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23 Ottobre 2026

Digos perquisisce 18 città, il governo rafforza la sicurezza per le proteste

Scopri perché le piazze annunciate sono state cancellate e come le autorità stanno preparando le città per le proteste del 17 ottobre.

Digos perquisisce 18 città, il governo rafforza la sicurezza per le proteste

Sabato 25 ottobre le strade di numerose metropoli italiane sono destinate a diventare zone di tensione. Dopo i scontri violenti del fine-settimana scorso, i comuni hanno disposto il blocco di alcune arterie, l’impiego di centinaia di agenti e il rafforzamento dei posti di controllo. La popolazione si trova così a dover fare i conti con un clima di incertezza e allerta che si estende da Milano a Roma, passando per Torino, Bologna e altre città del Nord-Sud.

Il Movimento 17 ottobre ha, nel frattempo, deciso di ribaltare la propria programmazione. Un messaggio pubblicato sui profili ufficiali alle 14.30 di sabato ha informato che le piazze originariamente indicate – Duomo, Nettuno, Piazza Castello e simili – non ospiteranno più raduni. Al loro posto, saranno divulgati tre punti di aggregazione per città, con l’invito esplicito a partecipare in gruppo e a non agire da soli. Un’ulteriore comunicazione, prevista per le 15.30, indicherà la grande piazza finale dove si radunerà il corteo. Il motto rimane «Be water», ovvero adattarsi e fluire come l’acqua.

Cambio di rotta del Movimento 17 ottobre

Il cambio di rotta è stato presentato come una scelta tattica per evitare la frammentazione dei gruppi e per confondere le forze dell’ordine. Il comunicato sottolinea che l’annullamento delle piazze preannunciate non implica un ritiro, ma piuttosto una rivalutazione logistica volta a rendere più difficile il monitoraggio da parte delle autorità. La frase “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi” chiude il messaggio, lasciando intendere che le decisioni saranno prese in tempo reale, rendendo la gestione dell’ordine pubblico una sfida ancora più complessa.

Strategia “Be water”

Il riferimento all’acqua vuole rimarcare la capacità del movimento di muoversi rapidamente e di cambiare rotta senza ostacoli. In pratica, i manifestanti dovranno tenere acceso il cellulare per ricevere gli aggiornamenti, mentre le forze di polizia dovranno svariarsi tra le varie potenziali località, aumentando la pressione su risorse già impegnate.

Le città si blindano: Milano, Roma, Torino, Bologna

Le amministrazioni locali hanno risposto con una serie di provvedimenti di emergenza. A Milano, la zona centro – compresa la stazione – sarà presidiata da circa 500 militari aggiunti dal governo nazionale. Il sindaco ha già segnalato un forte senso di preoccupazione, soprattutto dopo le scene di guerriglia urbana con minori incappucciati registrate lo scorso weekend. Due manifestazioni autorizzate sono previste: un sit-in dei sindacati di base in piazza Cavour e un raduno pro-Palestina in piazza Leonardo da Vinci, con una partecipazione stimata di 300 persone.

Roma

La capitale ha intensificato il controllo su Piazza Venezia, Piazza del Popolo e il Circo Massimo, quest’ultimo anche sede del Villaggio della Difesa per la festa dell’Esercito. Una manifestazione nazionale per la pace, intitolata “Fuori l’Italia dalla guerra”, raccoglierà circa 10.000 persone in piazza della Repubblica a partire dalle 14.00. Alle 15.00 seguirà il corteo dell’Asse Imperialista verso i Fori Imperiali, mentre le forze di destra organizzeranno il percorso “Sblocchiamo tutto” da piazza della Libertà a piazza Risorgimento.

Torino

Torino ospiterà il raduno “Torino è contro il riarmo” in piazza Castello alle 15.00, coordinato dal centro sociale Askatasuna. Gli studenti delle scuole superiori arriveranno prima in piazza Arbarello, per poi dirigersi verso la stessa piazza Castello. Il piano prevede un ritorno al punto di partenza al termine delle attività, creando così un cerchio di protesta che potrà sfociare in un corteo più ampio.

Bologna

A Bologna, il movimento aveva indicato la piazza Nettuno come luogo di raduno. Il sindaco ha dichiarato di collaborare con la Questura e i commercianti per garantire la sicurezza del centro storico e di aprire un canale di dialogo diretto con i giovani coinvolti, sottolineando l’importanza di ascoltare le loro istanze prima di prendere decisioni più rigide.

Operazione Digos: perquisizioni in diciotto comuni

In risposta ai disordini, la Digos ha avviato una campagna di perquisizioni domiciliari e personali in 18 città italiane, coinvolgendo circa 100 individui, di cui 51 minorenni. Le zone interessate includono Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese e Verona. Il ministro dell’Interno ha dichiarato che le indagini stanno aprendo il “velo” su un fenomeno che potrebbe essere coordinato da una o più reti di dimensione nazionale.

A Bergamo, la polizia ha identificato 350 giovani, per la maggior parte minorenni, collegati alle proteste. Sono state emesse 12 misure di prevenzione per due adulti stranieri e dieci minorenni. La procura ha anche indagato su una chat WhatsApp in cui veniva diffuso un messaggio ritenuto istigatorio per una manifestazione a Dalmine. Inoltre, è stato avviato un procedimento di revoca del permesso di soggiorno per un cittadino senegalese ritenuto coinvolto nei disordini milanesi, mentre un quindicenne bergamasco è stato segnalato per il possesso di un bastone estensibile.

Le perquisizioni hanno riguardato non solo abitazioni private, ma anche stazioni ferroviarie e scuole, con controlli approfonditi su biglietti, precedenti penali e possibili oggetti pericolosi come petardi o coltelli. Chi non ha fornito i documenti richiesti o è stato trovato in possesso di materiale proibito è stato temporaneamente impedito di viaggiare. L’operazione, comunque, si colloca in un più ampio quadro di misure preventive volute dal governo per contenere ulteriori escalation violente nelle prossime settimane.