Il 13 ottobre si celebra il World Thrombosis Day quest’anno dedicato alla salute femminile. L’obiettivo è mettere in luce come, in alcuni momenti della vita, le donne siano esposte a un rischio più elevato di trombosi a causa di cambiamenti ormonali e fattori fisiologici.
Per troppo tempo le patologie vascolari sono state associate al sesso maschile, ma le evidenze recenti dimostrano che la differenza di protezione scompare con l’avanzare dell’età, soprattutto dopo la menopausa. Stile di vita, fumo, colesterolo alto, obesità e diabete, infatti, colpiscono in modo simile entrambi i sessi.
Fasi della vita in cui il rischio di trombosi aumenta nelle donne
Durante l’età fertile le donne godono di una certa difesa cardiovascolare dovuta agli estrogeni. Questa protezione decade con la menopausa facendo emergere un aumento sia del rischio di trombosi venosa sia di malattie arteriose come ictus e infarto del miocardio. Marco Miramonti direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare presso l’Ospedale MultiMedica Castellanza, sottolinea: “con la menopausa la donna non è più protetta dal punto di vista cardiovascolare; è fondamentale intensificare la prevenzione e gli screening”.
Menopausa e perdita della protezione cardiovascolare
Il calo di estrogeni influisce sul tono vascolare e sulla coagulazione, favorendo la formazione di coaguli. In questa fase è consigliabile monitorare i fattori di rischio tradizionali e valutare eventuali terapie preventive, soprattutto se coesistono condizioni come ipertensione o dislipidemia.
Contraccettivi ormonali e trombofilia: cosa valutare prima di prescrivere
L’uso di contraccettivi ormonali rappresenta una delle circostanze peculiari in cui la trombosi venosa può aumentare. Il medico deve indagare la presenza di trombofilia congenita come alterazioni del fattore V, della proteina C o della proteina S, che possono rimanere sconosciute alla paziente. Miramonti spiega: “una donna può presentare queste condizioni senza saperlo e, in determinate circostanze, l’assunzione di estroprogestinici può contribuire ad aumentare il rischio di un evento trombotico”.
Valutazione pre-prescrizione
Prima di iniziare una terapia con estroprogestinici, è consigliabile effettuare un’anamnesi dettagliata e, se necessario, test di laboratorio per identificare eventuali mutazioni ereditarie. Solo dopo aver escluso o gestito questi fattori si può procedere in sicurezza.
Gravidanza, puerperio e terapia profilattica
La gravidanza è una condizione naturalmente protrombica dovuta a cambiamenti emodinamici e ormonali. Il periodo post-parto, o puerperio mantiene un rischio elevato nelle prime settimane. In alcune pazienti, dopo una valutazione individuale, può essere indicata una profilassi con farmaci anticoagulanti, come l’eparina. L’uso di calze elastiche è raccomandato in caso di insufficienza venosa cronica.
Segnali d’allarme, stile di vita e misure preventive
I sintomi più comuni della trombosi venosa interessano gli arti inferiori: gonfiore improvviso, dolore localizzato e una vena dura e arrossata. La forma profonda è la più pericolosa e può evolvere in embolia polmonare. Una disidratazione eccessiva, soprattutto in estate o dopo sforzi intensi, è un fattore scatenante da non sottovalutare.
La prevenzione parte da abitudini quotidiane: attività fisica regolare, astensione dal fumo, alimentazione equilibrata e adeguata assunzione di liquidi. È fondamentale conoscere i propri fattori di rischio intervenire su quelli modificabili e, in presenza di sintomi sospetti, rivolgersi al medico di base, che indirizzerà allo specialista appropriato.


