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Negli ultimi tempi, il dibattito riguardo ai conservanti alimentari e il loro impatto sulla salute ha riacquistato visibilità. In particolare, il prosciutto cotto, alimento comune nelle cucine italiane, è stato oggetto di alcune ricerche pubblicate su riviste scientifiche di prestigio come Nature Communications e il British Medical Journal.
Risultati degli studi recenti
I report in questione si basano su un ampio studio condotto sulla coorte francese NutriNet-Santé, che ha analizzato l’esposizione ai nitriti e ai nitrati, additivi frequentemente utilizzati nelle carni lavorate. Questi composti, in particolare il nitrito di sodio, sono stati associati a un aumento del rischio di sviluppare patologie come il diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro.
Associato, ma non causato
I dati indicano che il consumo di nitrito di sodio può portare a un incremento del 32% nel rischio di cancro alla prostata e un 22% in quello al seno. Tuttavia, è fondamentale notare che il termine “associato” implica una correlazione, non una causalità diretta. Non basta consumare una fetta di prosciutto cotto per sviluppare un tumore, ma è il consumo abituale di queste carni lavorate a potenziare il rischio.
Il contesto della classificazione
Nel 2015, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato le carni lavorate come cancerogeni di tipo 1, evidenziando prove sufficienti del loro potenziale cancerogeno. Tale classificazione è il risultato di studi epidemiologici che dimostrano un legame tra il consumo di carne lavorata e l’insorgenza di tumori, in particolare colon-retto.
Rischio relativo e rischio assoluto
Un’analisi ha stimato che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumata quotidianamente, il rischio di sviluppare un cancro del colon-retto aumenta di circa 18%. È fondamentale considerare questi dati nel contesto di uno stile di vita complessivo, che comprende anche fattori quali il consumo di alcol, il fumo e l’attività fisica.
Approccio alla prevenzione
In un panorama in cui il dibattito sui rischi legati al consumo di carne lavorata è vivace, è fondamentale adottare misure ponderate. Gli esperti, infatti, consigliano un approccio equilibrato, privilegiando la riduzione piuttosto che l’esclusione totale di questi alimenti dalla dieta.
Consumo moderato e bilanciato
Il medico Saverio Cinieri sottolinea che il consumo occasionale di prosciutto cotto non comporta necessariamente un aumento del rischio di cancro. Tuttavia, un’assunzione quotidiana di carni lavorate può comportare un significativo incremento del rischio di sviluppare patologie, specialmente se accompagnata da abitudini poco salutari come il fumo e l’assunzione eccessiva di alcol.
Alimenti da monitorare
È importante prestare attenzione ai diversi tipi di carni lavorate. Il prosciutto cotto, ad esempio, contiene nitriti che ne garantiscono il colore e la sicurezza, ma che possono contribuire alla formazione di nitrosammine, sostanze potenzialmente cancerogene. Anche i wurstel, che contengono conservanti per prevenire il botulismo, e le carni in scatola richiedono una certa cautela per il loro contenuto di sodio e conservanti.
Nonostante le evidenze che collegano il consumo di carne lavorata a un aumento del rischio di cancro, è fondamentale considerare il contesto e le abitudini alimentari complessive. Una dieta equilibrata e la moderazione nel consumo di carni lavorate possono contribuire a ridurre i rischi per la salute.



