Una conferenza stampa tenutasi nella Sala Stampa della Camera dei deputati ha posto al centro della discussione la malattia renale cronica (MRC). L’iniziativa, promossa dall’onorevole Erik Umberto Pretto, membro della XII Commissione Affari Sociali, ha riunito rappresentanti istituzionali, società scientifiche, esperti clinici e associazioni di pazienti, con il contributo non condizionante di Fresenius Kabi Italia e Dr. Schär.
Le cifre della malattia renale cronica in Italia
Secondo i dati presentati dalla senatrice Elena Murelli, la MRC colpisce circa 4 milioni di italiani, ovvero il 10 % della popolazione globale. La dialisi, in particolare, grava sul bilancio del Servizio Sanitario Nazionale per più di 2,5 miliardi di euro all’anno, consumando il 2 % delle risorse sanitarie nonostante rappresenti solo lo 0,1 % della popolazione. Queste statistiche hanno spinto i relatori a evidenziare l’urgenza di interventi mirati a ridurre l’incidenza della dialisi tramite prevenzione e gestione nutrizionale.
Diagnosi precoce: la proposta parlamentare
L’onorevole Pretto ha illustrato la proposta di una risoluzione parlamentare volta ad avviare uno screening nazionale per la MRC, coinvolgendo cittadini e medici di medicina generale. «La malattia renale cronica va conosciuta, indagata e diagnosticata quanto prima», ha affermato Pretto, sottolineando che una diagnosi tempestiva può modificare significativamente l’andamento della patologia e limitare le spese legate alla dialisi.
Il ruolo dei medici di base
Gaetano Piccinocchi, tesoriere nazionale della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie, ha ribadito che il medico di base è il punto di partenza per individuare soggetti a rischio e instaurare una alimentazione corretta integrata con la terapia farmacologica. Secondo lui, una stretta collaborazione tra medico di famiglia e nefrologo è fondamentale per rallentare la progressione della MRC.
Nutrizione terapeutica: dieta iproteica e chetoanaloghi
Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia, ha spiegato che la dieta iproteica, associata quando necessario a chetoanaloghi, permette di mantenere uno stato nutrizionale adeguato senza aumentare il carico di azoto. «Al ridursi della funzione renale, parallelamente dobbiamo ridurre l’introito di proteine», ha precisato De Nicola, evidenziando come tale approccio possa ritardare l’inizio della dialisi.
Prodotti aproteici e vantaggi economici
Lorenzo Gesualdo, presidente della Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane (FISM), ha illustrato come i prodotti aproteici e la supplementazione con chetoanaloghi fungano da terapia ponte per i candidati al trapianto, evitando la malnutrizione e guadagnando tempo per le valutazioni cliniche. Luca De Nicola ha aggiunto che queste terapie non solo migliorano la sopravvivenza, ma generano anche un risparmio netto per il SSN grazie al posticipo della dialisi.
Formazione specialistica e impegno delle associazioni
Filippo Aucella, presidente eletto della Società Italiana di Nefrologia, ha sottolineato l’importanza di una formazione continua per i nefrologi, affinché possano valutare le indicazioni più appropriate per ciascun paziente. Ha ricordato i corsi dedicati agli specializzandi, mirati a consolidare le competenze nella gestione dietetica della MRC.
Giuseppe Vanacore, presidente dell’Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto (ANED), ha chiuso l’incontro enfatizzando la necessità di intervenire prima della dialisi. «Il nostro impegno fondamentale è sulla prevenzione, diagnosi precoce e sul percorso della malattia prima dell’incontro con la dialisi», ha dichiarato, ribadendo che nutrizione e terapia conservativa sono i pilastri per garantire una migliore qualità di vita e per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
