Epatite A in crescita in Italia: sintomi, cause e prevenzione

Allerta epatite A: aumentano i casi soprattutto tra uomini e tra i consumatori di molluschi; ecco come riconoscerla e prevenirla

Negli ultimi bollettini si registra una ripresa dei casi di epatite A in Italia, un fenomeno che riflette andamenti simili in altri Paesi europei. I dati del Seieva coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità mostrano un incremento nel primo semestre 2026 e, parallelamente, le segnalazioni locali evidenziano focolai alimentari e di trasmissione sessuale. Comprendere i sintomi, i tempi di incubazione e le misure di prevenzione è essenziale per limitare la diffusione e proteggere i soggetti più a rischio.

Le autorità sanitarie sottolineano la necessità di combinare sorveglianza, informazione e vaccinazione mirata per arginare l’epidemia. In alcune regioni, come la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Lazio, si osservano percentuali più elevate di casi, mentre interventi specifici sono stati attivati in altre aree, tra cui la Campania, dove le istituzioni locali hanno rafforzato i controlli sulla filiera dei molluschi. Qui di seguito si analizzano cause, sintomi, trattamento e comportamenti da adottare.

Che cos’è e come si manifesta

L’epatite A è un’infezione virale che colpisce il fegato e, nella maggior parte dei casi, ha un decorso favorevole. Si definisce autolimitante poiché il sistema immunitario elimina il virus senza che si cronicizzi: non esiste infatti lo stato di portatore cronico. Il periodo di incubazione varia generalmente tra 15 e 50 giorni, e l’infezione può essere asintomatica soprattutto nei bambini. Quando presenti, i sintomi più comuni includono febbre, nausea, astenia intensa, dolori addominali, urine scure e ittero, spesso accompagnati da aumento delle transaminasi e della bilirubina.

Gravità e prognosi

Nella maggior parte dei pazienti il recupero avviene in poche settimane: la durata tipica dei sintomi è di circa 1-2 settimane, anche se in alcuni casi il decorso può prolungarsi fino a qualche mese. Le forme severe sono rare ma possibili; le epatiti fulminanti hanno una mortalità bassa nella popolazione generale (tra 0,1% e 0,3%) ma possono salire fino a 1,8% negli over 50. Per questo motivo il monitoraggio clinico e laboratoristico rimane fondamentale fino alla normalizzazione degli esami del fegato.

Modalità di trasmissione e fattori di rischio

Il virus si diffonde principalmente per via oro-fecale. È presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e può persistere fino a una settimana dopo l’inizio della malattia; la presenza nel sangue è invece di breve durata. Tra i fattori che aumentano il rischio di contagio rientrano il consumo di cibi contaminati, in particolare i molluschi bivalvi e i frutti di bosco, viaggi in aree endemiche e i contatti sessuali stretti: nelle segnalazioni recenti è emerso un incremento significativo tra gli uomini che fanno sesso con uomini (MSM), che rappresentano quasi il 30% dei casi segnalati nel periodo considerato rispetto a percentuali inferiori l’anno precedente.

Cluster alimentari e controlli

Le indagini epidemiologiche attribuiscono spesso focolai al consumo di prodotti filtratori come cozze, vongole e ostriche, che possono accumulare particelle virali da acque contaminate. Perciò le autorità sanitarie raccomandano di evitare molluschi crudi o appena scottati e di acquistare sempre da rivenditori autorizzati, controllando etichettatura e provenienza. Per i frutti di bosco congelati, l’ISS raccomanda di portarli a ebollizione a 100°C per almeno 2 minuti prima dell’uso.

Diagnosi, cura e quando ricoverare

La diagnosi si basa su esami del sangue che rilevano l’aumento delle transaminasi e la presenza di anticorpi specifici. Non esiste una terapia antivirale mirata per l’epatite A: il trattamento è prevalentemente di supporto, volto ad alleviare i sintomi e sostenere il recupero. Raccomandazioni pratiche includono riposo, adeguata idratazione, pasti leggeri e l’astensione dall’alcol. È importante evitare farmaci potenzialmente epatotossici senza il parere del medico; ad esempio il paracetamolo ad alte dosi può sovraccaricare il fegato.

Segni di allarme

Il ricovero è indicato in presenza di insufficienza epatica, vomito persistente con rischio di disidratazione, ittero marcato, alterazioni della coagulazione o altre complicazioni gravi. In assenza di tali segnali la maggior parte dei pazienti segue un percorso di follow-up ambulatoriale con esami periodici fino alla normalizzazione dei valori epatici.

Prevenzione: il ruolo della vaccinazione e delle pratiche igieniche

Poiché non esiste una cura antivirale specifica, la prevenzione è la strategia principale. La vaccinazione contro l’epatite A è consigliata per contatti stretti di casi confermati, viaggiatori verso aree a rischio, soggetti con malattie epatiche, operatori sanitari, persone che consumano regolarmente molluschi crudi e per la comunità MSM. Accanto al vaccino, le misure di base comprendono il corretto lavaggio delle mani dopo l’uso dei servizi igienici e prima della manipolazione di alimenti, evitare acqua non potabile e non preparare cibo per altri in presenza di sintomi compatibili.

Nel primo semestre 2026 sono stati segnalati 247 casi in Italia (confronto: 159 nel 2026 e 105 nel 2026), con prevalenza maschile del 64% e maggior concentrazione nella fascia d’età 35-54 anni. Le Regioni con percentuali più alte includono Lombardia (18,6%), Emilia-Romagna (16,6%) e Lazio (15,8%). Inoltre, la Campania ha registrato recentemente un aumento dei casi con 133 segnalazioni alla data del 18 marzo 2026, spingendo le autorità a intensificare i controlli sulla filiera dei molluschi. Informazione, vaccinazione mirata e buone pratiche alimentari restano gli strumenti chiave per contenere la diffusione.

Scritto da Staff

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