Il fenomeno dei videogiochi ha assunto una dimensione di massa, ma non tutti gli appassionati rischiano di cadere in una forma patologica di utilizzo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito il gaming disorder nella ICD-11, stabilendo criteri precisi per la diagnosi di una dipendenza comportamentale.
Il professor Andrea Fossati, psicologo clinico e Preside della Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha dedicato anni di ricerca a individuare i segnali più affidabili che distinguono un semplice hobby da una reale problematica clinica.
La soglia delle quattro ore giornaliere e i primi segnali di allarme
Secondo le linee guida internazionali, dedicare più di 4 ore al giorno al gioco è considerato un indicatore di rischio. Non si tratta solo di tempo, ma di una perdita di controllo progressiva che porta l’individuo a sacrificare altre attività. Tra i primi campanelli d’allarme si segnalano:
- Ricerca compulsiva del videogioco in ogni momento libero, anche a discapito di scuola o lavoro.
- Frustrazione o rabbia intensa quando si è costretti a interrompere la sessione.
- Progressivo allontanamento da sport, amicizie e impegni sociali.
La fascia d’età più vulnerabile comprende i giovani tra gli 11 e i 20 anni, i cosiddetti “nativi digitali”. Tuttavia, chi presenta una spiccata sensibilità ai sistemi di ricompensa del gioco può essere a rischio indipendentemente dall’età.
Astinenza, aggressività e polidipendenze: il lato oscuro del gaming
Quando l’accesso al gioco viene improvvisamente limitato, i soggetti affetti da gaming disorder manifestano una vera e propria sindrome da astinenza. I sintomi includono irritabilità, esplosioni di collera e comportamenti impulsivi, come la rottura di oggetti o aggressioni verbali verso chi impedisce l’uso del dispositivo.
Il professor Fossati sottolinea che la dipendenza da videogiochi spesso non si presenta isolata. Si osserva una frequente polidipendenza con altre sostanze (es. cannabis) o con comportamenti come il gambling online. Queste comorbidità sono frequentemente associate a disturbi dell’umore, ansia, problemi del sonno e al Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).
Benefici, uso terapeutico e percorso di cura
Nonostante i rischi, i videogiochi non devono essere demonizzati. Usati in maniera equilibrata, risultano strumenti neutri che possono migliorare l’attenzione selettiva, la coordinazione motoria e la percezione visuo-spaziale. Inoltre, i cosiddetti serious games trovano impiego in contesti clinici per lo skills training e l’esposizione graduata a situazioni ansiogene.
Nel caso in cui si sospetti una dipendenza, la diagnosi deve escludere altre cause primarie e il trattamento di prima scelta è la psicoterapia cognitivo-comportamentale. L’intervento farmacologico è riservato a situazioni in cui coesistono patologie specifiche, come i disturbi dell’umore o l’ADHD. Il reparto di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Ospedale San Raffaele Turro, dove il professor Fossati esercita, offre percorsi specialistici basati su questi principi.
