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Leggere poesia coreana in traduzione
Leggere poesia straniera significa aprire una finestra su modi diversi di sentire e immaginare il mondo. Una raccolta di poesie coreane tradotte in italiano offre percorsi emotivi e culturali che spesso sfidano le nostre aspettative: è una cartografia di immagini, ritmi e sguardi che conduce il lettore oltre i confini familiari.
Tradurre non è solo trasferire parole da una lingua all’altra: è un atto interpretativo. Il traduttore rimette in gioco forme, simboli e musicalità perché funzionino nella nuova lingua. Per questo, quando parliamo di traduzione poetica intendiamo un equilibrio tra fedeltà al testo originale e scelte di resa — ritmiche, lessicali e prosodiche — che rendano vive le poesie anche in italiano.
Questa antologia nasce con l’obiettivo di far conoscere al pubblico italiano esperienze, desideri e memorie collettive della Corea. A guidare il progetto è Cho Min Sang, traduttore, docente e promotore culturale: la selezione che propone punta a essere al tempo stesso una porta d’ingresso per i non specialisti e una risorsa per chi vuole approfondire. L’approccio editoriale mescola traduzione filologica, apparati critici e note di contesto per conservare ritmo, tono e immagini originali senza rinunciare alla chiarezza in italiano. In altre parole: rispetto del significato, con adattamenti metrici ponderati quando servono.
Il valore delle poesie come documento culturale
Le poesie raccolte funzionano da documenti: condensano immagini, temi e tensioni sociali, restituendo atmosfere collettive e frammenti di vita intima. Le voci selezionate attraversano emozioni diverse — dal dolore alla speranza — e insieme raccontano cambiamenti e continuità nella vita culturale coreana.
La traduzione cerca di mantenere il linguaggio poetico e i suoi ritmi, trovando un punto di equilibrio tra fedeltà formale e leggibilità. Gli editor scelgono testi che siano allo stesso tempo significativi come “frammenti” storici e capaci di parlare al lettore d’oggi. Sul piano metodologico, l’intento è rappresentare simboli ricorrenti ma anche dare spazio a prospettive marginali che arricchiscono il dialogo culturale.
Perché leggere poesie tradotte
Leggere versi in traduzione richiede una doppia attenzione: al testo di partenza e alla lingua d’arrivo. Questo confronto mette in luce scelte lessicali e metafore che rivelano differenze culturali, ma anche sorprendenti affinità umane. La traduzione fa emergere la musicalità del verso e le sue variazioni ritmiche: nella poesia dell’Asia orientale spesso ricorrono elementi naturali e dettagli quotidiani che catturano stati d’animo profondi; la resa in italiano cerca di preservarne le risonanze senza appiattirne la specificità.
Il traduttore svolge un ruolo decisivo: non è un semplice traslato parola per parola, ma un interprete che decide come salvaguardare tono, immagini e figure retoriche. In questo senso l’antologia diventa un dispositivo curato per mettere in contatto tradizioni diverse e nuovi pubblici.
Leggere poesie tradotte amplia lo sguardo e invita a riflettere su temi universali — amore, perdita, resilienza — pur mantenendo la ricchezza delle forme. È un ponte che favorisce il confronto e la comprensione reciproca.
Il profilo di Cho Min Sang: mediare tra lingue e contesti
Cho Min Sang è una delle figure che hanno reso possibile questo ponte. Nato in Corea del Sud nel 1961 e in Italia dal 1986, ha intrecciato attività accademica e iniziative culturali per promuovere la lingua e la letteratura coreana. Insegna, organizza eventi e prepara materiali didattici: esperienze che gli hanno conferito una sensibilità specifica per la trasposizione poetica, dove rigore linguistico e conoscenza del contesto dialogano.
Il suo approccio privilegia la fedeltà semantica ma non esclude scelte pratiche per la resa formale: conservare figure retoriche e coerenza metrica quando possibile, ricorrere a note contestuali, collaborare con lettori madrelingua e confrontare testi paralleli sono alcune delle strategie messe in campo. La presenza di mediatori come Cho facilita una circolazione più consapevole della poesia coreana in Italia e suggerisce possibili sviluppi, come archivi digitali e materiali didattici accessibili a studiosi e insegnanti.
Pubblicazioni e contributi
Tradurre non è solo trasferire parole da una lingua all’altra: è un atto interpretativo. Il traduttore rimette in gioco forme, simboli e musicalità perché funzionino nella nuova lingua. Per questo, quando parliamo di traduzione poetica intendiamo un equilibrio tra fedeltà al testo originale e scelte di resa — ritmiche, lessicali e prosodiche — che rendano vive le poesie anche in italiano.0
Un invito alla lettura e allo scambio culturale
Tradurre non è solo trasferire parole da una lingua all’altra: è un atto interpretativo. Il traduttore rimette in gioco forme, simboli e musicalità perché funzionino nella nuova lingua. Per questo, quando parliamo di traduzione poetica intendiamo un equilibrio tra fedeltà al testo originale e scelte di resa — ritmiche, lessicali e prosodiche — che rendano vive le poesie anche in italiano.1
Tradurre non è solo trasferire parole da una lingua all’altra: è un atto interpretativo. Il traduttore rimette in gioco forme, simboli e musicalità perché funzionino nella nuova lingua. Per questo, quando parliamo di traduzione poetica intendiamo un equilibrio tra fedeltà al testo originale e scelte di resa — ritmiche, lessicali e prosodiche — che rendano vive le poesie anche in italiano.2



