All’età di ottantuno anni, la leggenda del rock ha dovuto affrontare un intervento al cuore. Dopo quattro settimane di riposo forzato, il cantante ha deciso di riabbracciare l’attività fisica, iniziando con esercizi a basso impatto. Il suo ritorno, avvenuto a due mesi dall’operazione, è stato dichiarato da lui stesso “f*** brilliant”, un modo colorito per sottolineare quanto si senta in forma. Questo episodio non è solo uno spunto curiosità, ma una dimostrazione pratica di come il corpo risponda al movimento anche dopo una pausa significativa.
Il periodo di inattività post-operatoria, sebbene necessario per la guarigione dei tessuti, avvia simultaneamente processi di decondizionamento. La perdita di massa muscolare, la rigidità articolare e la diminuzione della capacità aerobica possono rendere più complesso il percorso di recupero. Perciò, il ritorno graduale a qualche forma di attività non è un lusso, ma una parte integrante della riabilitazione cardiaca.
Il ritorno di Rod Stewart: esercizio low-impact a due mesi dall’intervento
Il cantante ha scelto una routine di camminata leggera e di esercizi di stretching, attività tipiche del low-impact training. Queste pratiche mantengono la frequenza cardiaca in una zona di lavoro sicura, senza sovraccaricare le articolazioni. Il risultato è stato una rapida ripresa della capacità aerobica, con il cuore che ha riacquistato efficienza grazie a stimoli progressivi e controllati. È importante notare che il low-impact non equivale a un allenamento di serie B: riduce le forze di reazione al suolo ma conserva la domanda cardiovascolare necessaria per il recupero.
Tipo di attività scelta
Stewart ha privilegiato camminate su superfici piane, esercizi di mobilità articolare e sessioni brevi di cyclette a bassa resistenza. Queste modalità consentono di monitorare costantemente la frequenza cardiaca, di aumentare gradualmente il tempo di esercizio e di evitare picchi di stress sul sistema ancora in fase di adattamento.
Perché il low-impact è fondamentale nella riabilitazione cardiaca
Il low-impact offre due vantaggi chiave: limita il carico su ginocchia, caviglie e schiena, e al tempo stesso genera un stimolo aerobico moderato che favorisce la plasticità cardiovascolare. L’approccio segue il principio della progressione del carico: si parte da intensità molto leggere, si controlla la risposta emodinamica e si incrementa progressivamente durata e resistenza. Un’inutile rigidità nell’attesa o, al contrario, un ritorno precoce e forzato, aumentano il rischio di complicanze e rallentano la riabilitazione.
Riduzione del carico articolare e stimolo cardiovascolare
Le attività a basso impatto riducono le forze di reazione al terreno, preservando la salute articolare. Allo stesso tempo, l’attività aerobica costante mantiene la capacità di pompare sangue del cuore, migliora il consumo di ossigeno (VO₂max) e favorisce la rimodellazione vascolare. Questi effetti combinati accelerano il ritorno a uno stato di salute ottimale.
Fisiologia del muscolo e del cuore durante la ripresa
Il muscolo scheletrico reagisce rapidamente all’inattività: in pochi giorni si registra una riduzione della sezione trasversale delle fibre, soprattutto di tipo I, quelle lente responsabili della resistenza. Questo fenomeno, noto come sarcopenia da immobilità, è più accentuato negli anziani, poiché la risposta anabolica al carico diminuisce con l’età. Per questo è fondamentale introdurre tensione meccanica non appena possibile, per preservare la struttura muscolare e sostenere l’efficienza cardiaca.
Sarcopenia da immobilità
Persistendo in uno stato di completo riposo, le fibre muscolari entrano in catabolismo, causando una perdita di forza e di massa. Anche un’attività leggera, come quelle scelte da Stewart, fornisce al muscolo il segnale di crescita necessario a contrastare questo declino, migliorando anche la sensibilità insulinica e l’uso di grassi come fonte energetica.
Respirazione diaframmatica e stabilità del core
Una respirazione diaframmatica controllata attiva il sistema parasimpatico, riduce la pressione intratoracica e facilita il ritorno venoso al cuore. Parallelamente, il core – costituito da muscoli profondi dell’addome, del pavimento pelvico e dei multifidi – garantisce una postura stabile e una corretta trasmissione delle forze, prevenendo sovraccarichi e infortuni durante gli esercizi.
Chi desidera accompagnare persone in situazioni simili può approfondire questi principi nel Corso di Riabilitazione Funzionale dell’Accademia Italiana Fitness. Il percorso fornisce competenze pratiche per valutare limitazioni, programmare progressioni di carico adeguate e usare tecnique di mobilità e respirazione, elementi chiave per un recupero sicuro e efficace.
