Argomenti trattati
- I fatti
- Fattori di rischio e meccanismi
- Chi è più esposto e perché
- Come si manifesta e quando rivolgersi al pronto soccorso
- Diagnosi e prima assistenza
- Trattamento chirurgico e riabilitazione
- Il percorso riabilitativo
- Conseguenze sociali ed emotive e il ruolo della famiglia
- Unità di ortogeriatria
- Disponibilità e indirizzamento
- Prevenzione pratica
Chi: persone anziane.
Cosa: cadute che causano frattura del femore, principale evento ortopedico che compromette l’autonomia.
Quando: ogni anno, senza una stagionalità precisa.
Dove: soprattutto in casa, su superfici scivolose o in ambienti poco illuminati.
Perché: la caduta è spesso favorita da una perdita di densità ossea e da fragilità muscolare legate all’invecchiamento.
I fatti
Ogni anno migliaia di persone anziane giungono in pronto soccorso dopo una caduta che si conclude con una frattura del femore. L’evento rappresenta la prima causa di perdita di autonomia nella popolazione geriatrica.
La maggior parte degli episodi avviene in ambito domestico. Superfici bagnate, tappeti scivolosi e scarsa illuminazione aumentano il rischio immediato di caduta.
Fattori di rischio e meccanismi
Dietro l’incidente si riscontra quasi sempre una concausa sistemica. La perdita di densità ossea rende l’osso più fragile. La sarcopenia, cioè la riduzione della massa e della forza muscolare, compromette l’equilibrio.
Altri fattori includono comorbilità croniche, polifarmacoterapia che altera l’attenzione o l’equilibrio, e problemi visivi non corretti. La combinazione di più elementi aumenta significativamente la probabilità di frattura.
Chi è più esposto e perché
La combinazione di più elementi aumenta la probabilità di frattura del femore. In Italia la popolazione invecchia e le cadute si fanno più frequenti tra gli over 65. Gli anziani perdono equilibrio con maggiore facilità e assumono spesso farmaci che riducono la stabilità posturale.
Un fattore determinante è la osteoporosi. Si tratta di una condizione caratterizzata dalla perdita di massa ossea e dalla riduzione della resistenza scheletrica. In presenza di osteoporosi, una caduta anche lieve può determinare una lesione grave al femore.
Anche persone più giovani sono a rischio, ma generalmente dopo eventi di maggiore energia. I traumi ad alta energia — come incidenti stradali o cadute da altezze rilevanti — restano le cause più comuni in età giovanile.
Ambiente domestico e abitudini
I traumi ad alta energia restano comuni nei giovani; nelle età più avanzate prevalgono cadute domestiche prevenibili. Molte cadute avvengono in casa per cause evitabili. Tappeti scivolosi, scarsa illuminazione, mobilia disorganizzata e scale senza corrimano aumentano il rischio.
La prevenzione si basa su interventi ambientali e comportamentali semplici. Adeguare l’ambiente domestico e rimuovere ostacoli riducono la probabilità di incidenti. Indossare calzature con suola antiscivolo e mantenere un livello regolare di attività fisica preservano forza ed equilibrio.
Il monitoraggio clinico è fondamentale per identificare fattori di rischio sottostanti. Il controllo medico periodico include, quando indicato, l’esecuzione di una MOC per valutare la osteoporosi. In caso di deficit documentati si considerano integrazioni di vitamina D e terapie specifiche secondo le linee guida mediche.
Come si manifesta e quando rivolgersi al pronto soccorso
In prosecuzione delle raccomandazioni sulle integrazioni, la frattura del femore si presenta con dolore acuto alla coscia o all’anca. Il paziente non riesce a sostenere il peso sull’arto e mostra difficoltà a deambulare.
Segni comuni comprendono gonfiore, ematomi, rigidità e posizionamento anomalo dell’arto. In alcuni casi il quadro è complicato da sudorazione, pallore, confusione o perdita di coscienza.
Quando il dolore è associato a segni di compromissione emodinamica o alterazione dello stato di coscienza, è necessario il ricorso immediato al pronto soccorso. Sul posto si praticano valutazioni radiologiche e le manovre di stabilizzazione iniziale.
Diagnosi e prima assistenza
Sul posto si praticano valutazioni radiologiche e le manovre di stabilizzazione iniziale. La diagnosi si basa su esami clinici e immagini radiologiche che identificano il punto di rottura e la gravità.
