Rimborsi e tecnologia: perché il nomenclatore frena le farmacie e la sanità digitale

Un episodio in Sardegna evidenzia come prezzi rimasti invariati rendano insostenibile l’acquisto di dispositivi moderni per le farmacie e sollecitano una riforma europea e nazionale

Un intervento recente in una farmacia della Sardegna, dove è stato chiesto un contributo aggiuntivo per un dispositivo di ultima generazione, ha acceso un dibattito più ampio sulla sostenibilità della fornitura dei presidi medici. Dietro all’episodio c’è una questione amministrativa che riguarda l’adeguatezza dei rimborsi e la capacità del sistema di tenere il passo con l’innovazione tecnologica.

La vicenda ha coinvolto i rappresentanti regionali di Federfarma e ha rimesso al centro la necessità di aggiornare regole e tabelle che definiscono i rimborsi. Questo caso locale assume rilevanza nazionale se si considera che molti territori italiani fanno i conti con nomenclatori e tariffe non più coerenti con i costi odierni.

Le cause del problema: un nomenclatore fermo da decenni

Secondo i vertici regionali di Federfarma Sardegna, la radice del problema è amministrativa: il nomenclatore nazionale recepito dalla Regione non è stato aggiornato da circa trent’anni. Per nomenclatore si intende la lista ufficiale dei presidi con i relativi prezzi e modalità di rimborso, che guida acquisti e convenzioni tra enti sanitari, farmacie e produttori.

Le conseguenze pratiche per le farmacie

Il risultato è che i rimborsi attuali spesso non coprono più i costi di produzione e approvvigionamento di dispositivi moderni, più complessi e performanti. Le farmacie, vincolate da contratti e regole di convenzione, si trovano nell’alternativa scomoda tra assorbire i costi o, in via eccezionale, chiedere contributi ai pazienti. Federfarma tuttavia sconsiglia questa pratica, evidenziando la necessità di una soluzione strutturale concordata con l’Assessorato alla Sanità.

Confronto europeo e la sfida della sanità digitale

L’esperienza sarda non è isolata: mette in luce un ritardo nazionale che investe sia i presidi tradizionali sia le nuove tecnologie. In paesi come Germania e Francia sono già avviati percorsi di accesso e rimborso per Dispositivi Medici Digitali (DMD) e terapie digitali (DTx). Questa divergenza mostra come l’Italia debba definire procedure più snelle per valutare e integrare strumenti digitali nella pratica clinica e nei rimborsi.

Impatto sul mercato e sulle aziende

La mancanza di un quadro nazionale uniforme ha creato incertezza per produttori, distributori e farmacisti. Il recente avvio del Piano Nazionale HTA rappresenta un passo verso la standardizzazione dei criteri di valutazione, ma la transizione richiede tempi e risorse. Nel frattempo, la crescita del mercato dei dispositivi digitali impone alle farmacie di prepararsi a una trasformazione verso servizi più tecnologici e di telemonitoraggio.

Verso i LEA: soluzioni e priorità

La risoluzione del caso sardo potrebbe diventare il catalizzatore per una revisione più ampia dei LEA e del sistema di rimborsi. È necessario un doppio intervento: aggiornare i prezzi e le voci del nomenclatore per i dispositivi tradizionali e stabilire un modello nazionale per il rimborso dell’innovazione digitale, così da evitare disparità territoriali e assicurare l’accesso alle migliori tecnologie.

Proposte operative

Tra le possibili strade indicate dagli attori coinvolti c’è l’istituzione di un tavolo tecnico permanente tra Federfarma, Regione e Ministero, finalizzato a ricognizioni periodiche dei prezzi, metriche di qualità e modalità di rimborso per i DMD e le DTx. Una revisione dinamica del nomenclatore aiuterebbe a evitare gap temporali che oggi penalizzano farmacie e pazienti.

Il ruolo della farmacia dei servizi

Per le farmacie l’adeguamento delle tabelle è una condizione necessaria per diventare hub sanitari di nuova generazione: una Farmacia dei Servizi capace di offrire telemonitoraggio, programmazioni terapeutiche digitali e supporto continuativo al paziente. Senza una cornice di rimborsi sostenibile, l’adozione su larga scala di queste soluzioni rischia di rallentare.

La sfida che emerge dal caso sardo è dunque duplice: rendere sostenibili i rimborsi per i dispositivi attuali e predisporre regole nazionali per l’integrazione delle tecnologie digitali nella rete di assistenza. Solo così si potrà garantire che i pazienti non debbano scegliere tra efficacia terapeutica e costi, e che le farmacie possano continuare a svolgere un ruolo centrale nel percorso di cura.

Scritto da Staff

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