In risposta all’evoluzione demografica e alla crescente prevalenza di patologie croniche, la Regione Emilia-Romagna sta ridefinendo la sanità territoriale. L’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi, ha illustrato un quadro organizzativo in cui la presenza capillare di professionisti e strutture è sostenuta da fondi nazionali considerati indispensabili per garantire continuità e qualità dei servizi.
Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft): rete capillare per i non urgenti
Attualmente sono operative 49 Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft) distribuite su tutti i distretti, ognuna aperta sei giorni su sette. Queste strutture fungono da punto di riferimento per i casi a bassa complessità, permettendo al medico di famiglia di mantenere la presa in carico continuativa. Grazie all’Aft, la medicina generale si estende in maniera più capillare, facilitando la gestione di problemi non urgenti direttamente sul territorio.
Case della Comunità e ospedali di comunità: nuovi punti di ingresso e transizione
Il modello prevede che la Casa della Comunità diventi la porta d’accesso principale ai servizi territoriali. Finora la regione ha programmato e avviato 166 case della comunità ciascuna attrezzata per offrire una presa in carico multidisciplinare, dalla prevenzione alla gestione di condizioni croniche.
Funzioni delle case della comunità
Queste strutture accolgono cittadini che necessitano di assistenza continuativa ma che non richiedono ancora un ricovero ospedaliero. Qui si coordinano interventi di fisioterapia, assistenza domiciliare e supporto psicosociale, garantendo un approccio integrato e centrale per le esigenze a lungo termine.
Ruolo degli ospedali di comunità e delle centrali operative
Parallelamente, sono stati lanciati 41 ospedali di comunità destinati a gestire pazienti che non possono essere curati a casa ma non hanno bisogno di un reparto per acutezza elevata. Le 47 Centrali Operative Territoriali supervisionano il passaggio tra le varie strutture, orchestrando la continuità verso l’assistenza domiciliare, considerata il primo luogo di cura.
Finanziamenti nazionali e sfide operative: verso la piena attivazione
Secondo le dichiarazioni dell’assessore, i fondi nazionali sono la linfa vitale per completare la rete di servizi. La sfida attuale consiste nell’assicurare la piena operatività delle 166 case, 41 ospedali e 47 centrali, con risorse adeguate di personale, tecnologia e collegamenti con i servizi sociali. Solo con un sostegno stabile sarà possibile trasformare il disegno in una realtà funzionante su tutto il territorio regionale.