Nelle prime ore è fondamentale immobilizzare l’arto, gestire il dolore e monitorare i parametri vitali. L’accurata stabilizzazione iniziale riduce il rischio di complicanze immediate e facilita il trasferimento in struttura. Quando possibile, intervenire entro 24-48 ore permette di limitare gli effetti dell’immobilità e avviare prima la riabilitazione.
Trattamento chirurgico e riabilitazione
Dopo l’intervento, che idealmente avviene entro 24-48 ore, l’obiettivo è ripristinare la mobilità e ridurre le complicanze legate all’immobilità.
Le tecniche chirurgiche variano in base all’età e alla sede della frattura. Si utilizzano spesso chiodi, piastre o viti per riallineare e stabilizzare l’osso. Nei casi che interessano il collo del femore si ricorre alla sostituzione articolare con protesi.
Le modalità anestesiologiche privilegiano l’anestesia spinale per limitare il rischio di complicanze neurologiche postoperatorie, incluso il delirio. La scelta anestesiologica resta comunque individualizzata in base al profilo clinico del paziente.
La riabilitazione inizia precocemente con mobilizzazione passiva e progressiva. Gli obiettivi sono il recupero dell’autonomia funzionale, la prevenzione delle complicanze tromboemboliche e il controllo del dolore. Il percorso comprende fisioterapia in reparto e attività terapeutiche mirate che proseguono a domicilio o in strutture riabilitative per settimane o mesi, in base alla risposta funzionale.
Il percorso riabilitativo
Il viaggio clinico prosegue con l’obiettivo di favorire la mobilizzazione precoce. Ridurre il tempo a letto diminuisce il rischio di trombosi, polmoniti e perdita di massa muscolare.
La riabilitazione inizia nelle ore o nei giorni successivi all’intervento. Si applicano esercizi di mobilizzazione, esercizi respiratori e programmi per recuperare forza ed equilibrio. In molti casi il trattamento prosegue a domicilio o in strutture specializzate. Il percorso continua fino al recupero di un’autonomia funzionale considerata sufficiente dal team riabilitativo.
Il periodo post-operatorio influisce anche sulla sfera psicologica e relazionale del paziente. La perdita di autonomia determina spesso una riduzione della fiducia in sé e la comparsa di ansia riguardo possibili cadute o ricadute funzionali. Questi fattori possono limitare ulteriormente la mobilità e rallentare il recupero, richiedendo interventi mirati del team riabilitativo.
I familiari assumono un ruolo centrale come caregiver. Essi coordinano terapie, appuntamenti e l’assistenza quotidiana, e necessitano di informazioni chiare sulle pratiche di mobilizzazione e prevenzione delle complicanze. Il sostegno emotivo, unito a istruzioni pratiche fornite da fisioterapisti e medici, migliora l’aderenza al programma riabilitativo e favorisce il recupero dell’autonomia funzionale.
Unità di ortogeriatria
In aggiunta alle pratiche riabilitative citate, nei centri dotati di ortogeriatria il paziente riceve una gestione multidisciplinare. La equipe integra ortopedia, geriatria, fisioterapia, nutrizione e supporto psicologico. Questo approccio riduce le complicanze e abbrevia la degenza ospedaliera.
Disponibilità e indirizzamento
Tali strutture non sono ancora diffuse capillarmente sul territorio. Quando possibile il paziente viene indirizzato verso ospedali con esperienza specifica nel trattamento delle fratture del femore. La scelta dell’ospedale influisce sugli esiti funzionali e sulla durata della degenza.
Prevenzione pratica
La scelta dell’ospedale influisce sugli esiti funzionali e sulla durata della degenza. A valle della dimissione, la prevenzione rimane fondamentale per ridurre il rischio di nuove fratture.
È raccomandato mantenere uno stile di vita attivo con camminate quotidiane e svolgere esercizi di rinforzo muscolare e di equilibrio almeno due-tre volte alla settimana. Queste misure migliorano la stabilità e riducono il rischio di cadute.
La dieta deve essere equilibrata e ricca di calcio. Va valutata, su indicazione medica, l’eventuale integrazione e l’uso di vitamina D per correggere carenze documentate.
Occorre inoltre adeguare l’ambiente domestico per limitare i fattori di rischio: illuminazione, assenza di ostacoli e dispositivi di supporto quando necessari. Si raccomanda la revisione dei farmaci che possono compromettere l’equilibrio.
Le cadute anche apparentemente lievi devono essere segnalate e valutate clinicamente. Un controllo specialistico post-dimissione consente di pianificare interventi mirati e monitorare l’efficacia delle misure preventive.



