffè (non decaffeinato) e tè. Lo studio conclude che un maggiore consumo di caffè o tè è stato associato a un minor rischio di demenza e a una funzione cognitiva leggermente migliore, con l'associazione più pronunciata a livelli di assunzione moderati: 2-3 tazze di caffè oppure 1-2 tazze di tè al giorno. Coloro che mantenevano per anni questa abitudine, secondo gli esiti del lavoro, presentavano una minore prevalenza di declino cognitivo rispetto a coloro che assumevano un decaffeinato o il tè deteinato. "La parola chiave – fanno notare gli esperti Fnomceo – è 'associazione'. Nello studio "non si afferma che bere quelle dosi di caffè e tè sicuramente protegge dalla demenza. Si è semplicemente osservato che i due fenomeni, così come riferito dai partecipanti, sono talvolta associati". Il cardiologo elettrofisiologo John Mandrola, sulle pagine del blog 'Sensible Medicine', ha spiegato ancora una volta il rischio che i risultati di "studi osservazionali non randomizzati su prodotti come caffè, quinoa, cioccolato, saune e mirtilli" confondano le idee ai cittadini. I cosiddetti 'fattori di confondimento' restano un limite strutturale degli studi osservazionali: nel caso dello studio in questione, le persone che bevono caffè ogni giorno, ad esempio, potrebbero anche fare più attività fisica, seguire un'alimentazione più varia, fumare meno o avere un livello di istruzione più elevato. Abitudini e condizioni che sappiamo possono proteggere dal rischio di soffrire di demenza. Sebbene i ricercatori che hanno condotto lo studio affermino di aver corretto i fattori di confondimento noti, "non possono essere intervenuti su ciò che lo studio stesso non ha misurato: le informazioni individuali non raccolte tramite il questionario restano quindi invisibili all'analisi. Per questo motivo, il metodo più affidabile per stabilire un rapporto di causa-effetto – sottolineano da Fnomceo – è sempre quello di condurre uno studio randomizzato, che nel campo della nutrizione è però molto difficile da realizzare per ragioni sia pratiche sia etiche". Forse il caffè non fa così male come crediamo? "L’espresso (così come una tazza di tè) contiene caffeina, una sostanza stimolante che in dosi moderate riduce la stanchezza, aumenta la vigilanza e migliora i tempi di reazione". Una panacea? "Non proprio – evidenziano i medici anti-fake news – Come si sa un abuso di caffè incide negativamente sulla pressione arteriosa: in alcuni soggetti potrebbe causare danni al sistema cardiocircolatorio. Dosi elevate di caffè non aiutano le persone ansiose, disturbano il sonno e possono peggiorare le condizioni di chi soffre di reflusso gastroesofageo".
Allora, cosa possiamo fare per prevenire la demenza? Yu Zhang, primo autore dello studio – concludono i medici anti-bufale – ha specificato che "mantenere uno stile di vita sano, fare regolarmente esercizio fisico, avere una dieta equilibrata e dormire bene sono tutti fattori importanti per migliorare la salute del cervello". Secondo le principali revisioni di studi sulla prevenzione della demenza – la cui incidenza aumenta con la longevità della popolazione, globalmente – la diagnosi precoce è un fattore positivo per il successo dei (pochi) trattamenti disponibili. Le prove attualmente disponibili fanno inoltre pensare che circa la metà dei casi di declino cognitivo possa essere prevenuta o ritardata seguendo uno stile di vita sano.
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Scritto da Adnkronos

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